MorrisseyHB30611E così Morrissey è malato. Si spiegano in questo modo i numerosi concerti cancellati improvvisamente dal cantante inglese negli ultimi anni: non erano colpi di testa di un artista eccentrico ed idiosincratico ai palchi, al pubblico e ad ogni forma di conformismo, ma un cancro, per ora senza precisa identità.

Moz lo ha rivelato al quotidiano spagnolo El Mundo e lo ha fatto senza perdere un briciolo della sua tagliente ironia: “Mi hanno già operato in quattro riprese per rimuovere dei tessuti cancerosi. Mi rendo conto che in alcune interviste recenti non ho un bell’aspetto ma queste sono le conseguenze della malattia. Che posso fare? Se muoio morirò, e se non succederà meglio. In questo momento mi sento bene. Non voglio stare a preoccuparmene: mi riposerò quando sarò morto”. Evidentemente la malattia ha però già cambiato Moz, che ha perso l’abitudine di rispondere per enigmi e monosillabi alle poche interviste concesse negli ultimi vent’anni. La pessima notizia è rimbalzata in un attimo in ogni angolo della rete con l’attenzione e la morbosità che il web riserva ai grandi. Nel frattempo è partita la sua tournè europea, che dal 13 ottobre è in Italia per ben sette date e in cui presenterà il suo nuovo album “World peace is none of your business”, decimo della sua seconda carriera, quella da solista.

Il successo del disco, schizzato immediatamente al secondo posto delle classifiche britanniche, non ha comunque evitato l’ennesima rottura con la casa discografica, leit motiv dell’intera carriera solista di Moz e conferma della sua patologica difficoltà di autogestione avuta sin dai tempi in cui era la voce degli Smiths e, per estensione, di una generazione intera in quell’Inghilterra di metà anni ’80 calata in una crisi economica e sociale troppo simile a quella d’oggi. Corsi e ricorsi storici ovviamente, che Morrissey ha messo nero su bianco sulla sua autobiografia uscita l’anno scorso e che ha confermato la bontà della sua caustica penna, tanto da raggiungere picchi di vendita superiori a quelli dei dischi degli Smiths e da convincere Morrissey alla stesura di un romanzo: ”Autobiography ha avuto più successo di qualsiasi cosa abbia mai registrato. Ho un’età nella quale dovrei smettere di fare musica. Molti compositori di classica sono morti a 34 anni, io sono ancora qui e nessuno sa cosa fare con me. Con un po’ di fortuna pubblicherò il mio primo romanzo così potrò smettere di cantare per sempre, facendo felice un mucchio di gente”. Rendendone però triste molta, molta di più. (gianmarco pari)

17 ottobre, Bologna, Morrissey, Paladozza, piazza Azzarita 8, info: 051 6430411, ore 20.30

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