Menoventi/Pardès Rimonin, Survivre - foto di Noemi Bruschi
Menoventi/Pardès Rimonin, Survivre - foto di Noemi Bruschi
Menoventi/Pardès Rimonin, Survivre – foto di Noemi Bruschi

Venerdì 18 luglio 2014 

MENOVENTI/PARDÈS RIMONIN, Survivre, <Teatrino della Collegiata>, ore 19.00 (30’)

Attesa.

Immobilità.

Attesa.

Ripetizione.

Attesa.

Ennesima variazione sul tema di Godot.

Vestiti grigio-blu.

Pavimento: un rettangolo di terra marrone.

Linee pulite che si contrappongono a musiche multiformi: strano accostamento.

Scene ripetute più e più e più e più volte.

Sul fondale proiettati spezzoni di film. Tornano i testi detti finora dalle due attrici. Che li continuano a dire, anche in sincrono con i filmati, o lievemente sfasati.

Pirandello e Foucault, Lévi-Strauss e Lacan, Jakobson e Barthes.

Le due figure man mano assorbono il loro fare, stanno sempre più a guardare il meccanismo scenico di cui sono protagoniste e al contempo vittime. Uno dei topoi dei Menoventi, con l’aggiunta di un po’ di tecnologia video.

C’è un ristorante, a Rimini, dove fanno un buonissimo risotto ai frutti di mare dell’Adriatico con salsa di mirtilli e lamponi. Wow! Cos’altro c’è, nel menu? Risotto ai frutti di mare dell’Adriatico con salsa di mirtilli e lamponi.

Ateliersi, Boia - foto di Ilaria Scarpa
Ateliersi, Boia – foto di Ilaria Scarpa

ATELIERSI, Boia, <Sferisterio>, ore 21.30 (1h)

Gruppetto di bambini con fischietti attraversa di corsa l’enorme spazio aperto dello Sferisterio, da sinistra verso destra. Un bambinone grasso rimane indietro, paonazzo.

Ragazza orientale fa danzetta saltellante attorno a strumenti musicali e amplificatori.

Chitarra distorta, una ragazza in piedi sulla destra, al microfono: «I miss you», «I am I», «Love matters». New wave anni Ottanta. Beata adolescenza.

Fiorenza Menni si alterna alla ragazza, italiano e inglese: «Tu mi dai l’infinito», «Potere a nessuno», «Cago sulle frontiere».

Su «Meno preti, più prati» la persona seduta di fianco a me ride. Creare comunità (complicità?) attraverso la costruzione di significati e sistemi di valori condivisi. Per ri-conoscersi. Che è poi quel che fa il cattolicesimo più retrivo.

«Make love and start over».

«La persona della mia vita sono io».

Dopo un po’ tutti paiono aspettare gli slogan che fanno ridere.

Alcune frasi di particolare effetto sottolineate da schitarrata elettrica.

Una infilata di scritte hard portate con volume crescente della voce su batteria che incalza.

Andrea Mochi Sismondi accende una decina di fumogeni colorati.

I bambini corridori dell’inizio distribuiscono foglietti con sopra delle scritte. Il mio dice: «Tutto nero come un buco di culo».

 

MICHELE PASCARELLA 

 

Info: http://santarcangelofestival.com/sa14/venerdi-2/    

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