«Starman» – Una breve introduzione

 apertura libri fotoMaestro e cantore del silenzio della vita e delle oggetti. A Bologna una celebrazione
doverosa consacra lo scrittore e traduttore Gianni Celati, che da anni vive in Inghilterra. Il festival a lui dedicato dal titolo La dispersione delle parole prosegue fino all’autunno. Il 9 maggio ai Teatri di Vita l’ultimo incontro della primavera con Celati che tiene una lettura scenica da Recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto, in estate una rassegna in piazza Maggiore che presenta i suoi lavori cinematografici e infine, in autunno, una serie di incontri pubblici con amici e scrittori. Recente la pubblicazione della sua nuova traduzione di un caposaldo del ’900 Ulisse di James Joyce per Einaudi.


«Like a rolling stone»

«Nato nel ’37 – Sei mesi di vita a Sondrio – padre ferrarese, impiegato in banca, litiga col direttore, condannato per punizione a trasferirsi da un capo all’altro dell’Italia – Famiglia viaggiante» per poi continuare «Viaggio in Germania e quasi matrimonio, ma lei si mette con un altro – Ritorno a casa – Passa il tempo – raptus di scrivere come un certo matto che lo appassiona – Italo Calvino propone di farne un libro».

Questo è uno stralcio di come lo stesso Celati racconta della sua vita sulla quarta di copertina di un suo libro uscito per i tipi di Quodlibet, gli amici di sempre: Ermanno Cavazzoni, Daniele Benati e Jean Talon, ai quali manca solo Luigi Ghirri, grande fotografo dei silenzi d’Emilia, scomparso prima del tempo.

Celati è uno così. Uno che ha la testa di un maestro e parla come il timido da bar. Osserva, ascolta e poi scrive a tutti di quello che gli altri non hanno saputo vedere. Lo abbiamo scoperto attraverso i ricordi di Pier Vittorio Tondelli, che raccontava delle lezioni di letteratura americana al Dams di Bologna, e di questo strano e focoso professore che stregava i ragazzi. Gli stessi che poi uscivano dalla facoltà e si prendevano a pistolettate con la Polizia, mentre l’esercito mandava «i carri armati» in via Zamboni a zigzagare tra i sogni psichedelici di Paz, Freak Antoni, Radio Alice, Toni Negri e Bifo.

Gianni Celati intanto scriveva libri. Il primo ad accorgersi di questo intellettuale anarcoide fu proprio Calvino, che gli pubblicò Comiche, Le avventure di Guizzardi, narrativa dove la slapstick comedy dei fratelli Marx si fondeva all’argot di Louis Ferdinand Céline, verso un suono rocambolesco.

Agli anni Settanta seguirono gli Ottanta, con lo scolpire di uno stile cambiato e metafisico, Narratori delle Pianure, Verso la Foce, Quattro novelle sulle apparenze dove Celati diventa qualcuno che raccoglie e restituisce il silenzio di un’Emilia che assomiglia sempre di più ai deserti americani, alle interminabili sequenze di Paris Texas di Wim Wenders. I campi lunghi si dilatano sulle note di Ry Cooder e Zavattini si mischia a Sam Shepard, Kerouac a Mario Soldati. Le traduzioni da George Pèrec, Swift, Twain. Un universo il suo, in grado di allargarsi sempre, sperimentando alla scrittura di sonetti un’analisi critica del testo e del senso ultimo della parola, nel quale ha sempre cercato il ritmo come avrebbe fatto Charlie Parker o John Coltrane. Poi l’Africa, suo grande amore, il cinema e le affinità elettive con la fotografia di Ghirri. Ancora libri. La traduzione dell’Ulisse di Joyce ora uscita per Einaudi. Ultima titanica fatica di questo maestro che vive a Brighton in Inghilterra con la moglie. Chissà che non gli torni quel raptus di scrivere. Le strade hanno contorni stretti e si prolungano oltre la linea dell’infinito.

MARCO BOCCACCINI

Fino a novembre 2013

LA DISPERSIONE DELLE PAROLE

Bologna, sedi varie

Info: comune.bologna.it/cultura

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