trickyLo spazio del Tpo di Bologna assomiglia ad una scatola da scarpe piena di cornflakes. Ci siamo anche noi in questo spazio croccante. La notte è scesa da un po’ oramai senza possibilità di sovvertire un ordine temporale che coincide anche con un genere: il Trip-Hop e con uno dei suoi più grandi interpreti di sempre: Tricky. È il 26 di aprile e sono tante le persone venute a Bologna a rincorrere il tempo perduto, per dirla alla Proust (senza manierismo di sorta da parte dello scrivente). Ci guadagniamo uno spazio a metà dello spazio, i suoi riccioli (di chi? lei, simply) nel mucchio, la mia statura e siamo realmente cornflakes in attesa di essere sommersi dal latte. Tricky, il genietto di Bristol è a petto nudo, denudato dal suo stesso personaggio, una caricatura ben diversa da colui che vidi nel 2001 al Vidia di Cesena (allora uscì sul palco con un enorme joint di marijuana che saturò l’aria e i presenti per poi incendiare tutto), oggi sembra più simile ad un avvoltoio tutto costretto in una rabbia cieca che non lascia intravedere bersagli se non se stesso. Si dimena tanto e canta poco poco in realtà, tra i vari problemi di audio del locale mentre la vocalist Francesca esegue e scimmiotta uno spettacolo storpio dove il burattinaio se la prende con tutti e poi invita la prima fila on the stage a ballare in una Woodstock anacronistica. Tutti partecipi insomma, dell’assenza di quel quasi dio di Maxinquaye, disco che conteneva “Hell is around the corner” e altri capolavori oscuri, di quel trip hop dove il soul creava assuefazione come l’eroina, dove le spade brillavano nella mente e la suburbia disegnava immaginari e fughe ostinate. Sia ben chiaro, non vorrei dimostrarmi nostalgico (anche se è sempre molto confortante, ahimè troppo semplice), piuttosto realista nel decretare un Tricky odierno, anno 2013, che presenta uno spettacolo che non sta in piedi, con canzoni interrotte, musicisti frustati dal nostro ex-eroe, una morbosa e strascicata base ritmica con un basso gommoso che da solo non poteva tenere insieme le fila di un discorso perso. Il viaggio=trip è divenuto lost= perso come l’ispirazione perduta, la deriva rock degli ultimi lavori di Tricky lo dice chiaramente. Il finale di concerto offre una versione dilaniata e ipnotica del blues del terzo millennio tratta da Pre-millenium tension, album del 1996. Appunto, correva l’anno 1996 direbbe Gianni Minoli, io avevo 15 anni e tutto è passato. Anche i cornflakes che non mangio più. Come Tricky, quello degli anni novanta. Io e riccioli ci sentiamo dinosauri poi litighiamo perché la disillusione ha ucciso i nostri idoli. Ecco, lo sapevo, ho finito l’articolo da incorreggibile nostalgico quale sono.  (Marco Boccaccini)

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