bubblewrap-02Se non vi siete mai persi nel gioco di far scoppiettare le sue piccole bolle fra le dita, credetemi, non sapete cos’è la felicità.

In Italia lo chiamiamo Pluriball, ed è probabilmente l’imballo ammortizzante più economico e diffuso al mondo.

È stato inventato nel 1960 dagli ingegneri Alfred Fielding e Marc Chavannes.

Ma la storia inizia a metà degli anni ‘50, in un garage di Hawthrone, New Jersey, dove i due ingegneri stavano sperimentando la produzione di un nuovo tipo di carta da parati, caratterizzata da una superficie in plastica testurizzata.

Sigillarono insieme due tende da doccia, includendo un certo numero di bolle d’aria all’interno. Cercarono di vendere il prodotto come carta da parati, ma si rivelò un totale insuccesso. Poi cercarono di commercializzarlo come isolante per serre. Totale insuccesso.

La leggenda narra che, durante un volo aereo, Chavannes pensò che le nuvole sembravano attutire la discesa dell’aeroplano durante l’atterraggio… e gli venne l’idea di usare l’aria, chiusa tra due strati di materiale plastico, come materiale per imballaggi.

Nel 1960 fondarono la Sealed Air Corporation. Brevettarono il nuovo prodotto, lo chiamarono Bubble Wrap. E il primo cliente fu la IBM, che usò il nuovo materiale per proteggere il computer modello 1401 durante la spedizione.

Nel 1993 i nomi di Fielding e Chavannes furono inseriti nella New Jersey Inventors Hall of Fame.

Molti artisti, designer e stilisti si sono divertiti ad utilizzare in modo creativo questo materiale. Per tutti, vorrei citare i designer brasiliani Fernando e Humberto Campana, che hanno usato il Pluriball per imbottire la loro poltrona Plastico Bolha, prodotta nel 1995, e il designer giapponese Shunsuke Umiyama (www.microworks.js), che lo ha utilizzato per una originalissima cravatta colorata.

La Sealed Air esiste tutt’oggi; nel 2010 ha festeggiato il suo cinquantesimo compleanno, ed ogni anno produce una quantità di Pluriball pari a due volte la distanza fra la terra e la luna…

Roberto Ossani

Docente di Design della Comunicazione

ISIA Faenza

 

 

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