NASCE COLLAZINE: COLLAGE E EDITORIA

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Collazine n.1, cover, collage by Barbara Henri.

Sabato 18 dicembre dalle ore 10 alle ore 13:30, presso gli spazi del centro culturale Granata a Bologna, verrà proposto un workshop intensivo di collage analogico aperto a tutte e tutti in collaborazione con Rapso Aps, una piattaforma creativa bolognese che si occupa di editoria indipendente, eventi, communication design, performance art e formazione. L’incontro si suddivide in due momenti: dalle 10.00 alle 11.00 verrà approfondita la storia della tecnica del collage, mentre dalle 11.00 alle 13.30 avrà luogo la vera e propria sperimentazione nel pratico. L’evento si inserisce all’interno di un programma organizzato in occasione dell’uscita del n.1 di Collazine, il primo magazine italiano che racconta le storie della realtà creativa contemporanea dei collagisti internazionali.

Comincia così Alessandra Tescione, fondatrice di Collazine e co-founder di rapso APS, a cui abbiamo fatto qualche domanda in merito alla rivista e al mondo del collage contemporaneo: «Il progetto Collazine nasce prima di tutto dalla passione e dalla curiosità verso il processo creativo della pratica del collage e anche dal desiderio di indagare e far conoscere una realtà creativa insolita ed in pieno fermento. Esiste, infatti, una comunità internazionale di artisti che sperimenta esclusivamente la tecnica del collage, analogico, digitale o mixed media, per creare opere d’arte sorprendenti. Collazine vuole riunire la community di artisti, appassionati e curiosi, e sostenere questa realtà autentica, unita dalla stessa passione».

Dopo il sold-out del numero zero, uscito all’inizio del 2021, è ora possibile acquistare il primo numero di Collazine. Che tipo di contenuti offrono rispettivamente i due numeri? Che direzione intendete prendere in quelli futuri?

«Il numero zero è stato il lancio ufficiale di Collazine nel mondo dell’editoria indipendente
come primo magazine italiano dedicato al collage, ricco di contenuti (in italiano ed inglese)
e di collaborazioni. Per l’occasione, volevamo presentare l’ecletticità creativa del mondo
dei collagisti, senza tematiche specifiche. Abbiamo lanciato una call for artists e la risposta
è stata incredibile: abbiamo ricevuto oltre 500 collage provenienti da tutto il mondo. Nel
numero ne sono stati pubblicati venti (selezione difficilissima) insieme alle sezioni che
solitamente si suddividono all’interno della zine: interview, collage history, focus artist,
special project, community, con la partecipazione di artisti italiani ed internazionali.
Il primo numero è stato invece il lancio di un programma editoriale preciso per i prossimi
numeri: esplorare le contaminazioni del processo creativo del collage alla ricerca di tutte
quelle tecniche, stili e tematiche che hanno attraversato e che attraversano tutt’ora la
pratica del collage. Nel primo numero indaghiamo il rapporto tra collage e fotografia:
dall’uso di fotografie vintage ai fotomontaggi digitali, dalle opere rivoluzionarie delle
Avanguardie del Novecento fino alle visioni contemporanee».

Collazine n.1, interno, collage history.

Come si rapporta Collazine con i lettori? Cerca di coinvolgerli oppure utilizza un
approccio informativo?

«Come dicevo in precedenza, il nostro desiderio è quello di riunire una comunità di artisti,
appassionati e curiosi. Il magazine è solo uno dei mezzi per avvicinarci al fine.
Sicuramente speriamo che i contenuti proposti siano un’occasione per conoscere artisti e
progetti ed anche per trovare tante ispirazioni. I nostri lettori sono principalmente creativi e
ci piace pensare che dopo aver sfogliato l’ultima pagina del magazine o aver letto un
articolo sul blog, o dopo i vari swipe-up su Instagram, l’interesse continui oltre gli schermi
e le pagine. Gli artisti sono invitati alle call for artists, e a partecipare alla rubriche speciali
sul web. Siamo sempre entusiasti di poter conoscere e scoprire nuovi progetti. Poi ci
piacerebbe poter iniziare a collaborare per progetti espositivi ed eventi internazionali,
magari già nel 2022».

Viviamo in un’epoca profondamente “iconizzata” dove tendiamo ad avere un atteggiamento estetizzante nei riguardi di tutto ciò che ci circonda, dunque può essere una risorsa creativa l’utilizzo del «taglio più radicale di tutti (…) che smembra e riassembla le immagini mutandole in altro da sé. Giustapposizione che propone significati nuovi» (citando l’illuminante “Figure” di Riccardo Falcinelli)? In altre parole, può essere creativamente stimolante ripensare le immagini, per allontanarsi da una certa sacralizzazione a cui tendiamo, soprattutto con i social?

«Nelle Avanguardie dei primi del Novecento, il collage era utilizzato come pratica oppositiva
alle regole dell’arte tradizionale e accademica. Così anche oggi, la pratica è recuperata nel
tentativo di stravolgere la visione contemporanea di immagini perfette e poco credibili,
creando immaginari surreali che tracciano le vie di fuga verso una dimensione intima, più
autentica. Io credo nella potenza catartica della pratica del collage, nella sua capacità di
liberare il flusso creativo dalle preoccupazioni estetiche e di saper osservare oltre
l’immagine apparente».

Collazine n.1, interno, particolare intervista a Vittoria Cafarella.

Che direzione sta prendendo il collage contemporaneo? In quale rapporto si pone
rispetto alle sperimentazioni del secolo scorso?

«Viviamo nel secolo del caos della comunicazione visiva e muoversi artisticamente nel
vasto archivio iconografico non è semplice. Molti artisti preferiscono spulciare tra le riviste
vintage e gli archivi storici digitali, nel disperato tentativo di ristabilire un legame con il
passato, quello perduto sotto i miliari di file e post. Ci sono artisti che amano il metodo
analogico e accumulano ritagli su scrivanie e mensole colme e nelle loro opere si riesce
ad intravedere la grana della carta ingiallita e impolverata. Altri sfruttano invece il
progresso tecnologico e la possibilità di utilizzare software digitali realizzando immagini ad
alta risoluzione, attraversano così lo spazio e combinano passato, presente e futuro.
Una delle cose che mi ha da subito affascinata di questo mondo è la sua libertà
anacronistica, capace di valicare i limiti dell’immaginario e di schivare ogni
categorizzazione per preservare la sua natura ambigua».

Info: Centro culturale Granata (Via San Rocco, 16 – 40122 Bologna), 18 dicembre, 10.00-11.00 – Cenni storici, riferimenti bibliografici, testimonianze, strumenti, ricerca iconografica, stile, 11.00-13.30 – Composizione, esercizi individuali e collettivi, info@collazine.com, rapso.org, Creative Workshop #1 – Analog collage art | Facebook.

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