Budapest Festival Orchestra Iván Fischer, conductor Hanno Müller-Brachmann, Figaro Laura Tatulescu, Susanna Roman Trekel, Count Almaviva Miah Persson, Countess Almaviva Rachel Frenkel, Cherubino (New York debut) Ann Murray, Marcellina Andrew ShoVisto che l’avevo già vista, ho deciso di tornarci. Per ascoltarla. Perché New York è una enorme play-town. Suonano tutti, nei parchi e per le strade, Up & Down, fino al Rose Theater, uno dei tanti spazi scenici del Lincoln Center, che anche quest’anno ha organizzato il festival Mostly Mozart. Tanti concerti e un’opera,  Le Nozze di Figaro, in scena il 15 agosto scorso.

E in scena, già dall’ouverture ci sono tutti, ma proprio tutti: i cantanti, l’orchestra, sì, anche il direttore. Tutti lì a suonare, recitare. E giocare. To play, appunto, tra vestiti per aria, sali e scendi dal piccolissimo palco, piacionerie e strizzate d’occhio a chi, sul palco, non c’è. Cioè il pubblico. Che inizia a ridere e non finisce più, fino alla fine (complice una furbissima traduzione sul maxischermo). Sembra il David Letterman. Ma mica siamo in tv. O sì? Oddio. Non è che l’opera, per sopravvivere, deve chiudersi nella dimensione dello show in scatola? E se invece fossero le dimensioni-scatola del palco, a costringere il direttore d’orchestra e regista Iván Fischer a privilegiare il «gioco» piuttosto che tutto il resto? Delle due, forse, tutte e due.

Comunque hanno giocato, ma soprattutto cantato e recitato benissimo, Hanno Müller-Brachmann (Figaro), Matteo Peirone (Antonio) e Ann Murray (Marcellina), una spanna su tutti. Promossi con riserve Roman Trekel (Conte), Miah Persson (Contessa), Rachel Frenkel (Cherubino). Un grosso punto interrogativo vicino a tutti gli altri, a partire da Laura Tatulescu (Susanna). Corretta la Budapest Festival Orchestra.

Annalisa Reggi

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