Roger Waters: la storia della musica che combatte e resiste

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Non c’è due senza tre giusto? Venerdì 28 aprile sono tornata per la terza volta a vedere il live di Roger Waters, lo storico bassista dei Pink Floyd, per il suo ultimo, a detta sua, tour, This Is Not a Drill.

In realtà avendolo già visto due volte non appena uscirono i biglietti non li presi. Poi ho conosciuto Marco, il mio compagno, da sempre amante dei Pink Floyd e non avendo mai visto un concerto di tali dimensioni gli ho regalato due biglietti (uno per me, giustamente) per il suo compleanno, che cadeva proprio a puntino in quei giorni e credo che questi siano i regali migliori che una persona possa fare a chi ama.

Non sono solo concerti ma vere e proprie esperienze da vivere. Così poi da dire un giorno, “io c’ero”.

Siamo a Casalecchio di Reno all’Unipol Arena. Sinceramente non avevo mai visto così tanta gente all’Unipol. Il palco è montato al centro dell’arena dove emerge un maxischermo a croce dalle dimensioni esorbitanti. Cose da Waters mi verrebbe da dire, sempre sul pezzo, con queste scenografie ed effetti sonori mastodondici, tutto questo per creare e trasmettere al pubblico le sue geniali idee da vero e proprio rivoluzionario, come lo è sempre stato e incitare lo spettatore ad aprire gli occhi.

Mentre siamo tutti in trepidante attesa per l’inizio dello show, all’improvviso delle scritte e una voce, appaiono sul maxichermo “Signore e signori mancano 15 minuti all’inizio dello show”, “Signore e signori mancano dieci minuti all’inizio dello show”, “Signore e signori mancano cinque minuti all’inizio dello show“. Ci siamo.

E per i contestatori Waters non si riparmia proiettando la frase “Se siete quel tipo di persona che ‘Amo i Pink Floyd ma non sopporto le posizioni politiche di Roger’, allora potete andare affanculo al bar”.

Grande boato e applausi danno inzio al concerto.

Waters e la sua band salgono sul palco sulle note di Comfortably numb, seguito da immagini proiettate su questo gigante schermo che ci accompagneranno per tutta la serata. Grattacieli distrutti, bombe, scritte di denuncia e immagini di morte e distruzione che riflettono lo stato della società attuale. Una società schiacciata dalla fama di potere che attraverso la violenza e le guerre ci uccide.

Si prosegue con Another Brick in the Wall, il pubblico si infiamma e dove tutti in coro cantiamo all’unisono. Waters è in grande forma e  super carico e ci lancia altri due pezzi The Powers That Be e The Bravery of Being Out of Range, brani contro la violenza dei politici corrotti, dove si alternano immagini di civili ed innocenti uccisi, ai volti dei colpevoli, Bush e Trump, accusati di crimini di guerra. Segue con The Bar, dove Roger seduto al piano con dell’Acqua Panna a fianco e del Mezcal ci tranquillizza con questo emozionante pezzo.

Le lancette dell’orologio ci riportano indietro nel tempo. Con Wish You Were Here, Waters ricorda l’amico Syd Barrett e i vecchi tempi quando decisero il loro futuro. Il resto è storia. Nello schermo scorrono immagini di repertorio dei Pink Floyd. Sicuramente uno dei momenti più commoventi, toccanti e da pelle d’oca della serata, seguita da Shine On You Crazy Diamond, altro pezzone da brividi, dedicato proprio al diamante pazzo Syd, indimenticabile, che continua e continuerà a brillare in eterno.

Canzoni che hanno segnato la storia della musica che resteranno sempre nei nostri cuori e sentirle dal vivo è tutta un’altra storia. Ti entrano dentro, nelle viscere più profonde dell’animo scorrendo e sanguinando nelle nostre vene.

Dopo questo ritorno al passato torniamo al presente con Sheep, dove sulle nostre teste sorvola una gigantesca pecora, dove le immagini proiettano delle pecore addestrate a karate, questo per incitarci a combattere contro le forze che ci opprimomo e che stanno devastando il nostro pianeta.

Dopo un breve intervallo, eh che cazzo, Waters ha pur sempre 79 anni. Portati divinamente e con una grinta e con uno spirito battagliero davvero invidiabile si riparte con In The Flesh? e Run Like Hell, dove un maiale drone fluttua sulle nostre teste con la scritta “fuck the poor”, inteso come “rubare ai poveri per dare ai ricchi“, mentre Waters vestito da dittatore, impugnando un fucile spara al pubblico.

L’accusa al Dio denaro prosegue con Money dove sugli schermi dei maiali che rispecchiano il capitalismo sfrenato e ossessivo del mondo moderno.

Con Deja Vu e Us and Them riecheggia un pò di speranza in tutti noi, dove a caratteri cubitali si rivendicano i diritti di ciascun essere umano, dai palestinesi, ai trans, ai rifugiati, ad oggi ancora del tutto privati di un diritto che come tale ci appartiene.

Siamo quasi alla fine del live con Brain Damage e Eclipse dove le immagini proiettate con  dei giochi di luce proiettano una linea dove appaiono dei triangoli attraversati da un arcobaleno. Un chiaro riferimento alla leggendaria copertina di The Dark Side of the Moon.

Waters riprende The Bar con un bicchierino di Mezcal, condiviso con il resto della band. “Voglio ringraziare tre persone, Bob Dylan, mia moglie Camilla, la persona più empatica che conosca. E il mio caro fratello John, scomparso l’anno scorso”.

Un altro momento davvero emozionate. Avere davanti agli occhi una vera e propria leggenda della musica, commuoversi e portando avanti le proprie idee fregandosene di tutto il resto. E credetemi, vedere una personalità così forte con le lacrime agli occhi ti fa capire l’enorme sensibilità di questo grande uomo.

Assistere ad un concerto di Roger Waters è un po come prendere parte ad un episodio di Black Mirror, serie tv targata Netflix, ambientata in un futuro inquietante e angosciante che rispecchia la società dove lo specchio nero si rilette su noi stessi e sul mondo intero, così come The Dark Side of the Moon è la metafora dell’essere umano, dove la luna simboleggia il lato oscuro di ogni persona che si cela dentro di noi.

“And everything under the sun is in tuneBut the sun is eclipsed by the moon”