VHS + video/animazione/ televisione

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Un salto nel tempo di vent’anni alla riscoperta del VHS. E’ infatti dedicata al celebre mezzo di registrazione video la nuova mostra inaugurata nella Project Room del MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna. Nel suo periodo di diffusione durato circa vent’anni, il VHS si lega indissolubilmente anche a tecniche di ricerca artistica, consentendo una concreta integrazione mediale tra video, animazione e televisione. Il mescolamento delle fonti indiretta, ha portato anche un dialogo tra video e performance da allora sempre più stretto. Il progetto espositivo, nato da un’idea di Saul Saguatti (Basmati Film) e Lucio Apolito (Opificio Ciclope) con la curatela di Silvia Grandi e realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Arti dell’Università di Bologna, si configura come un dispositivo di pulsazioni audio-visive che nascono dall’ibridazione di differenti linguaggi, formati e pratiche di comunicazione video sperimentata in Italia tra il 1995 e il 2000.

Come scrivono gli autori di questo interessante progetto di ricerca: «Venti anni circa durò il regno del VHS e venti anni circa ci separano da quel periodo in cui si verifica una simultaneità di produzioni a tecnica mista con un ricorrente confluire di performativo, videografica e mixed media. In quei nastri accumulati sugli scaffali e ormai obsoleti, oltre ai Bellissimi di Rete 4, alle partite di Italia ‘90, ai film de l’Unità, ci sono anche contenuti originali, il sogno elettronico di una stagione in cammino tra l’analogico e il digitale.  Montaggi video che raccontano un metodo produttivo, un esito estetico, un’utopia collettiva a bassi formati, bassa fedeltà e con tecnologie giocattolo; testimoniano come si lavorava con l’hardware ormai estinto e i primordi del software, iniziando un faticoso discorso tra simili e un difficile dialogo con la televisione allora imperante. La produzione del periodo esorbita dall’autorialità individuale per estendersi a una dimensione collettiva, costituendosi in gruppi indipendenti di ricerca media-culturali che diventano veri e propri marchi come Opificio Ciclope, Fluid Video Crew, Ogino Knauss, Otolab e Sun Wu Kung di cui la mostra documenta i peculiari approcci espressivi. In un mondo ancora senza bacheche, chat, social media e YouTube, questi laboratori pionieristici hanno materialmente costruito schermi di proiezione nelle loro rispettive residenze – Link Project a Bologna, Forte Prenestino a Roma, CPA Ex Longinotti a Firenze, Garigliano e Pergola a Milano – sviluppando fucine creative sintonizzate con le coeve sperimentazioni più avanzate a livello europeo».

Tre grandi proiezioni murali, a loro volta frazionate in tante immagini di schermi che obbligano lo spettatore ad una visione multipla, sintetizzano le diverse produzioni e le varietà delle tecniche in uso.  Lo spettatore si trova in un ambiente immersivo in cui si snodano spezzoni di video, di programmi e di sigle televisive, videoclip e produzioni di videografica che si alternano incessantemente sulle tre pareti della sala.

Alle proiezioni murali si affiancano cinque monitor che permettono un approfondimento sull’opera di ciascun gruppo coinvolto, delle loro singole produzioni presentate nella loro versione integrale audio e video.

Il progetto espositivo trova anche una importante estensione on-line nel sito: www.vhsplus.it  dove sono consultabili materiali di archivio e approfondimento.

Fino al 17 febbraio 2019

Bologna, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Project Room, via Don Minzoni 14 Info: mambo-bologna.org

 

(l.r.)

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