QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA (2)Preceduto da un titolo di rara cretineria come Quel Fantastico Peggior Anno Della Mia Vita, ammiccante a una forma di comicità molto più becera di quella espressa dalla pellicola, e con un ritardo di circa sei mesi, arriva anche in Italia Me And Earl And The Dying Girl, l’ultima sensazione dello scorso Sundance Festival, dove si è aggiudicato il riconoscimento per il miglior film. Diretto dall’esordiente Alfonso Gomez-Rejon (già assistente di Martin Scorsese e Alejandro González Iñárritu), il lungometraggio distribuito da 20th Century Fox tramite la controllata Fox Searchlight, dedicata alle opere d’autore, e prodotto in modo inconfondibile dalla Indian Paintbrush (compagnia dietro a tutti i lavori di Wes Anderson dal 2007 in poi), racconta la storia di Greg Gaines, un adolescente all’ultimo anno di liceo il cui scopo è soprattutto quello di scivolare inosservato tra le varie cerchie sociali dell’istituto: l’intento, però, viene compromesso quando la madre lo costringe a passare del tempo con Rachel, conoscente d’infanzia affetta da leucemia. Benché controvoglia, Greg accetta l’imposizione, finché lui e Rachel – la «ragazza morente» del titolo originale – non diventano in pratica inseparabili, arrivando persino a condividere la visione degli sconclusionati film amatoriali realizzati dal primo con la collaborazione di Earl, l’amico di sempre (anche se Chris lo chiama «collega») dietro o davanti alla macchina da presa nelle suddette mini-parodie di pietre miliari della storia del cinema.

locandina originale
locandina originale

L’amicizia, la crescita, la sofferenza, la ricerca di un posto nel mondo e l’attraversamento a volte forzato di certe tappe della vita sono i temi di Quel Fantastico Peggior Anno Della Mia Vita, tutti naturalmente riletti con lo stile trasognato, in apparenza casual ma in realtà ricercatissimo, del cinema indipendente americano, l’unico al mondo dove i giovani dei sobborghi di una città industriale (Pittsburgh, Pennsylvania) non solo sono figli di professori di sociologia dalle vaste biblioteche e dalle raffinate predilezioni gastronomiche, ma possiedono un’approfondita conoscenza della cinematografia mondiale (al punto da guardare in sequenza l’Aguirre di Werner Herzog e poi il documentario sulla lavorazione di un suo film successivo, quel Burden Of Dreams dedicato dal regista Les Blank alle riprese burrascose di Fitzcarraldo), frequentano docenti delle superiori ricoperti di tatuaggi (sul «valore dello studio»), si immaginano come minuscoli roditori in stop-motion schiacciati da un alce allorché qualche coetanea avvenente commetta la leggerezza di toccarli. Ecco, la leggerezza, l’essenza istintiva e dolorosa, le camminate a grandi passi verso l’assoluto, la tenerezza sofferta, la rabbia e la discontinuità emotiva della giovinezza sono elementi purtroppo estranei alla sceneggiatura del film (desunta da Jesse Andrews a partire da un suo romanzo omonimo), ovvero sacrificati alla continua esigenza di ammiccare a una vena cinefila sfruttata come gioco autistico per nerd asociali e a una temperatura sentimentale raffreddata con consapevole deliberazione e ciò nonostante incapace, a causa delle troppe e pretestuose citazioni, del troppo virtuosismo esteriore delle inquadrature e del troppo stucchevole manierismo nella descrizione degli ambienti, di restituire l’insicurezza e le oscillazioni della pubertà, o anche solo l’egoismo, l’incomprensione e l’ottusità del non volersi specchiare nelle vite altrui per non dover riflettere sulla propria.

QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA (1)I protagonisti dovrebbero essere tre: tre studenti (iscritti a una scuola che potrebbe essere quella di un qualsiasi teen-movie), uno bianco, narcisista e di classe medio-alta, un altro nero e di estrazione sociale meno fortunata (ma il suo contesto sembra scopiazzato, male, da uno dei primi lavori di Spike Lee), un’altra ancora ammalata e orfana di padre (nonché, come ogni personaggio affetto da patologie gravi nei film indie, portatrice di saggezza e sorprese presso i superstiti). Nondimeno, l’unico elemento del trio a godere di un minimo approfondimento psicologico è Greg, peraltro affidato all’attore (Thomas Mann) di gran lunga meno interessante della suddetta triade, nella quale invece spiccano lo stralunato RJ Cyler e, più ancora, la bravissima Olivia Cooke (inglese e fino a oggi vista soltanto in qualche horror di bassa lega), ma non funzionano, rispetto alla possibilità di seguirlo con reale empatia, i residui di letterarietà depositati nel suo incessante monologo interiore, le immagini oltre misura patinate e controllate (quindi inadatte a rendere il senso della solitudine e del disorientamento) usate per delinearne il crescente disagio. A precludere, poi, l’eventualità di poter apprezzare Quel Fantastico Peggior Anno Della Mia Vita se non altro come tranche de vie minimalista, provvedono infine le innumerevoli scorie metafilmiche disseminate lungo tutta l’operazione e riassunte nei diversi riferimenti ai video confezionati da Earl e Greg. I due prendono un titolo e cercano di renderlo «più stupido» («un sistema che produce solo film orrendi»): ecco, quindi, Il Settimo Sigillo, in originale The Seventh Seal, diventare The Seven Seals, ossia «le sette foche», Morte A Venezia, cioè Death In Venice, Death In Tennis, «morte al tennis», e così via. Un’idea che sarebbe senz’altro piaciuta a Wes Anderson, anche se questi l’avrebbe sintetizzata in una sequenza o due, senza cospargerne le risultanze sull’intera pellicola.

QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA (3)Tutto, qui, comprese le musiche di Brian Eno e del compositore classico Nico Muhly, risponde al proposito di mettere sul piatto la propria intelligenza e la propria raffinatezza con una certa ostentazione. Alla fine, però, Gomez-Rejon, pur riuscendo a sfiorare, di tanto in tanto, la precisione geometrica del teorema (sul cinema, appunto, e non sugli affetti), non trova mai la suggestione del racconto o l’intuizione dell’apologo. E d’altronde, troppo evidente appare il suo calcolo, e troppo scoperte le regole del suo gioco, per riuscirci.

Gianfranco Callieri

QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA

Alfonso Gomez-Rejon

USA – 2015 – 105’

voto: **

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