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Ravenna Capitale, secondo tempo. Non capitaleeuropea2019, magari, ma intanto italiana. E comunque città ancora in moto, con un progetto e un’eredità importante in circolo. Da cercare dietro i loghi, dietro i riflettori. Un’eredità da riconoscere e tenere attiva.

Per ora si parte con un evento, dove ancora una volta l’idea artistica si sposa a un’idea di recupero degli spazi, e a una dialettica incessante fra classicismo e contemporaneità. Tre giorni a Palazzo Rasponi restaurato, una trentina di eventi in venti sale, programma così suddiviso: primo giorno contemporaneo, teatro-musica-danza-perfomance, secondo dedicato a Dante con convegni e incontri col ministro (Franceschini), terzo dedicato ai bambini e alle proposte su misura per loro.

Ci sarà tempo (nella versione online di Gagarin) per andare nei dettagli. Ma intanto Alberto Cassani sa dove andare a parare. «Lo staff di Ravenna Capitale 2019 non esiste più, formalmente. Ma io sono ancora qua a garantire continuità all’idea. È un processo di transizione che porta fino alle elezioni del prossimo anno, in cui sarà necessario capire quale ruolo si vuole per la cultura, a Ravenna, nei prossimi anni».

Un processo che significa in primis rilanciare e non dissipare gli esperimenti e le esperienze del percorso 2019. «Ci sono progetti infrastrutturali da terminare, ed eventi da sostenere. Vogliamo evitare che dopo tutte le belle parole e i bei progetti ci sia un contraccolpo, che si fermino le energie».

Di fianco ai progetti culturali, sempre, c’è anche una valutazione sui luoghi della città, e sulla loro identità in chiave di partecipazione. «L’evento del 18 luglio alla Darsena è stato partecipatissimo, e questa risposta della città è un’altra eredità importante del nostro percorso. Tutte queste azioni, compresi gli eventi a Palazzo Rasponi, vanno nella direzione di una interpretazione ed una appropriazione nuova degli spazi della città».

Una città dove il Classico è talmente grande da essere ingombrante, talvolta? «”Il nostro percorso ha cercato di dare risposte anche a questo, a un’idea della città votata solo alla conservazione. Proporre il proprio patrimonio, e basta, è un’idea più vicina al turismo puro. La Cultura deve fare altro. Deve innervare i luoghi di un senso anche contemporaneo, sapendo già che ci saranno anche delle resistenze, ma non rinunciando a un’idea di reinterpretazione della città. L’anniversario Dantesco ci dà la possibilità di lavorare su più piani».

L’idea del 2019 era diventata un motto. La cultura ci guadagna o ci perde a diventare un hashtag e a contare i like su FB? «È certamente il rischio che si corre nei nostri tempi. Ma noi ci siamo immunizzati, perché abbiamo usato tutte le attenzioni e le risorse per valorizzare il nostro locale, e i progetti nati qua. non per importare ‘grandi eventi’ slegati dal territorio».

Oggi, senza i grandi riflettori del progetto 2109, occorre tenere la luce accesa. «Si può fare, è una sfida e non è finita». (antonio gramentieri)
11-13 dicembre, Ravenna, Rasponi Open Space, Palazzo Rasponi, piazza Kennedy 12, info: http://www.turismo.ra.it/ita/Eventi/Manifestazioni-e-iniziative/News/Rasponi-Open-Space

 

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