Alessandra SpranziMaraviglia ovvero “cosa mirabile, eccezionale e inattesa che desta in chi la guarda o la ode un senso di stupore, sconfinante a volte nell’incredulità”, secondo il dizionario. Un piccolo segno, un particolare inaspettato che richiama la nostra attenzione rendendo il quotidiano di improvviso affascinante e ignoto. O, per dirla con le parole di Alessandra Spranzi: “Maraviglia,  la ripetizione della a come uno stupore ripetuto, o uno stupore del secondo sguardo. Chiudo gli occhi, li riapro, riguardo o ritrovo qualcosa che appare inaspettatamente nuovo”. Milanese, classe 1962, Alessandra Spranzi ama concentrarsi sui piccoli dettagli, particolari che spesso passano inosservati nella frenesia della vita di tutti i giorni e fare di essi l’oggetto della sua arte. In questa indagine, l’artista utilizza in prevalenza la fotografia e il video, pur non definendosi formalmente una fotografa. “Da anni – dichiara Alessandra Spranzi – rifletto sul potenziale, spesso addormentato o consumato, presente nelle immagini, tornando a guardare e utilizzare materiale anacronistico o povero con progetti ogni volta diversi, che portano alla luce, o svelano, il lato nascosto e irrazionale delle cose e delle immagini. Raccogliere, avvicinare, mettere insieme, far incontrare, è un modo per riorganizzare, o sorprendere, la visione e il pensiero, per rimettere in gioco la natura enigmatica dell’immagine fotografica che continuamente ci interroga”. In mostra alla galleria P420 cinque cicli di opere che raccontano gli esiti più recenti del lavoro dell’artista. “Maraviglia” (“Dizionario Moderno”, 2014), che da il titolo alla mostra, nasce da un ritrovamento fortuito, un vecchio dizionario edito dalla Hoepli (il “Dizionario Moderno” supplemento ai “Dizionari Italiani” curati da Alfredo Panzini nel 1927) comprato in un mercato dell’usato, al cui interno l’ignoto proprietario aveva arricchito le pagine incollando definizioni ritagliate da altri dizionari. Una di esse è appunto maraviglia. Seguono le serie “Obsoleto” (2013-14) e “Sortilegio” (2014), dove particolari tratti da manuali pratici e vecchi libri vengono rifotografati e riproposti come fotomontaggi di polaroid (Obsoleto) o isolati in un ciclo di fotoincisioni (Sortilegio). Può capitare che il particolare venga ingrandito dall’artista a dismisura come accade nella serie “Vendesi” (2007): immagini di oggetti grandi poco più di un francobollo selezionate da riviste di annunci economici, riprese con un obiettivo macro e ingrandite fino a rivelare la loro grana tipografica e quella della carta su cui sono state stampate. Nella serie “Io?” (1992-1993) l’oggetto di indagine, il particolare, è  l’immagine dell’artista stessa: Alessandra Spranzi propone collage in cui sostituisce il proprio viso a quelli di personaggi tratti da libri e riviste. Una pratica di identificazione nell’altro che l’artista perpetua ogni mattina, iniziando la propria giornata solo dopo che la sua vicina ha compiuto un singolare rituale: si affaccia alla finestra, mandando baci e abbracci a mittenti sconosciuti. Un’azione abituale ripresa nel video “Ogni mattina” (2006).

LEONARDO REGANO

Fino al 31 gennaio 2015

Alessandra Spranzi

Maraviglia

Bologna, P420, Piazza dei Martiri 5/2

info: tel. 0514847957, info@p420.it, www.p420.it

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