Elsa in Frozen
La regina Elsa di Frozen

Ad oggi sono quattro mesi che Margherita, mia figlia cinquenne, si aggira per casa e ogni tanto proclama: “La regina sono io, Elsa, cs cs; oppure: Ho detto basta, cs cs”.

La questione è semplice: a parte alcuni amori improvvisi, tipo l’inaspettato Spiderman (temo non quello di Raimi, che poi però ho prontamente recuperato e mostrato alla ragazza) che una sua amica di materna le ha raccontato essere un gran figo e che quindi è diventato un oggetto del desiderio (addirittura ha preteso dai suoi nonni l’uovo dell’uomo ragno). Dicevo: a parte alcuni amori improvvisi, dopo aver visto Frozen, il film Disney di Natale, Margherita si è trasformata in Elsa, è diventata la regina e ghiaccia tutti. E non paga di ciò, recita lunghe parti del film, dialoghi inclusi. E sa anche tutte le canzoni a memoria, anche quelle recitate fra le due sorelle.

Allora, un padre, cosa deve fare? Abbozza e si informa: avevo evitato il film a Natale? Me lo cucco a ridosso della Pasqua, così imparo.

Le due sorelle protagoniste, a causa di un incidente da piccole, non si frequentano fino alla maggiore età di Elsa (l’altra si chiama Anna). Costei diventa regina di un piccolo regno abbarbicato fra il mare e la montagna: il giorno dell’incoronazione svela al mondo il fatto che Elsa ha dei poteri che non riesce a controllare. Presa dal panico fugge sulla vetta più alta e lì costruisce un gigantesco castello di ghiaccio. E lo fa mentre canta una canzone piena di sottintesi post-adolescenziali. La sorella minore parte alla sua ricerca, dopo aver provocato il patatrac perché voleva sposare un bel tomo appena conosciuto e ovviamente Elsa le ha detto che non approvava la cosa, e sulla strada innevata (in piena estate) incontra un giovanotto di belle speranze che commercia in ghiaccio, parla con la sua renna e vive con una famiglia di sassi che si trasformano in troll. Lei si fida (voi non lo fareste?) e assieme trovano la regina Elsa che non vuole tornare a casa, sebbene abbia provocato un inverno senza fine. Le due sorelle hanno un lieve alterco e Elsa crea un gigante di neve che tenta di uccidere il gruppetto di salvataggio, che annovera pure un pupazzo di neve ridanciano e amante dell’estate. Ad Anna si congela il cuore cosicché viene riportata a palazzo per essere baciata dall’innamorato che, proprio sul finale, rivela le proprie vere intenzioni e in un momento shakesperiano tutto si ribalta fino al finalone tempestoso.

Alla fine mi son detto: oddio… che abbia capito male? Guardo Margherita, che nel frattempo aveva saltato, cantato, recitato e apostrofato chiunque osasse fiatare con: ghiaccio, cs cs. No no, avevo capito benissimo: il film era quello. Il film che ha frantumato il record di incassi per un titolo d’animazione (detenuto da Toy Story 3) è un film non lineare, senza un protagonista o un antagonista ben definito (non ci sono buoni o cattivi immediatamente identificabili se non appunto…) a meno che non si prenda in esame la figura della “mitica Elsa”. Che, di fatto, è la parte oscura del film (è il “mostro”, come dicono ad un certo punto gli abitanti del regno). Mentre la sorella è semplicemente una adolescente volitiva e generosa, che va alla sua ricerca per riportarla a casa e aiutarla.

Allora: perché Margherita, e con lei il 90% delle bambine che conosce, si identifica con lei? Perché le bambine “sono Elsa”?

Margherita, le chiedo in un momento di tranquillità, perché vuoi essere Elsa?

Perché è bella, ha i capelli bianchi e ghiaccia tutto.

Cacchio. Le cose attraenti sono l’aspetto fisico (sui capelli bianchi sono rimasto perplesso, lo ammetto: ma le bambine non hanno le fisime di chi ha raggiunto gli anta) e un potere che si esprime con forza inesplicabile. Praticamente le bimbe che guardano i film oggi sono una miscela combustibile di maschi e femmine di due decenni fa: guardano Elsa e Spiderman con la stessa disinvoltura con cui il mondo si divideva in chi giocava con le bambole e in chi giocava con i robot. Ma chi ha provocato questa frattura nell’universo femminile (i maschi no, non sarebbero mai Elsa, loro sono o bianchi o neri)?

Do un’occhiata ai Classici Disney, di cui Frozen è il 53° esemplare: negli ultimi dieci anni quanti ve ne ricordate, senza andare su wikipedia?

Due, esatto: La principessa e il ranocchio e Rapunzel (se guardate la lista vi stupireste di scoprire che alcuni titoli escono dagli Studios di Mickey Mouse). Gli altri, a meno che non siate fanatici irriducibili come il sottoscritto, sono passati in cavalleria. Se è andata bene. Oltretutto l’ultimo prima di Elsa è stato Wreck it Ralph, un bidone aspiratutto talmente insipido e di rapido consumo che l’hanno visto giusto i tecnici che l’hanno girato. E forse neppure tutti i loro figli. E comunque anche lì, oltre all’orrendo protagonista, il vero perno del film era la bimbetta pilota che doveva vincere la gara nell’universo ludico delle caramelle. Che di fatto reggeva da sola tutta la seconda parte della pellicola, visto che Ralph valeva come il due di bastoni con briscola a denari.

Allora ho ragionato un po’: i film più memorabili sono quelli in cui la protagonista è una ragazza. Irriducibile e alla fine dell’adolescenza: La principessa dei bayou vive il passaggio all’età adulta nel modo più vicino alla fiaba che si possa (trasformazione – visita alla casetta del bosco – trasformazione); Rapunzel neanche a parlarne e in Frozen il giochetto è talmente lì sullo schermo che appare evidente alla prima visione: Elsa, diciottenne regina con poteri misteriosi, si isola, litiga con tutti, fa un casino d’inferno ma poi si accorge che l’amore famigliare può farle superare incertezze e dubbi sul proprio essere, diventa buona e saggia e si prepara ad essere una regina illuminata e giocosa.

Disney, di fatto, ha prodotto uno dei film meno leggibili della sua produzione: come detto non ha personaggi immediati (i buoni e i cattivi si rivelano piano piano e solo alla fine si può avere un quadro preciso della situazione), la storia non ha un procedere orizzontale, spesso ha più la direzione di una spirale che quella di una freccia (la parte centrale racconta la presa di coscienza, una crescita interiore dei protagonisti, lo sviluppo del loro carattere) e la trama è ridotta all’osso. Non ci credete?

Una ragazza di nome Elsa sbarella e scappa su una montagna. La sorella minore la va a cercare. Le due litigano e Anna è costretta a tornare a casa per cercare di salvarsi la vita. Chi pensava la potesse aiutare la tradisce. Elsa torna a casa e sistema le cose riavvicinandosi ad Anna.

Frozen è un film complicato che però, evidentemente, parla al cuore delle ragazze (da 0 a x anni). Come lo faccia è un mistero. Esattamente come è un mistero il cuore delle ragazze.

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