cohen

Non farsi ingannare dal fatto che lo promuovano come un nuovo album live di Leonard Cohen, ennesimo dell’ultimo lustro – Can’t Forget/A Souvenir Of The Grand Tour è assolutamente opera imperdibile del cantautore canadese, un “dietro le quinte” che lascia davvero a boca aperta per l’infinita qualità che LC sembra sempre avere in serbo, alla faccia delle ottantuno primavere. L’album è una specie di “bonus feature” dove amanti incalliti del Maestro quanto estimatori non ossessivi troveranno gioia d’ascolto senza remore – e senza alcun effetto di déjà vu.

Tutto è composto di brani meno scontati con magari l’eccezione di Joan Of Arc, tratta da un soundcheck e completamente rimaneggiata con base d’organo che nemmeno i Procul Harum – per intendersi, qui niente Suzanne, The Future, Famous Blue RaincoatHallelujah, semmai si rincontrano smeraldi che il Comandante Cohen teneva in cassaforte. Uno su tutti, Night Comes On sepolta nei meandri di Various Positions (1984), qui resuscitata con maestosità d’interpretazione e di arrangiamento propria di chi gioca un’altro campionato, il proprio e solo quello.

Le orecchie più attente, poi, noteranno come in quasi tutti brani il violino di Alex Bublitchi sia protagonista accanto al Maestro – variante non di secondaria importanza se si conosce il percorso live dell’ultima quasi decina di anni di Cohen – fattore, peraltro, già ben presente on the road da quando uscì Old Ideas (2012) – e la versione di Light As The Breeze ne è il manifesto a pieno titolo.

cohen1

Nel disco non mancano nemmeno delle cover, come la splendida Le Manic del vecchio amico scomparso Georges Dor, Québécois che quando in vita fu esponente fra i più noti del teatro-canzone canadese nonché compagno di viaggio di Leonard Cohen. Su tutto, però, LC tiene fin del titolo Can’t Forget/A Souvenir Of The Grand Tour a sottolineare che George Jones è il suo “cantante del cuore”, con Hank Williams – The Grand Tour è il titolo di uno dei dischi imprescindibili del Possum anno di grazia 1974, tanto per iniziare, e poi il momento che vale davvero l’intero l’itero album è la ripresa di Choices, classico che Jones consegnò all’immortalità in Cold Hard Truth (1999): la versione di Cohen è rispettosa del capolavoro originale ma non manca di palesare carattere e con ancora Alex Bublitchi a dettare legge con il violino – quanto a versi quali «I’ve had choices since the day that I was born/There were voices that told me right from wrong» si capisce perché piacciano tanto a LC, poiché starebbero benissimo in Tower Of Song. E a proposito di Tower Of Song, tocca a una versione camuffata, molto stravolta e molto blues in medley con Stages mandare tutti a casa assai contenti – ma soprattutto molto sorpresi per come giri l’”ennesimo” disco dal vivo del Maestro.

cohen3

A ogni buon conto, Can’t Forget/A Souvenir Of The Grand Tour stabilisce come quel tizio che per le strade di Montreal incontrò un chitarrista di Flamenco il quale gli mostrò giusto pochi accordi, che poi lui avrebbe usato sempre e comunque per i decenni a venire – stabilisce, dicevamo, quanto costui di strada ne abbia fatta come davvero pochi altri protagonisti dell’arte musicale abbiamo saputo percorrere a questi livelli di eccezionalità. Sì, il dono è quello di una voce d’oro!

 

CICO CASARTELLI

 

LEONARD COHEN

Can’t Forget/A Souvenir Of The Grand Tour

Columbia/Sony

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.