02

Da rimaner fulminati. A bocca aperta. Vengono in mente due celebri, storici “sbigottimenti”: Antonin Artaud che nell’estate del ’31 scopre, nei padiglioni dell’Esposizione Coloniale di Parigi, il teatro-danza balinese e Bertolt Brecht che, quattro anni dopo, a Mosca si imbatte nell’attore dell’Opera di Pechino Mei Lanfang. Incontri che hanno definitivamente cambiato il loro sguardo sul (e la storia del) teatro.

Spiega Marco De Marinis nel suo Il teatro dell’altro – interculturalismo e transculturalismo nella scena contemporanea: «Il mito del Teatro orientale, ovvero il Teatro orientale come mito, ha funzionato in Europa, fa Ottocento e inizi del XX secolo, come vero e proprio modello di alterità, cioè come un modello radicalmente alternativo rispetto al teatro di tradizione occidentale (o, più esattamente, al teatro dell’istituzione in Occidente): a) in quanto non testocentrico ma scenocentrico, b) in quanto fondato sull’arte dell’attore (per giunta codificata minuziosamente ab antiquo), c) in quanto risultato di un’ininterrotta tradizione plurisecolare, addirittura millenaria (cosa, questa, perlopiù non vera o non del tutto vera), d) e quindi connotabile, nel complesso, come originario, autentico (lo confermerebbe il suo persistente legame col rito e col sacro – da tempo spezzatosi nel teatro europeo secolarizzato)».

 Molto di tutto questo è evocato da Ananda Lahari – Onde della Felicità, spettacolo di arti performative indiane in scena domenica 11 agosto alla Casa Laboratorio Ca’ Colmello a Casalfiumanese (BO).

L’evento è inserito all’interno della lunga programmazione estiva di Attraverso – spazio attivo per la ricerca performativa, festival «che unisce artisti e pubblico, in un dialogo attivo e vivo con la natura circostante», come spiega la direttrice artistica Chiara Tabaroni, e che prevede «numerosi appuntamenti tra spettacoli e workshops, con artisti importanti del panorama internazionale, tra cui Cesar Brie, Mariangela Gualtieri, Masaki Iwana, Sista Bramini, Fiorenza Menni e Germana Giannini».

04

Ananda Lahari – Onde della Felicità è a cura della compagnia indiana Milòn Mèla, «fondata (e ancora oggi diretta) da Abani Biswas al termine della sua esperienza come collaboratore nel progetto del Teatro delle Sorgenti di Jerzy Grotowski, di cui fece parte dal 1979 al 1983, in Polonia». Continua Chiara Tabaroni: «Nei suoi primi vent’anni di vita, la compagnia ha coinvolto maestri di quattro fra le più antiche discipline artistiche dell’India (musica Baul del Bengala, arte marziale Kalaripayattu del Kerala, danza Chau del Jharkand e danza Gotipua dell’Orissa), che Milòn Mèla ha contribuito a diffondere grazie agli spettacoli e ai laboratori tenuti in India, Italia e in tutto il resto d’Europa».

Ancora alcune note sui diversi elementi che compongono questo suggestivo spettacolo: «La raffinata danza classica Gotipua sembra condurci all’interno dei più antichi templi induisti, dove si respira pace ed armonia e si è circondati dal profondo senso dell’equilibrio estetico ed interiore. La danza Gotipua è caratterizzata da uno stile armonioso che coinvolge l’intero corpo; si usano i Mudra (gesti delle mani ed espressioni facciali e degli occhi) e posizioni dello Yoga. La sua origine si connette alla tradizione delle Devadasi (danzatrici dei templi), ed è stata tramandata da una vasta rete di scuole tradizionali dove si vive e si studia fin dalla tenera età. I danzatori sono giovani che indossano vesti femminili e che dopo l’adolescenza cessano le rappresentazioni per dedicarsi all’insegnamento.

I Baul, maestri dell’improvvisazione, offrono la gioia della musica e del canto. Sono loro con il Raga di Benvenuto ad accogliere il pubblico, suscitando un ritmo che vuole risvegliare la piena energia e che si distacca completamente dalla più nota musica classica indiana. È lo stare nella musica, l’essere presenti e vivi attraverso di essa che li fa essere i “Folli di Dio”, come sono chiamati nella loro terra; ricolmi d’amore e di devozione per la divinità racchiusa nel cuore di ogni uomo. E questi sono anche alcuni dei temi cui s’ispirano i loro canti, poemi composti da poeti medievali e da maestri spirituali leggendari. Suonano strumenti tipici a corde e percussioni (Dotara, liuto a quattro corde, l’Ananda Lahari – Le Onde della Felicità – a due corde, Srikhol percussione a due membrane, Dupki a una membrana, cimbali).

Il Kalaripayattu è una disciplina vedica originaria del Kerala, considerata la madre delle arti marziali dell’India. Ha sviluppato un ricchissimo alfabeto di azioni-scontri a mani nude, con bastoni, coltelli, spade e scudi. Agli occhi dello spettatore sembrano rivivere antichi guerrieri, i bellissimi atleti greci che combattevano in onore di Zeus. Le diverse Forme di Saluto (Guruvandhanam) introducono i combattimenti che suscitano momenti di forte tensione drammatica dovuti all’uso delle armi e alla tensione dei corpi in movimento. Nel corso dei secoli, oltre alle tecniche di combattimento, è stato sviluppato il Marma, la conoscenza del corpo umano e dei suoi 108 centri energetici.

Risuona il rombo di un gigantesco tamburo (Dhamsa) e multiformi divinità induiste invadono la scena, prendendo vita nella danza Chhau. Le bellissime maschere (pesanti fino a 4 kg) adorne di aureole piumate e di strass, la grande energia, la cinetica dei movimenti, le spericolate capriole, i salti mortali e le acrobazie sono le caratteristiche di questa danza. Il repertorio presenta i più antichi miti sui cicli della natura e sulle forze vitali che la governano, raccontati dall’epica indiana, dal Mahabharata, dal Ramayana e dai Purana.

L’ Hatha Yoga si basa su Asana, posizioni rivolte al beneficio fisico e mentale e su tecniche di Respirazione (Pranayama – Soffio Vitale) per regolarizzare la nostra respirazione normale e per potenziare l’energia vitale. Viswajit Giri is è un monaco Tantra del nord Est dell’India,ha ricevuto l’insegnamento dal proprio nonno materno e fa parte della corrente induista che venera sia la Sakti/Prakrti (Energia Femminile/la Natura) sia il dio Shiva, che rappresenta il Purush (Essere Originario/Eterna Coscienza). Nello spettacolo il maestro di Hatha Yoga presenterà una serie di posizioni (Asana) e giochi con il Fuoco».

musicisti

Vale dunque certo la pena salire in collina, domenica, a riempirsi gli occhi, a farsi affascinare, a soddisfare il desiderio, direbbe De Marinis, «di incontrare l’altro, l’attore, lo “straniero che danza”».

 

MICHELE PASCARELLA

  

Domenica 11 agosto 2013, Milòn Mèla in Ananda Lahari – Onde della Felicità, Casalfiumanese (BO), Casa Laboratorio Ca’ Colmello, ore 21.00, prenotazione obbligatoria, info

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here