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Che anni rocamboleschi che furono per Bob Dylan quelli dell’edonismo Regan-iano, gli 80s: lui che giocava con l’immagine di rockstar stanca e la critica che quando poteva, spessissimo, lo massacrava – e con il pubblico che nel mezzo dei due poli non sapeva cosa fare, se stare dalla sua o se fidarsi degli “esperti”. A metà del decennio del disgelo, Dylan dà alle stampe Empire Burlesque (1985), un disco che fa ancora discutere, non tanto per la qualità delle canzoni, che fra una Emotionally Yours e una Tight Connection To My Heart (Has Anybody Seen My Love?) resta bella alta, bensì per la chiara concessione ai suoni campionati, pompati di synth e hi-tec del periodo. Metteteci pure che, pare, alla consolle lui pasticciò non poco, si dice all’insaputa del produttore Arthur Baker – come del resto fece un paio di anni prima con Mark Knopfler epoca Infidels (1983). Bene, lo sapevate che nemmeno Empire Burlesque fosse pubblicato e Bob si mise già al lavoro per un nuovo album rimasto completamente inedito fino a oggi? Nel pieno dell’estate 2016 arriva After The Empire (Unreleased Album Recorded May/October 1985), dodici pezzi più tre alternate takes mai sentiti prima – per tutti quelli appassionati di materia Dylan-iana un vero fulmine a ciel sereno.

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Bob Dylan con gli Heartbreakers Mike Campbell e Tom Petty
Bob Dylan con gli Heartbreakers Mike Campbell e Tom Petty

Le note che siamo riusciti a raccogliere sono piuttosto frammentarie. After The Empire pare essere stato registrato in un periodo che va dalla primavera all’autunno del 1985 presso i Cherokee Studios di Hollywood in California e gli unici musicisti sicuri in session sono il bassista Vito San Filippo (anni prima parte dei Tower Of Power), il batterista Raymond Lee Pounds (già al servizio di Stevie Wonder e di una pletora d’altri del giro black music anni Settanta/Ottanta) e alle voci le Queens of Rhythm Carolyn Dennis (futura moglie di Dylan), Madelyn Quebec ed Elisecia Wright – sebbene poi lungo l’ascolto si odono anche un pianista e un chitarrista in aggiunta a molti brani, che saremmo pronti a scommettere siano gli Heartbreakers Benmont Tench e Mike Campbell, dato per il quale ci ripariamo le zone sacre evocando il beneficio del dubbio.

Bob Dylan con Bruce Springsteen durante l'incisione di We Are The World
Bob Dylan con Bruce Springsteen durante l’incisione di We Are The World

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Bob Dylan con Ron Wood e Keith Richards durante il concerto benefico Live Aid
Bob Dylan con Ron Wood e Keith Richards durante il concerto benefico Live Aid

Ma detto tutto ciò, che Bob Dylan incontriamo in After The Empire? La netta impressione è che l’artista sia in preda a totale reazione rispetto ai preziosismi produttivi di Infidels e di Empire Burlesque – è un Dylan spassionatamente rock & roll, nel senso che gioca ad azzannare antichi amori rockabilly, blues, Rolling Stones, gospel. Certo, è tutto molto rough cut, come si dice in gergo tecnico, ma in diversi passaggi del bootleg, che peraltro ha una qualità sonora decisamente buona, si coglie senz’altro la virtù di diversi pezzi – i quali, peraltro non ci pare siano stati usati o riciclati, anche in termini di idee, nei dischi successivi. In sostanza, After The Empire nasce e muore in quei mesi centrali del 1985. Però di momenti di spessore ne cogliamo diversi: Baby Coming Back From The Dead, lungo rockabilly di oltre otto minuti con un Dylan che tira fuori gli artigli – Nothing Here Worth Dying For, bel gospel sporco di Stones – Bring It Home To Me, un po’ brano originale e un po’ no visto che l’eco del famoso pezzo di Sam Cooke è evidente dal titolo quasi identico anche se Bob indurisce tutto con un tiro roccioso e spara un testo tutto suo – fino a Find Me, bozzetto rock and roll facile-facile quanto piacevole. In poche parole, la registrazione è come se fosse una palestra dove Bob Dylan ha buttato giù schizzi, idee e tentativi – pertanto prenderli per tali: che qui e là fanno gran bella impressione.

CICO CASARTELLI

BOB DYLAN – After The Empire (Unreleased Album Recorded May/October 1985) (torrent download)

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