La fortuna della Scapiliata di Leonardo

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Leonardo Da Vinci, La Scapiliata. Foto di Lorenzo Moreni

Tra gli eventi ufficiali promossi dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Cinquantenario delle morte di Leonardo Da Vinci, c’è quello che la Galleria Nazionale di Parma in collaborazione con Fondazione Cariparma dedica al capolavoro del genio fiorentino conservato nel Complesso Monumentale della Pilotta, La Scapiliata. 

A cura di Pietro C. Marani e Simone Verde, la mostra “La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci” è una sequenza strepitosa opere, a partire da ben 4 di Leonardo, accanto ai quali troviamo dipinti di altissimo livello di Gherardo Starnina, Bernardino Luini, Hans Holbein, Tintoretto, Giovanni Lanfranco.

Nessuna cuffia, nessuna crocchia o velo intorno al volto, bellissimo ed intenso. Ma capelli liberi, lunghi, scarmigliati da un vento che irrompe violento in scena. Lei ha gli occhi rivolti in basso, pudica e quasi solenne. Ma, grazie alla sua chioma libera e selvaggia, appare intensamente seduttiva. La Scapiliata di Leonardo è forza, libertà, femminilità. In questa tavoletta Leonardo dipinge esattamente ciò che lui stesso ha suggerito, a proposito della raffigurazione della chioma della figura femminile, nel Trattato sulla pittura: «Fa tu adunque alle tue teste gli capegli scherzare insieme col finto vento intorno agli giovanili volti, e con diverse revolture graziosamente ornargli». «Qui Leonardo non realizza semplicemente una icona di bellezza femminile ma molto di più. Con uno sperimentalismo unico nel suo genere, riesce a riassumere la complessità divina della realtà», sottolineano i due curatori, il professor Pietro Marani e il Direttore della Pilotta, Simone Verde.

Suddivisa in quattro sezioni, la mostra racconta gli esordi e il contesto in cui Leonardo ha realizzato questo ritratto, di cui si ribadisce l’autenticità anche grazie a una serie di indagini (fluorescenza a Raggi UV e luce radente) che ne hanno permesso di rilevare la tecnica pittorica e i pigmenti utilizzati dall’artista nelle varie fasi di esecuzione.

Molto probabilmente appartenuta a Isabella d’Este, l’opera rimase a Mantova anche dopo la vendita della collezione Gonzaga a Carlo I Stuart (1626-27) per poi essere sottratta durante il Sacco della città operato dai Lanzichenecchi al soldo di Ferdinando II nel 1630-31. In seguito, la Scapiliata sarebbe confluita nella collezione di Gaetano Callani durante il soggiorno milanese intrapreso dall’artista tra 1773 e 78, forse grazie al tramite dei cognati Agostino e Giuseppe Gerli. L’opera entra nella collezione parmense grazie a Paolo Toschi, direttore delle Gallerie dell’Accademia di Belle Arti di Parma nella prima metà dell’800, che la acquista tra le opere provenienti dalle collezioni Callani Sanvitale e Baiardi, nel 1839.

Accompagna la mostra un catalogo pubblicato da Nomos Edizioni. 

Fino al 12 agosto
Parma, Complesso Monumentale della Pilotta, Galleria Nazionale, Piazza della Pilotta, 3. Info & Orari: pilotta.beniculturali.it

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