AD ANGELICA: OREN AMBARCHI E IL SUO SESTETTO CARPE DIEM, ATTRAVERSANDO STILI E GENERI MUSICALI  

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Il più recente progetto del polistrumentista australiano presentato in prima italiana, lunedì 15 maggio alle ore 20.30, al Centro di Ricerca Musicale/Teatro San Leonardo

Lunedì 15 maggio, ad AngelicA verrà presentato per la prima volta in Italia Carpe Diem, il più recente progetto di Oren Ambarchi, un sestetto dedicato al dialogo tra stili musicali apparentemente contrapposti, per citarne alcuni: l’improvvisazione e la composizione; l’ordine e la ritmicità ispirate al minimalismo e la complessità e il caos del free jazz; il rigore accademico della musica classico-contemporanea e la libertà ed energia degli idiomi pop. Tensioni e dialoghi che, nell’ultima decade, Ambarchi ha esplorato specificamente in lavori che giustappongono consistenza ritmica e suoni più astratti e materici, come Quixotism, Hubris e Shebang. A differenza di quei progetti assemblati in studio di registrazione, Carpe Diem è nato come ensemble per la creazione dal vivo di una musica ibrida che resista alle categorizzazioni, e riunisce alcuni dei collaboratori di lunga data del musicista australiano provenienti dai background più diversi.

L’appuntamento con Carpe Diem è alle ore 20.30 al Teatro San Leonardo (biglietti da 8 a 15 euro).

Oren Ambarchi

L’opera di Oren Ambarchi − chitarrista, batterista e polistrumentista australiano di base a Berlino − si colloca nelle intersezioni tra diverse scuole: elettronica contemporanea e sound processing; improvvisazione laminale e minimalismo; songwriting sommesso e pensieroso; l’ingannevole semplicità e le sospensioni temporali di compositori come Morton Feldman e Alvin Lucier; e la fisicità della musica rock, rallentata e ridotta all’osso, astratta e sostituita da puro segnale.

Dalla fine degli anni ‘90 i suoi esperimenti nell’astrazione e nelle tecniche estese lo hanno condotto verso un mondo sonoro personale e unico che tende a incorporare una gamma sempre più ampia di strumenti e sensibilità.

Ambarchi ha suonato dal vivo e inciso con un impressionante numero di artisti diversi come Fennesz, Sunn 0))), Keith Rowe, crys cole, Alvin Lucier, John Zorn, Annea Lockwood, Alvin Curran, Loren Connors, Manuel Gottsching/Ash Ra, Merzbow, Keith Rowe, David Rosenboom, Akio Suzuki, Phill Niblock, John Tilbury, Richard Pinhas, Evan Parker, Fire!, Stefano Pilia, Massimo Pupillo, Loren Connors, Mark Fell e molti altri.

Dal 2010 suona periodicamente in Giappone come batterista di un trio con Haino Keiji e Jim O’Rourke, e nel trio Nazoranai con Stephen O’Malley al posto di O’Rourke.

Nel 2003 il suo album dal vivo per chitarra Triste ha ricevuto la menzione d’onore nella categoria musica digitale del Prix Ars Electronica. Per il suo album Quixotism (che includeva un cast sorprendente di ospiti quali John Tilbury, Thomas Brinkmann e la Iceland Symphony Orchestra diretta da Ilan Volkov) Pitchfork lo ha nominato Artista sperimentale dell’anno nel 2014. Analogamente, il cd Hubris (con Arto Lindsay, Keith Fullerton Whitman e Ricardo Villalobos tra gli altri) ha figurato nelle liste dei migliori dischi del 2016 in riviste come The Wire, Rolling Stone e The Quietus.

Nel 2019 il Cafe Oto di Londra ha celebrato il 50° compleanno di Ambarchi e il 10° della sua etichetta Black Truffle con un festival di tre giorni, la cui performance finale è stata documentata dall’lp Live Hubris.

Nel 2022 Ambarchi ha pubblicato quattro nuovi album, in trio con Charlemagne Palestine ed Eric Thielemans, con Haino e O’Rourke, con Johan Berthling e Andreas Werliin, e il nuovo progetto di studio Shebang (Drag City) con Chris Abrahams, Johan Berthling, BJ Cole, Sam Dunscombe, Jim O’Rourke, Julia Reidy, Konrad Sprenger e Joe Talia, anch’esso nominato tra i dischi dell’anno da numerose riviste.

Konrad Sprenger

Konrad Sprenger è lo pseudonimo di Jörg Hiller, un compositore e produttore residente a Berlino. Dal 2000 si esibisce regolarmente in solo, assieme al compositore di musica minimale Arnold Dreyblatt e alla compositrice/costruttrice di strumenti Ellen Fullman, alle band Ethnostress ed Ei, e collabora con il collettivo artistico Honey-Suckle Company.

Il suo strumento principale è una chitarra elettrica multicanale controllata da computer da lui ideata, che usa le corde della chitarra come generatori di frequenze, sintonizzati e messi in moto da varie azioni meccaniche controllate elettronicamente.

La sua discografia comprende gli album Miniaturen (Choose), Versprochen (Schoolmap) e Stack Musik (PAN) e il duo Ort con Ellen Fullman. Dirige inoltre l’etichetta Choose, per la quale ha prodotto album di Robert Ashley & Walter Marchetti, Terry Fox e Robin Hayward, tra gli altri.

Julia Reidy

Julia Reidy fa musica per strumenti processati elettronicamente e acustici (principalmente chitarre). Le sue incisioni più recenti World in World (Black Truffle 2022), Vanish (Editions Mego 2020) e In Real Life (Black Truffle 2019) possono essere descritte come una serie di forme-canzoni non tradizionali che combinano territori armonici instabili, elasticità ritmica e una narrativa astratta dispiegata su formati prolungati ed episodici. Ha collaborato con molti improvvisatori di fama, tra cui Jon Rose, Richard Scott, Emilio Gordoa, Hilary Jeffery, Adam Pultz Melbye e Clayton Thomas.

Ha inoltre fatto parte della Splitter Orchester, il collettivo Berlinese che riunisce musicisti provenienti dagli ambiti della musica contemporanea e dell’improvvisazione (Madgda Mayas, Robin Hayward, Axel Dörner, Anthea Caddy, Werner Dafeldecker, Burkhard Beins, ecc.) per due incisioni in collaborazione con George Lewis e con il gruppo The Pitch.

Sam Dunscombe

Sam Dunscombe è clarinettista, compositore, e ingegnere del suono. L’interesse per la percezione multidimensionale del tempo lo ha portato a esplorare lo spettralismo, l’intonazione naturale, l’improvvisazione, l’esecuzione di un repertorio con notazioni complesse, la registrazione sul campo, l’ingegneria audio e la performance elettronica dal vivo.

Nell’album del 2021 Outside Ludlow / Desert Disco ha combinato field recordings con l’audio tratto da frammenti di nastro magnetico trovati aggrovigliati attorno a un cactus nel deserto del Mojave.

Si è laureato alla UC San Diego nel 2018 con una tesi su Horatiu Radulescu, e ora lavora come curatore del suo archivio. Il suo cd di prime incisioni di Radulescu, Plasmatic Music Vol. 1, è stato pubblicato da Mode nel 2022 e verrà seguito da altri due cd. Dunscombe ha anche album disponibili su Another Timbre (con Golden Fur e Klaus Lang), Ftarri (con Taku Sugimoto), Wandelweiser (con Rebecca Lane e Eva-Maria Houben), Marginal Frequency e molti altri. Ha partecipato all’edizione 2022 di AngelicA come membro dell’ensemble ONCEIM.

Mike Majkowski

Mike Majkowski è un contrabbassista e musicista australiano con sede a Berlino. Attivo sin dai primi anni 2000, nel suo lavoro attraversa la musica contemporanea, improvvisata e sperimentale, spaziando dall’acustico all’elettroacustico e all’elettronica, esplorando le relazioni tra quiete e impulso, e le qualità spettrali di risonanza, durata e percezione dell’ascolto.

Majkowski è apparso in oltre 40 album e ne ha pubblicati 12 come solista. Ha collaborato con alcuni tra gli artisti più celebri del free jazz, della musica improvvisata e sperimentale, come Peter Brötzmann, Marshall Allen, Satoko Fuji, Axel Dörner, Han Bennink, Tony Buck, Lucio Capece, Xavier Charles, Audrey Chen, Mike Cooper, Jim Denley, Silke Eberhard, Cor Fuhler, Jon Rose, Alexander von Schlippenbach, Sharif Sehnaoui, Mats Gustafsson, Mazen Kerbaj, Paul Lovens, Magda Mayas, tra gli altri.

Come interprete di musica contemporanea ha eseguito e/o registrato opere di Peter Ablinger Antoine Beuger, Cornelius Cardew, Kraig Grady, Jean Luc Guionnet, Sarah Hennies, Catherine Lamb, Phill Niblock, Anthony Pateras, Michael Pisaro, Keith Rowe, Hollis Taylor, James Tenney, Stefan Thut.

Will Guthrie

Will Guthrie è un batterista e percussionista australiano residente in Francia. Si è fatto inizialmente notare all’interno della scena jazz australiana, esibendosi con celebri jazzisti come Julien Wilson e Ren Walters. Nel nuovo millennio il suo lavoro ha incorporato un uso intensivo di trattamenti elettronici e di tecniche elettroacustiche, ma si è anche rivolto all’esplorazione di aspetti della world music, dalla musica carnatica dell’India meridionale al gamelan giavanese, con l’ensemble Nist-Nah da lui fondato.

Ha pubblicato oltre 50 album, sia come solista che come co-titolare, per etichette come la sua Antboy Music, Black Truffle, Editions Mego, Gaffer Records, Ideal, Ipecac e Clean Feed.

I suoi collaboratori regolari passati e presenti includono Oren Ambarchi, Jérôme Noetinger, Mark Fell, Sarah Hennies, James Rushford, Jean-Luc Guionnet, Erell Latimier, Roscoe Mitchell, Chulki Hong, Mark Simmonds, Keith Rowe, David Maranha, Ava Mendoza, il regista Hangjun Lee e la coreografa/danzatrice Mette Ingvartsen.

 

AngelicA Festival Internazionale di Musica

33° anno

Bologna, dal 2 al 31 maggio

Centro di Ricerca Musicale/Teatro San Leonardo (Via San Vitale, 63)

Basilica di Santa Maria dei Servi (Strada Maggiore, 43)

 La biglietteria apre 30 minuti prima dell’orario del concerto

Prevendita: www.boxerticket.it/angelica-33/

AngelicA

Centro di Ricerca Musicale/Teatro San Leonardo

Associazione Pierrot Lunaire APS

Via San Vitale, 63-67

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