Lindsay Lohan, The Canyon
Lindsay Lohan, The Canyon
Lindsay Lohan, The Canyon

Prendete e mescolate assieme un divo del cinema porno americano (James Deen), una attrice newyorkese famosa più per gli arresti per guida in stato di ebbrezza che per le interpretazioni cinematografiche (Lindsay Lohan), un regista e sceneggiatore di culto (Schrader appunto, basti pensare a Taxi driver e Toro scatenato di Scorsese), uno degli scrittori più incisivi degli ultimi decenni (Bret Easton Ellis, autore della sceneggiatura). Va poi aggiunto che il film è stato prodotto con risorse economiche limitatissime, già questa una evidente provocazione al sistema produttivo hollywoodiano, come provocatorie sono le immagini iniziali del film, ritratti desolanti di sale cinematografiche abbandonate ed in rovina, una metafora sulla crisi del cinema di fronte all’avvento delle nuove tecnologie.

Le premesse ci sono tutte per incuriosire chiunque abbia passione per il cinema. Eppure qualcosa non gira perfettamente; o meglio, forse va capita fino in fondo. La prima impressione dello spettatore di fronte a The Canyons è di stupefazione e di rigetto (il film è stato pesantemente stroncato dalla critica, quasi unanimemente). Non sconvolgono di certo i nudi integrali maschili e femminili, né le scene al limite dell’hardcore, ma quello che lascia interdetti sono i dialoghi e le inquadrature che rimandano abbastanza chiaramente all’immaginario di certi film erotici degli anni ’70. Sembra di vedere un film di cosiddetta serie B, se non proprio un film spazzatura. Tuttavia fermarsi alla superficialità di questa interpretazione rischia di essere sviante. È evidente come tale impatto sia scientemente voluto dal regista, il quale sembra volersi divertire a provocare lo spettatore fino ad irretirlo e portarlo a dire “non è possibile, ma Schrader è ammattito…”.

Scoprire il gioco del regista con gli attori permette invece di divertirsi con un film che mette in scena il mondo dorato di Hollywood e il contrasto tra la ricchezza sfrontata delle sue ville e la miseria di esistenze vuote e alla deriva, nelle quali solo il sesso sembra capace di accendere qualche scintilla. Con esiti tragici, poiché anch’esso è minato dall’ossessione del controllo e del dominio. In sintesi: un videogame sessuale ambientato nel mondo del cinema con annessi ricatti, violenze, intrighi e finanche omicidi.

ALDO ZOPPO E DARIO ZANUSO

The Canyons, di Paul Schrader, Stati Uniti 2013

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