La “loggia nera e quella bianca” dei Baustelle

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Intimo sexy! è il nome del Tour nei Teatri dei Baustelle. Niente di pornografico intendiamoci, è puramente uno spettacolo disegnato in veste notturna dove i Baustelle e la loro band hanno destrutturato e dato forma nuova a vecchie e nuove canzoni del loro repertorio, rendendole seducenti, calde e appunto intime e sexy.

Ieri sera, 17 aprile, siamo stati al Teatro Bonci di Cesena per assistere a questo show. Prendiamo posto in platea e aspettiamo con trepidazione l’inizio del live.

Si apre il sipario, di fronte a noi, Francesco Bianconi, Claudio Brasini, Rachele Bastreghi, insieme alla band che li accompagna durante i tour, formata da Alberto Bazzoli (tastiere), Giulia Formica (batteria), Milo Scaglioni (basso) e Lorenzo Fornabaio (chitarra), davvero talentuosi musicisti. Dietro ai musicisti un sipario rosso color sangue e un pavimento con disegni irregolari in bianco e nero che ci rimandano immediatamente alla serie Twin Peaks di David Lynch.

Entriamo nella loggia nera e in quella bianca dei Baustelle dove ombre e luci si intersecano fra loro. Quello che ha fatto la band è proprio questo, spogliandole, hanno donato una nuova veste ai brani, con arrangiamenti sublimi, hanno dato nuove sfaccettature a pezzi storici, rendendoli puri, sognanti e misteriosi allo stesso tempo. Amanda Lear, L’amore è negativo, Betty, Lepidoptera, Mademoiselle Boyfriend, Nessuno, Il Vangelo di Giovanni, Il Futuro, Martina, Alfredo, La Vita, Cuore, Il regno dei cieli, Le Rane, tutte canzoni che parlano d’amore, di dolore, di vita e di morte, tutte quelle emozioni che proviamo e sentiamo noi esseri umani, lanciati in questo mondo, a volte così amaro e a volte così dolce. E ieri sera non appena si è aperto il sipario, seduta nella mia poltrona, sono stata rapita da un vortice di emozioni intrecciate a ricordi del passato, a speranze sul futuro, e mentre ero lì, la mia mente viaggiava con le note e le parole di queste poesie che come delle carezze, mi hanno sedotta irrimediabilmente. Si chiude il sipario.

Cambio di scena, ora troviamo davanti a noi il trio dei Baustelle accompagnati da un solo membro della band, con dietro di loro degli specchi. E parte un medley baustelliano di pezzi storici: La guerra è finita, Gli spietati, Un romantico a Milano, Jackie e Contro il mondo, dove tutto il pubblico batteva le mani e cantava, me compresa, (immancabilmente ogni volta rovino i video che ho ripreso, con la mia voce stonata in sottofondo). Anche qui il rimando a Twin Peaks viene spontaneo, gli specchi dietro ai musicisti, rappresentano il nostro doppio, il “Doppelganger“, quella parte più oscura che si cela in ognuno di noi, e qui le due facce di “Elvis” non potevano essere rappresentate meglio. Canzoni che come noi hanno molteplici volti e la dimensione teatrale ci ha mostrato un’altra faccia della luna.

Di nuovo tutta la band al completo sul palco per chiudere con La canzone del riformatorio, La canzone del parco, e ad un certo punto non sono più riuscita a stare seduta sulla poltrona e mi sono fiondata sotto al palco a ballare e cantare quando è partita Andiamo ai rave, seguita da Gomma. E con Charlie fa surf gran parte del pubblico della platea è arrivato sotto al palco, tutti assieme, per festeggiare e applaudire i Baustelle e i loro musicisti, quelle canzoni sinuose, morbide e vellutate come un bacio dato a piedi nudi su una moquette di petali di rose e di spine che non ci hanno lasciato nessuna cicatrice ma un prezioso ricordo di una serata semplicemente incancellabile.

“E vieni a vivere con me, un mondo atroce vieni qua, a sopportarne la follia, e dammi figli e oscenità e tenerezza e dignità, non ho amato mai nessuno come te”

 

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