Come arrivare ai tavoli dei mondiali di poker partendo dai piccoli tornei on line. Diario di un lettore nella capitale del vizio tra fiches, verdoni e percentuali di probabilità

 

Il nome Las Vegas deriva da un termine spagnolo dato dall’esploratore Rafael Rivera. Secoli fa, tra i paesaggi desertici e le rossastre montagne di quello che poi sarebbe stato il Nevada, c’era solo una sorgente usata dai nativi americani Paiute per le loro soste stagionali, scoperta poi nel 1829 dall’esploratore messicano il quale battezzò questa oasi verde con il nome di Las Vegas, che significa I prati. I prati verdi di Las Vegas che ho esplorato io sono  invece quelli dei panni dei tavoli da poker, quelli dove ogni anno da maggio a luglio si giocano le prestigiose Wsop, World Series of Poker, dove giocatori, professionisti e non, di tutto il mondo, si sfidano in una serie di tornei nella specialità del Texas Hold’em, con vari livelli di buy-in (ossia di quota di iscrizione), variabili da 500 a 50.000 dollari. Al giocatore vincitore di ogni torneo viene assegnato, oltre ad un consistente premio in denaro, un prestigioso Braccialetto delle Wsop. In tutto sono 62 eventi paralleli per migliaia e migliaia di pokeristi. Arrivare a giocare in uno di quei tavoli è stato un lungo viaggio, che è partito dal computer di casa mia, un viaggio a costo zero ma in cui è servita tanta preparazione e, come occorre sempre in questo gioco, un pizzico di fortuna. Parto dall’inizio, due anni fa, quando mi sono appassionato al gioco on line. Chiariamo una cosa: in Italia il poker on line è legalizzato, negli Stati Uniti è vietatissimo. In Italia, a quanto si dice nell’ambiente del gioco, non è truccato, anzi siamo tra le nazioni con più garanzie sulla correttezza dei Casinò virtuali e le poker rooms sono tutte certificate dall’AAMS, l’ente governativo che regolamenta i giochi con vincite in denaro in Italia. Per la mia esperienza funziona tutto in regola, ti pagano quando vinci, via postpay, codice fiscale, ecc. tutto a norma. Io mi sono iscritto gratis due anni fa ad una scuola di poker dove mi regalavano una bonus di partenza di 35 euro. Ho giocato molto, sempre per hobby, ho studiato molto, quasi per lavoro. Il poker va inteso come pratica sportiva, nella quali puoi vincere o perdere e, come in ogni sport, occorre applicazione, studio, tecnica, costanza. Bisogna capire un po’ di teoria della probabilità, di statistica, saper combattere la cosiddetta varianza, misurarsi contro la sorte che ha deciso quali carte ti ha fatto avere in mano il mazziere. La fortuna si sconfigge solo giocando a dovere e nel lungo periodo. Seguendo i consigli, leggendo libri, dopo tante ore sono arrivato ad avere un portafoglio on-line di 900/1.000 euro. Chiaramente io, per arrivare a questo tesoretto, non ho mai fatto giocate così alte, si parte dai piccoli tornei in cui giochi 50 centesimi e agli inizi è un po’ deprimente, ma dopo tante ore passate in chat passi ai tornei in cui giochi uno o due euro. Non c’è il rischio di giocarsi la casa, bisogna avere metodo, massimizzare le vincite, limitare le perdite e pensare nel lungo periodo. Certo, se uno è tarato male dalla nascita rischia di essere rovinato dal gioco, ma sei ha metodo e giochi molto non succede. Quello che ti insegnano nei corsi che ho seguito io è di giocare un centesimo del tuo portafoglio. Così, per avere risultati, occorre tanto tempo ma non rischi, Quanto? Diciamo che prendendolo come un hobby gioco in media 60 ore al mese. Due o tre sere a settimana, a volte esco subito dalla partita e faccio altro, a volte salto, a volte vado avanti. Diciamo che su Internet si arrivano a giocare circa 30 mani all’ora, chiaramente contro persone che non conosci, che hanno dei nick-name ma, se hai esperienza e impari a conoscerli, cominci a capire le mosse che fanno, quanti rischi corrono. Esistono anche dei software capaci di darti in diretta le statistiche dei giocatori, ma serve sempre abilità e fortuna. A maggio di quest’anno mi sono piazzato come migliore tra undici tornei in cui si sfidavano 900 giocatori di tutta Italia: per i primi due meglio piazzati c’era in premio un viaggio andata-ritorno, compreso di assicurazione sanitaria e 5 giorni di soggiorno al Monte Carlo Resort and Casin di Las Vegas, uno dei tanti mega resort della città, una sberla di 32 piani con 3.000 camere e tutto il resto. Avessi vinto l’equivalente in denaro non sarei mai andato a fare un viaggio di 17 ore in un posto con 42 gradi all’aperto a 9 ore di fuso orario dall’Italia per soli 5 giorni, ma nel pacchetto c’erano anche in omaggio i 1.000 dollari d’iscrizione all’evento 54 delle Wsop. Il top del poker mondiale mi spalancava le sue porte, quindi sono salito sull’aereo assieme al secondo classificato – un ragazzo di Ascoli – e dopo un lungo viaggio sono arrivato nella capitale del poker. La chiamano Sin City, Città del vizio,ma in apparenza è molto pulita, passano ovunque in continuazione con scoponi e acqua saponata a pulire boulevard e scale mobili. I casinò di Las Vegas sono collegati da passaggi sotterranei e da treni monorotaia, non vedi tracce evidenti di sballo, l’alcool si beve anche in strada ma non trovi cocci in giro. Gli americani come padroni di casa sono un pelo ignoranti verso il turista, se non hai capito te lo ripetono alla stessa velocità di prima, ma poi, in fondo, sanno che sei tu che gli porti il denaro, quindi non ti trattano troppo male. Non c’è aria di party selvaggio in stile Una notte da leoni. Le file alle discoteche sono molto fighette e piene di figli di papà in viaggio premio post laurea, ma tutto in ordine. Il vizio c’è e viene consumato, ma tutto all’interno di una grande industria che è la città stessa. Anche la prostituzione, severamente vietata, viene pubblicizzata da tre camion con pannelli pubblicitari, di quelli che si vedono anche da noi, che vanno su e giù nel boulevard e reclamizzano donnine nude che si possono pagare anche con Master Card. Le Wsop invece si giocavano al Rio All Suite Hotel and Casino, una mega struttura dove si giocano 62 tornei in poche settimane e dove se perdi ed hai altri soldi da buttare puoi vedere spettacoli che vanno dalla magia alle esibizioni acrobatiche e musicali condite da effetti luce stile americano. I prezzi sono abbastanza cari, si parte dai 70 dollari delle ultime file ai 200 delle prime, compreso un po’ di backstage nel caso qualcuno abbia voglia di fare foto con gli artisti. Ma il grosso degli affari, oltre alle sale slot, sono i tornei di poker. Il mio, l’evento 54, comprendeva 3.000 partecipanti. Considerate che gli organizzatori si tengono solo il 10% dei mille dollari di iscrizione ed il resto è montepremi, quindi un totale di $ 2.700.000 di montepremi, solo per l’evento 54. Il primo di solito prende il 20%, della torta. Una grande fetta di una grande torta. Ma in America è tutto grande, anzi Big. Le dimensioni dei casinò sono enormi e anche il modo di giocare dei miei avversari, sopratutto statunitensi, e per il resto di tutto il mondo, è molto aggressivo. Gran chiacchieroni gli yankees, parlano molto e caricano altrettanto. Qui non sto giocando contro avversari in rete, gioco al tavolo con persone in carne ed ossa che posso o meno guardare negli occhi. Di loro non conosco le statistiche. Gioco bene, cerco di parlare poco, guardare e rimanere concentrato. Il mio collega riesce a giocare solamente due ore. Io resisto. Arrivo quasi in fondo al primo giorno. Si gioca da mezzogiorno fino all’una di notte, ogni due ore abbiamo venti minuti di pausa, con un ritmo di circa 20 mani all’ora. Le fiches scorrono e noi siamo in tavoli da dieci e man mano che la gente viene eliminata i tavoli vengono accorpati. Dopo tante ore sono ancora lucido, anche se inevitabilmente il livello psicofisico va in calando.Bisogna bere molti liquidi, niente alcool. Su una mano che all’80% era mia e in cui avevo solo il 5% di percentuale di perdere sono uscito. Ho giocato 11 ore filate e con mio grande rammarico sono uscito 324° su 3000. Ottimo risultato per un esordiente, da esserne orgogliosi, ma ai primi 297 pagavano il premio di 3.000 dollari, e allora sì, come diciamo in Romagna, sarebbe stata baraca. Ci sono andato vicino, ho sentito il profumo dei verdoni ma per pochissimo è andata male. È una disciplina sportiva ma, ripeto, la fortuna è una componente inevitabile. Il torneo l’ha vinto tre giorni dopo una tale Dana Castaneda, 40enne americana che all’ultimo tavolo si è portata a casa oltre al prezioso braccialetto d’oro un primo premio di 454.207 dollari. Brava, brava e fortunata. Per quanto mi riguarda ho sfruttato le mie carte. La casistica dirà se ho un’altra possibilità di tornare a quei tavoli. Il mazziere fa il suo lavoro, sta a noi decidere se rischiare o meno.

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