Da una settimana a casa mia si è aperta ufficialmente la campagna elettorale: Gigione, il mio coinquilino barese, ci ha comunicato che intende traslocare e come d’uopo, dopo la pubblicazione di un affabilissimo annuncio di “affittasi singola in centro a bologna a 220 euro” ci ritroviamo subissati di richieste e telefonate. Il miei coinquilini hanno preso la faccenda della selezione molto seriamente, tant’è che in men che non si dica ci ritroviamo a vedere circa 12 “concorrenti” al giorno.
È partita dunque una sorta di guerra fredda casalinga dove ognuno cerca nella new entry un papabile alleato, semplice da gestire, un elemento contundente da scagliare contro gli altri nelle questioni di natura domestica (tipo il livello del riscaldamento, le pulizie, cosa fare con l’abbonamento di sky calcio).
Il gioco è quello di riuscire a convincere gli altri due che il coinquilino da te scelto è il personaggio che più si concilia alle esigenze di tutti. E “la migliore soluzione possibile” per questa disequazione a tre incognite (dove la disuguaglianza tra i giudizi è risolta da un insieme di qualità reali/inventate assegnate al proprio prescelto) è l’impasse più totale, e dopo aver vagliato la bellezza di 40 candidati eravamo ancora a 0 possibili coinquilini.
Quindi abbiamo deciso di procedere in questa maniera: per ogni candidato scriviamo su un foglietto un numero da uno a tre e, a seconda del gradimento, una breve considerazione a supporto del nostro giudizio.
Ad esempio: la prima a prenotare un colloquio è stata Ana la Rumena. Studentessa in medicina, brunetta, occhi celesties giganti, 175 CM x 53 Kg fanno 5 punti; per tanto, non raggiungendo la sufficienza, viene automaticamente bocciata. (In verità uno di noi, l’unico maschio della casa, le aveva assegnato il massimo del punteggio: VOTO: 3, GIUDIZIO: “LA TROVO MOLTO BEN EDUCATA”).
Poi è stata la volta della belga Sofie, del danese Emile; i 4 dalle regioni a statuto speciale, 3 toscani, un salernitano, “i due del DAMs”, un’ingegnera edile pugliese, un ingegnere egiziano. Quasi tutti sotto il 6.
***
Il Paese delle Meraviglie ci ha ridotto allo stato di immobilità. È un mondo che porta a guardarci così tanto attorno, a mettere in discussione il nostro stesso relativismo a tal punto che non riusciamo più a decidere cosa è giusto per noi e agiamo quasi come se fosse “il gioco” a determinare “il senso” e non il contrario.
Diciamo le cose come stanno: una volta in casa, io lo voglio vedere il meno possibile questo nuovo inquilino. Sono disposta ad incontrarlo per sbaglio, magari una volta ogni tanto in cucina, evitare abilmente gli spazi comuni, uscire dalla mia stanza solo quando “fuori” non si sentono rumori.
Risolvere una disequazione significa trovare quell’intervallo di valori che può assumere l’incognita per verificare la disuguaglianza.
Ho vagliato per bene il “valore” di tutti i candidati a queste Regionali e non ho escluso nemmeno la lega.

Carla balivo: impiegata e Consigliere Comunale nel Comune di Pianoro eletta nella lista del PDL.

Valentina Castaldini: laureata in Scienze Politiche e impiegata, ha iniziato ad appassionarsi alla politica da studentessa: durante l’Università è stata membro del Consiglio di Amministrazione dell’Alma Mater e del Senato accademico. Ha ricoperto nel mandato Cofferati il ruolo di consigliere comunale.

Carlo D’Achille: un medico chirurgo e odontoiatra.
Gian Marco de Biase: Laurea in Agraria presso Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna – corso di Laurea in Scienze e Tecnologie delle produzioni animali con la votazione di 110/110.
Claudio Garagnai: licenza media superiore e consigliere comunale di Ozzano.
E così via… ho fatto lo stesso per tutti gli altri partiti e la ricerca mi ha consentito di selezionare una rosa di 5 “papabili” candidati.
Scrivevo nei giorni scorsi dei post un po’ deliranti ispirati proprio da questa mia ricerca, e cercavo di far passare in sordina il punto di vista più anarchico che ho in materia di elezioni politiche.
Dobbiamo capire cosa chiediamo alla politica, che ruolo ci aspettiamo che debba assolvere all’interno delle nostre vite e soprattutto dobbiamo domandarci, prima di chi eleggere, quali sono gli aspetti della nostra vita che vogliamo delegare alla gestione politica. Definire i limiti della cosa pubblica. Fino a che punto questa si può spingere nel concreto delle scelte di vita di una persona.
Ogni partito politico ha la sua religione e probabilmente è proprio quella che abbiamo eletto finora scordandoci di ogni pragmatismo, eppure accusando implicitamente gli eletti di esser stati al di fuori della realtà. Uno stato di cose dove l’interesse di ognuno è sempre più spento e focalizzato su un quotidiano palliativo, invece di vegliare sui confini che la dimensione politica può valicare e dove invece deve arrestarsi.

***

Non me la sento quasi mai di esprimere palesemente la mia opinione perché non mi sembra una mossa efficace: preferisco darne una visione spixelata perché ritengo che ci siano dei momenti, proprio come per la politica, nei quali uno “scrittore”, un giornalista, un blogger, dovrebbero fermarsi, se vogliono sortire nel lettore l’effetto desiderato: e cioè convincerlo con l’inganno ad assumere una determinata posizione o idea. Per poterlo fare efficacemente credo che ci si debba piegare un po’, arrestare il proprio stream of consciousness in tempo, lasciando cioè le proprie idee più soffuse possibile e concentrarsi invece sulla trama di un racconto che parlando di altro, incanala il pensiero del lettore sul binario desiderato.
Si può far nascere in chi legge una sorta di morale replica della propria, attraverso la narrazione astuta e tendenziosa di un racconto, una storia o un episodio, dove gli argomenti trattati diventano i dati di un problema che ammette una ed una sola soluzione.
Esprimere una tesi viceversa in maniera esplicita, significherebbe renderla sottoponibile ad attacchi, confutazioni dovute al pensiero laterale di ognuno.
 Questa volta però farò un’eccezione e le tesi sono queste:
1)I matrimoni sono alleanze tra persone regolate dal codice civile e il nostro governo dovrebbe abbandonare le politiche sulle condotte procreatrici ideali: smetterla cioè con i divieti posti alla fecondità delle coppie e alla concretizzazione di un diritto civile come il matrimonio a mezzo di misure sociali, legislative e fiscali. Stabilire quali siano i partner più pertinenti per noi non può essere una prerogativa di uno stato laico.
2)Dalle elezioni, che siano domestiche o regionali, esce quasi sempre un risultato che è diverso dalle aspettative di ognuno ma che alla fine è il frutto delle esigenze reali di tutta una collettività che esprime la sua opinione.
Per concludere la serie del macinato quotidiano: Il punteggio più alto viene totalizzato da “i due del DAMs”, una coppia di ultracinquantenni che abita a Bologna da quando sono matricole. Hanno studiato qui e nel 77 parteciparono a molte occupazioni. La camera che affittiamo è una singola spaziosa con letto matrimoniale. La democrazia di un risultato elettorale vuole forse suggerirci che dovremmo dare un’opportunità a questi due sbandati di ucciderci tutti?
Noi ad esempio avevamo bisogno di un inquilino non fighetto, che stesse con noi almeno per due anni (fino a scadenza del contratto), fumatore o tollerante, e amante della differenziata. Per una ragione semplice e pulita abbiamo scelto i due del Dams: si fanno le canne.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.