CAPOVILLA E I CATTIVI MAESTRI AL FINISTERRE BEACH: “QUANDO LE CANZONI RACCONTANO QUALCOSA”

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Quattro giorni di musica a Woodstock Beach Festvial al Finisterre Beach di Marina di Ravenna. Siamo stati all’ultimo appuntamento della rassegna dove sul palco montato direttamente fronte spiaggia si sono esibiti  Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri, ieri sera, venerdì 18 agosto.

Arriviamo allo stabilimento verso le 21 e 30, dove ci accomodiamo nelle poltroncine sulla spiaggia in attesa del live. Non è la prima volta che vedo Capovilla e soci ma ogni volta riescono a trasmettermi qualcosa di diverso, unico e irripetibile.

Nel bagno accanto c’era un festa dove un DJ metteva della musica altissima, la classica musica da discoteca. Sono le 23 e finalmente i Cattivi Maestri con a seguito il grande Pierpaolo salgono sul palco, spazzando letterarlemte il suono della musica accanto, con la potenza della batteria di Fabrizio Baioni, la chitarra del maestro Egle Sommacal e il basso come un mitra di Federico Aggio. E poi c’è lui, Pierpaolo Capovilla, una personalità carismatica ma allo stesso tempo colmo di sensibilità sui temi attuali che si trasfromano in canzoni colme di rabbia contro tutte le inguistizie che il mondo e gli esseri umani più deboli hanno subito e stanno subendo tuttora.

Capovilla sentendo quella musica dello stabilimento accanto afferma che “la musica deve raccontare qualcosa” ed è quello che Capovilla e i Cattivi Maestri ci parlano, ovvero della verità e di argomenti scomodi che solo con la musica e le canzoni possono essere espresse in maniera libera e diretta. Senza fronzoli e neppure peli sulla lingua, la band ci dimostra ancora una volta che la potenza della loro musica arriva come un fulmine alle persone e alle nostre anime.

Come vi ho già detto ho già visto la band dal vivo diverse volte, ma nonostante questo andare ai loro concerti ogni volta è un’esperienza unica dove ti senti vivo e parte del tutto.

“I concerti si fanno insieme: per la gente e con la gente” è quanto afferma convinto Capovilla e lo siamo anche noi.

Pezzi come Sei una cosa, La Guerra del Golfo, Morte ai poveri e le meravigliose Anita e La città del sole ti lasicano ogni volta quell’incazzatura verso questo mondo ma allo stesso tempo una malinconia spiazzante, dove negli occhi di Pierpaolo si legge chiaramente quella tristezza di chi vede ogni giorno soprusi e abusi di potere fatti passare come cose normali ma che di normale non hanno niente a che fare. Sono veri e propri omicidi come sottolinea più volte Pierpaolo.

Capovilla e i Cattivi Maestri strappano letteralemte quel velo di Maya che la maggior parte delle persone porta addosso, ovvero bombardati dai mass media, dai social netork lo spettatore viene deviato dalla realtà delle cose. Ed è attraverso la musica che avviene la resistenza e la conoscenza della verità. La musica come strumento universale di bellezza, arte e profonda conoscenza.

Finale devastante con Aggio e il suo basso con distorsioni folgoranti, Baioni alla batteria colpisce sempre più forte con le bacchette che si spezzano e alla fine dello show scaraventa la batteria sul palco come i più grandi rocker della storia della musica e Sommacal con quella apparente quiete ci mostra con la sua chitarra distorsioni tempestose. Pierpaolo che nel frattempo era uscito dal palco torna poi a salutarci, con un monologo sui diritti dell’uomo e sull’uguaglianza, ringraziandoci di esserci stati. E siamo noi che ringraziamo la band e il Finisterre per averci dato l’opportunità di assistere ad un ennesimo live esplosivo.

“Non può esserci libertà senza giustiziasociale e non può esserci giustiziasociale senza libertà”

Sandro Pertini