Visto da noi: il San Francesco pop di Simone Cristicchi

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Sarà puerile, lo so, ma lo voglio dire: ho sempre avuto simpatia per i dissidenti.

Per quelli che si mettono di traverso, sguardano di lato, mostrando a chi è disponibile possibilità altre di abitare il reale.

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: come non essere d’accordo con John Belushi pensando a quando, queste scelte divergenti, sono compiute in seno a una istituzione ontologicamente dogmatica e totalizzante quale da sempre è la Chiesa Cattolica?

Penso, da ateo, alla smisurata ammirazione per don Lorenzo Milani che, esiliato a Barbiana, diede vita a una delle più grandi rivoluzioni pedagogiche del Novecento.

Penso che c’è voluto mezzo secolo perché un Papa (Francesco, nomen omen) andasse sulla sua tomba e così lo “riabilitasse”.

E non mi soffermo su quanto di oscurantista ci sia nell’idea (e, ahinoi, nella prassi) di concedere o meno riabilitazioni.

E per inciso no, non è successo otto secoli fa: era il 2017.

E comunque questo è stato il primo Papa, ad assumere il nome di Francesco: otto secoli, appunto, ci son voluti.

Penso, ancora, a otto secoli fa, quando Giovanni di Pietro di Bernardone lasciò ogni agio e divenne, di nome e di fatto, giullare di Dio.

Giullare: sarà per quell’imprinting che molto teatro (e, più in generale, molta arte della rappresentazione) ne ha raccontato la vita?

Penso al musical Forza venite gente dei primi anni Ottanta.

Penso a Lu santo jullare Francesco di Dario Fo del ’99.

Penso al Francesco a testa in giù di Marco Baliani e, affacciandomi per un attimo su altre arti, al Francesco, giullare di Dio di Roberto Rossellini del 1950 e -esempio più celebre di tutti- al ciclo di affreschi nella Basilica superiore di Assisi che Giotto di Bondone dedico a fine Duecento alle Storie di San Francesco.

 

Giotto di Bondone, Predica agli uccelli, 1290-1295 circa

 

Ha dunque una genealogia da far tremare i polsi, la riscrittura per la scena che Simone Cristicchi ha fatto di questa vicenda: Franciscus. Il folle che parlava agli uccelli è il titolo del suo spettacolo, in scena ancora questa sera e domani al Teatro Masini di Faenza.

Il trattamento che questo artista fa dell’arcinota vicenda è marcatamente pop, nel senso letterale di “destinato ai molti”.

È una sorta di one-man-musical, questo spettacolo, che Cristicchi ha scritto insieme a Simona Orlando, che ha auto-diretto e che interpreta senza risparmiarsi, abitando dinamicamente un’imponente scenografia mobile con praticabili a scale, fondali e sagome stilizzate che ricordano una foresta (forse una citazione della selva dantesca, come luogo in cui perdersi e poi, più autenticamente, ritrovarsi?): alternando senza posa parti da personaggio in costume (lo straccivendolo Cencio) e di affabulatore, narratore e cantante (in abiti “civili”), Cristicchi dà luogo a un dispositivo scenico massimamente comunicativo.

Ibridazione di registri linguistici (parti in rima alternate a parti discorsive), duttilità vocale (anche nell’adottare diverse cadenze dialettali) e costante interpellazione al pubblico (con lancio di oggetti, battito di mani, reiterati richiami all’oggi) rendono questa creazione efficacemente predicatoria, termine che qui uso nel senso etimologico di “rendere noto”.

Pare in questo senso consona alla vicenda del giullare di Dio, l’attitudine massimamente esortativa e assertiva che lo spettacolo incarna, secondo un’idea di teatro -azzardo a sintetizzare- come veicolazione di messaggi e valori (è in tal senso matericamente esplicito il grande albero di ulivo che appare sul finale, a concretizzare un accorato appello alla pace).

 

ph Edoardo Scremin

 

Lo sviluppo diacronico è contrappuntato da alcune canzoni inedite, composte insieme alla cantautrice Amara, che molti conosceranno perché da alcuni anni è habitué del Festival di Sanremo che, è forse pleonastico ricordarlo, Cristicchi vinse nel 2007 con il brano Ti regalerò una rosa.

Nell’infinito e appassionante gioco delle variazioni che si sperimenta quando si va a incontrare a teatro una storia già conosciuta (situazione in cui il gusto non è dato dal cosa viene raccontato, ma dal come), il pubblico ha molto esplicitamente apprezzato questa rilettura scenica profondamente, programmaticamente pop.

Chi volesse approfondire la genesi dello spettacolo può partecipare oggi, mercoledì 10 gennaio, alle ore 18 al Ridotto del Teatro Masini, all’incontro con Simone Cristicchi condotto da Paolo Gambi.

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PS 1 a testimoniare l’inesausto interesse scenico per la vita del Santo di Assisi, segnalo che sabato 13 gennaio al Teatro Piccolo di Forlì (un altro dei teatri gestiti da Accademia Perduta / Romagna Teatri, che peraltro è co-produttrice dello spettacolo di Cristicchi) è in programma Fra’. San Francesco, la star del Medioevo di e con Giovanni Scifoni

PS 2 chi volesse approfondire il rapporto tra i Folli in Cristo (ai quali arbitrariamente mi sento di inscrivere San Francesco) e la scena performativa contemporanea può farlo attraverso il denso, illuminante saggio di Tihana Maravic´ Vado a prendermi gioco del mondo. Dal folle in Cristo a Bisanzio e in Russia al performer contemporaneo  

PS 3 concludo con una nota personale (nonché un consiglio di gita): quando morirò vorrei essere cremato. E vorrei che le mie ceneri fossero sparse nella terza delle Cascate di Riva di Tures, in Valle Aurina, in Alto Adige, lungo il Sentiero di San Francesco, che è uno dei luoghi più umanamente prossimi all’idea di sacro in cui mi sia mai trovato. Io ve l’ho detto, non si sa mai.

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