The Dream Syndicate
The Dream Syndicate
The Dream Syndicate

Il buon vecchio Chris nell’organizzare il festival “Bitches Brew” dal 28 al 30 maggio non ha voluto farci(si) mancare nulla. Allora ecco spuntare la storica reunion dei Dream Syndicate di Steve Winn, preceduti da White Fence e Dirty Beaches. In riva al mare, sulla spiaggia dell’Hana-Bi, con una birra fresca e vinili e barbe bianche e non, la serata è stata memorabile, niente da dire. White Fence l’ho mancato per un soffio (tutta colpa della mia vecchia auto), invece arrivato giusto per vedermi Dirty Beaches, occhi e mandorla e un’anima scura e ossessiva tra ballate da marinai perduti e beat ossessivi alla Alan Vega stregando i tanti presenti in una sorta di vodoo tardo ottanta con suoni e voce dalle profondità dell’anima, tra grida orgasmiche soffocate anche tra le girls più irreprensibili. Poi loro, direttamente dal 1988 i Dream Syndicate. Io ero tra quelli a farmela sotto per la paura dell’ennesima delusione, mentre Steve e Mike, amici annata 1965 erano ridiventati ventenni con le rughe ingoiate dal blues e dal punk di Winn e soci. Nessuna delusione. Lo ripeto, nessuna delusione. Vorrei essere chiaro, che hanno suonato tutti i pezzi del disco capolavoro “The days of wine and roses” come se fosse ancora il 1988. Nel frattempo, back to the future… Steve Winn, il frontman ha assunto sembianze Dylaniane e tutto coincide come in un proverbio zen. E sfilano le loro cavalcate più belle  in uno stato di grazia senza precedenti. Quasi faccio la foto con Winn, ma poi ho rinunciato. Che gli avrei potuto dire ad uno così? Lunga vita al sindacato del sogno. (Marco Boccaccini)

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