Joachim Schmid. Photoworks

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Joachim Schmid, Il Mare, 2019, 30 stampe ad inchiostro pigmentato / 30 pigment ink prints, cm.18x24 cad. / each, particolare / detail, Courtesy l’artista / the artist & P420, Bologna, foto / photo Carlo Favero

P420 è lieta di presentare per la seconda volta una mostra personale dell’artista tedesco Joachim Schmid (Balingen, 1955) dal titolo Photoworks. Già attivo sulla scena tedesca dal 1980 come critico di fotografia, saggista ed editore, nel 1982 fonda Fotokritik, una rivista completamente autoprodotta che diventa da subito veicolo per la divulgazione delle sue teorie.

La sua riflessione si rivolge non verso la fotografia cosiddetta d’autore, bensì verso tutto ciò che è “lasciato fuori” e che quindi non è e non aspira ad essere fotografia “d’arte”, verso quella fotografia che si manifesta quando milioni di fotocamere producono miliardi di fotografie, e ne indaga, in maniera pionieristica, i tanti significati nascosti. C’è stato un tempo in cui si usavano le fotografie. Non le fotografie come immagini, come files, da mostrare e scambiarsi sullo smartphone, ma fotografie vere e proprie, stampate, su carta, oggetti con un corpo, con un peso, che si potevano prendere in mano, accarezzare, baciare, strappare.

Schmid comincia nei primissimi anni ’80 ad interessarsi alla massa di fotografie che la cultura popolare genera per un’infinità di scopi, nessuno dei quali artistico, e in particolare alla fotografia come oggetto, con il suo spessore, con un fronte e un retro. Le raccoglie ovunque sia possibile, nei mercatini, per strada, le richiede a chiunque abbia fotografie di cui potrebbe volersi liberare.

Una raccolta sistematica senza scopi scientifici o catalogatori ma con il solo intento di far emergere l’enorme potenziale nascosto che le fotografie portano con sé. Comincia da subito a dedicarsi (1982) ad uno tra i suoi progetti più vasti, Bilder von der Straße (Fotografie dalla strada), che comprende tutte le fotografie che ha potuto raccogliere in luoghi pubblici in un arco di trent’anni. Trovate una dopo l’altra, archiviate e catalogate con un numero progressivo e l’indicazione di quando e dove siano state trovate, l’opera è un monumentale museo di immagini in bilico tra il contenuto che hanno conservato e quello che hanno perduto, scartate, perdute, gettate, andate a un passo dall’essere definitivamente dimenticate. “Tutto quello che so di loro è il luogo e la data del ritrovamento, il resto è immaginazione” (Joachim Schmid). “Nessuna nuova fotografia finché tutte quelle esistenti non siano state utilizzate” è quanto egli stesso scrive in un suo testo nel 1989 che diventa immediatamente un’esemplare definizione di poetica.

Joachim Schmid, Bilder von der Straße, 1982-2012, fotografie trovate montate su cartone / found photographs mounted on cardboard, cm.29,5×21,5 cad / each, particolare / detail, Courtesy l’artista / the artist & P420, Bologna, foto / photo Dario Lasagni

La mostra raccoglie una selezione di lavori – dal più recente Il mare (2019) a Zur Theorie der Fotografie (Sulla teoria della fotografia) del 1986, da R.Flick Collection (2017) e The Artist’s Model (2016) alla serie Statics (1995-2003) per citarne alcuni – attraverso i quali da quasi quarant’anni Schmid ironicamente cortocircuita i canoni riconosciuti della fotografia, ne allarga i confini, si interroga scetticamente sul ruolo dell’autore e sull’intenzione artistica rispetto al risultato ottenuto.

Fino al 6 marzo 2021

Bologna, P420, via Azzo Gardino 9, angolo Largo Caduti del lavoro. Info & Orari: www.p420.it

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