degno di nota foto 2 aprileIl termine «Giapponismo» si diffuse in tutta Europa mettendo in luce quella moda legata alla fascinazione che molti artisti, intellettuali, letterati subirono a fine Ottocento grazie alla divulgazione delle arti giapponesi avuta in epoca Meiji (1868-1912), l’era del cosiddetto governo illuminato e pieno di contraddizioni. Van Gogh fu letteralmente folgorato dalla bellezza e dalla semplicità delle arti giapponesi che con pochi gesti riuscivano a non essere mai «noiosi», e lui stesso fu collezionista di stampe giapponesi, riprendendo molti spunti nella sua arte. Anche il liberty di inizio ‘900 è debitore della grazia della natura espressa dalle arti giapponesi. L’era Meiji, epoca delle contraddizioni, se da un lato portò alle partecipazioni alle grandi Esposizioni Internazionali con lacche, metalli, ceramiche di alta tradizione, dall’altro stava preparando una vera e propria trasformazione sociale, economica e tecnologica che avrebbe posto le basi per un Giappone quale potenza mondiale. La mostra allestita alla GNAM di Roma intende far luce su questo particolare momento storico legato alla diffusione dell’arte yōga e nighonga, la prima più occidentale, la seconda più tradizionale attraverso dipinti, carte, tessuti, lacche, kimono, ceramiche che forniscono un percorso suggestivo di un’arte quasi «spirituale».

Questa esposizione rientra nelle celebrazioni del 400° anniversario della Missione Hasekura, la prima ambasceria giapponese in Occidente, e del 50° anniversario della fondazione dell’Istituto Giapponese di Cultura di Roma, il primo extraterritoriale che fin dalle sue origini ha avuto importanti rapporti anche con la città di Faenza. Non a caso proprio il Museo Internazionale delle Ceramiche è stato invitato ad allestire presso la prestigiosa sede dell’Istituto una mostra dedicata all’arte ceramica contemporanea giapponese, con opere di artisti premiati al Concorso Internazionale – Premio Faenza. Una quarantina di opere rappresentano infatti gli sviluppi dell’arte ceramica giapponese dall’informale degli anni ’60 alla vena pop degli anni ’70, per passare a minimalismo e manga-cartoon delle ultime generazioni, nella pura e semplice dicotomia dello sguardo alla tradizione con un occhio al futuro. Le presenze giapponesi hanno avuto sempre un ruolo importante per il nostro Premio: tante influenze e scambi culturali avvennero negli anni arricchendo il nostro territorio e mostrando un «fare» nuovo legato ad una cultura di antica tradizione, apparentemente un ossimoro, in realtà è la vera forza della cultura giapponese!

Fino al 5 maggio, Arte in Giappone 1868-1945, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, info: gnam.beniculturali.it

Fino al 25 maggio, Ceramica Contemporanea Giapponese in Italia, Istituto Giapponese di Cultura, Roma, info: jfroma.it

 

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