Massimo Simonini racconta 34 anni di AngelicA Festival

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Ascoltare è un atto di intima connessione con noi stessi, con gli altri e con l’ambiente attorno: produciamo e assorbiamo suono, da cui siamo costantemente attraversati anche se non lo percepiamo con le nostre orecchie, perché esso è vibrazione invisibile che permea i corpi.

Da questa pervasività del suono e dalla sua rielaborazione in musica, con i suoi effetti nella vita e nell’animo umano, 34 anni fa ha preso forma AngelicA, un festival internazionale di musica “multiespressivo”, come lo definisce il suo ideatore e direttore artistico Massimo Simonini. A Bologna dal 2 al 30 maggio, il calendario vede un ricco intreccio di generi musicali, improvvisazioni, composizioni inedite e prime assolute, tra artisti affermati e giovani emergenti.

Come è nato AngelicA, da quale urgenza?

«Prende avvio da una mia idea – racconta Massimo Simonini –  ero un giovane ventenne appassionato di musica, mi nutrivo – e mi nutro tuttora, di ogni tipologia. Viaggiando per l’Europa, mi sono reso conto che in Italia mancava un festival che non si occupasse di un genere specifico, ma parlasse semplicemente di musica, comprendendo quindi tante espressioni e tradizioni diverse, accademiche e non. Aggirandomi con questo progetto in testa e con le lettere di alcuni giornalisti che lo appoggiavano, incontrai Mario Zanzani, che mi invitò a passare nel suo ufficio per parlarne. Da allora, dopo vari passaggi e il coinvolgimento di diverse persone, è nato Angelica, era il 1999. Io sono il direttore artistico, Mario lo è stato con me fino al 2007, quando purtroppo è mancato. Nel 2011 poi abbiamo fondato AngelicA – Centro di Ricerca Musicale, con sede al Teatro San Leonardo (ndr via san Vitale, 63). Da quell’anno – e dopo un periodo di chiusura per ristrutturazione – abbiamo organizzato 10 anni di stagioni di concerti, tra settembre e aprile, prima del festival. Il Centro di Ricerca ha quindi amplificato la portata del festival ed è stato un passaggio importante anche perché è diventata la sede di AngelicA».

In questi 34 anni, com’è cambiato il festival in relazione ai mutamenti del panorama musicale?

 «Negli anni abbiamo lavorato, e lavoriamo ancora, con tanti curatori diversi, tra musicologi, esperti, musicisti o semplici appassionati, e questo ha aiutato a essere sempre in ascolto del presente e del panorama musicale dal mondo. Ogni curatore propone un concerto, un nome, un contributo musicale e artistico, mentre io accolgo le segnalazioni e compongo il programma: quel che ne esce è un festival corale, multiespressivo e multimusicale. Questa è forse la forza di AngelicA in tutti questi anni, ovvero il fatto che ogni sera vedi e ascolti qualcosa di diverso, a volte inusuale e inaspettato. Inoltre, nel festival coinvolgiamo tante generazioni diverse di musicisti, dal più noto e affermato, al giovane emergente».

Per quanto riguarda invece Bologna, in quali maglie del tessuto culturale vi siete inseriti?

 «Lavorando con tantissimi artisti, capita che qualcuno non lo vedi più, qualcun’altro ritorni, altri non li conosci sebbene suonino in città da tanto tempo. In questi 34 anni Bologna è cambiata, sono nate tante realtà, i concerti si fanno dal piccolo bar all’auditorium, gli appuntamenti musicali sono aumentati in modo considerevole. Credo tuttavia che AngelicA, con la sua programmazione che accosta il grande nome al semi-sconosciuto e una varietà di generi ed espressioni musicali, continui a mostrare una forza interessante e non scontata. Si tratta di un percorso che ha portato ad attraversare tanta musica diversa e a essere aperti e liberi di proporre qualsiasi cosa. Ogni giorno, insomma, al festival c’è un mondo diverso, AngelicA non è una “variazione sul tema”.

Poi certamente c’è da fare i conti con quelli che io definisco “i cicli della città”, per cui ci sono periodi in cui Bologna è ricettiva a qualcosa, altre volte meno, dipende sempre dal momento. Inoltre, c’è da notare che il Teatro San Leonardo, nonostante abbia una lunga storia, non è molto conosciuto, tanto che ancora oggi qualcuno entra per la prima volta e si osserva attorno con stupore».

Entrando nel vivo della nuova edizione, mi ha catturato l’immagine di quest’anno, in cui si legge anche il sottotitolo “valutazione del vento”. Che cosa rappresenta questa cartolina e che cosa rivela di questa edizione?

«A me piace che un’immagine sia sufficientemente aperta a interpretazioni. Questa nasce da una mia visione: un uomo capovolto, sotto di lui un prato e un albero, al posto del cielo il mare. Dopo lunghe discussioni insieme ai grafici, Massimo Golfieri e Concetta Nasone, abbiamo scelto vari elementi e colori fino a comporre questa immagine e – se dal sito la si clicca – ne esce anche un’altra, in cui il mare è calmo e il prato invece di essere verde è giallo. Saranno le due cartoline del festival.

Il sottotitolo invece da qualche edizione cambia ogni anno e per questa è, appunto, “valutazione del vento”. Io solitamente mi annoto pensieri, frasi, intuizioni, parole, le conservo e poi a un certo punto prendono forma. Si tratta di riflessioni sull’arte sonora ma anche in generale sull’esistenza, e ciò si ricollega alla mia idea di musica – la stessa che propongo ad AngelicA – che mi piace definire Life Music. La musica infatti è oltre i generi, ha a che fare con la vita e viceversa. Quando si ascolta si può arrivare a capire l’interiorità e i sentimenti di qualcuno, la personalità di una persona. “Valutazione del vento” è un’espressione che, banalmente, mi piace molto e credo dica molto della musica: il suono è nell’aria, è invisibile e, a volte, non udibile; tuttavia crea effetti nei corpi, nelle menti e nelle interiorità».

Quali sono i principali artisti che ascolteremo in questa 34esima edizione?

 «Proprio per questa idea di festival poliedrico, per me  è difficile segnalare artisti principali, perché per me lo sono tutti. Apriamo il 2 maggio con una serata dedicata al compositore Stefano Scodanibbio, a cura della moglie Maresa, con testi di Mariangela Gualtieri, una composizione per voce femminile, At last, eseguia da Livia Rado, mai realizzata finora e scritta da Scodanibbio prima di morire. A seguire, il quartetto Quatuor Bozzini, uno dei pochi ensemble al mondo ad avere in repertorio tantissima musica contemporanea, che eseguono Colliding Bubbles del danese Niels Lyhne Løkkegaard, pensata per archi e armoniche a bocca. Poi abbiamo Ana Sokolović, compositrice serba con base in Canada con esecuzioni per quartetti d’archi e altre musiche di Scodamiddio.

Il 3 maggio continuiamo con Chris Brown, dagli USA, con la sua tastiere che è una sorta di pianoforte virtuale interattivo; e Roscoe Mitchell e Michele Rabbia, un americano e un italiano, con le loro improvvisazioni radicali e imprevedibili.

Il 6 maggio, ci sono le Signe Emmeluth, otto musiciste norvegesi, che hanno da poco realizzato un disco molto particolare, di grande forza. Il 10 maggio  è la volta di un doppio duo: Leah Plave & Tiziano Teodori (Stati Uniti/Olanda, Italia/Olanda), due giovani artisti con residenza ad Amsterdam, che eseguono composizioni per violoncello e live elecronics; e Jaap Blonk & Terrie Ex (Olanda), di una generazione più adulta  (Terrie Ex è fondatore dei The ex, gruppo punk-rock, e Blonck ha interpretato molta poesia Dada), suoneranno in voce, elettronica e chitarra elettrica.

L’11 maggio proponiamo Under an endless sky,  un progetto molto particolare con musiche di musiche di Dorothy Moskowitz e Francesco Paolo Paladino. Si tratta di un disco mai eseguito dal vivo e in cui i musicisti non si sono mai incontrati, ma si incontreranno per la prima volta qui ad AngelicA e faranno la loro esecuzione del disco e altri pezzi inediti.

Come da qualche anno a questa parte, il 14 maggio abbiamo in programma l’esito finale per laboratorio per bambini/e, che hanno lavorato anche con Chiara Guidi: è il Piccolo Coro Angelico, che proporrà brani di Gianna Nannini, Silvia Tarozzi, Gioacchino Rossini e altri.

Il 17 maggio un particolare concerto Gamelan, musiche tradizionali e contemporanee da Bali, nell’ambito del Ciclo Asia>Sud>Est a cura di Fabrizio Gilardino pensato per esplorare aree del mondo poco consciute. Qui abbiamo una giovane artista di 24 anni, Ni Made Ayu Dwi Sattvitri,  che ha composto un brano appositamente per lo strumento del Gamelan.

Looping sabato 18 maggio è invece un manifesto della musica ambient, eseguito da un esemble di 10 musicisti francesi, che  hanno composto un disco con soli strumenti acustici. Il concerto sarà eseguito presso la Chiesa di Santa Maria della Pietà a Bologna e si struttura in un mix di musica e registrazione di canti d’uccelli registrati in sincrono.

Ospitiamo inoltre il progetto Travelog, ovvero documentari audio realizzati Carl Michael von Hausswolff & Chandra Shukla a partire dai suoni della città: gli artisti raccoglieranno per tre giorni i rumori di Bologna, poi selezioneranno in studio e realizzeranno Travelog Bologna.

E poi infine, domenica 26 maggio PianoKammer di Christian Wallumrød; il 29 Julien Desprez dirige un’orchestra di 8 chitarre elettriche, 9 con la sua, che conclude il 30 maggio con un concerto con arco elettrico, tech dance e voce».

Per ulteriori informazioni e il programma completo: https://aaa-angelica.com/aaa/festival/edizione-festival-2024/