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L’uomo è complesso – già perché pensare già ai suoi inizi artistici dà l’idea di come tutto sia complicato: un gallese con studi classici che giunge quasi in fuga a New York, prima alla corte di LaMonte Young e poi come perno di quella che molti sono pronti a scommettere sia la più grande rock band di sempre, naturalmente i Velvet Underground. Da quel momento John Cale non ha fatto altro che muoversi come un gatto nobile e randagio fra suoi dischi, produzioni di ogni tipo (chi altro vanta di aver prodotto esordi caposaldo come JC può vantare con gente come Patti Smith, Stooges, Happy Mondays, Modern Lovers? Pochi, forse nessuno) e sortite alla corte dei nomi più improbabili (vi sembra tanta la strada che divide Nick Drake, Alejandro Escovedo, Kevin Ayers, i Replacements, Nico e Brian Eno? Per JC non lo è). Già, i suoi album – molto diversi uno dall’altro, con nel percorso eccellenze quali Paris 1919 (1973), Fear (1974), lo spettacolare live Songs Of A Rainy Season (1992) e HoboSapiens (2003) dove però su tutti svetta Music For A New Society (1982), al di là delle vendite (all’epoca poche) uno dei dischi più avventurosi e rispettati degli anni Ottanta.

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Music For A New Society fu anche un disco di grande sofferenza per John Cale, da poco reduce dalla perdita di famigliari stretti e da una vita non troppo sobria fra alcol e stupefacenti. Con quel background il disco fu messo assieme con una certa lentezza, tanto più che inizialmente l’idea era quella che fosse la colonna sonora di una piece teatrale di Sam Shepard, intitolata The Sad Lament Of Pecos Bill On The Eve Of Killing His Wife – il progetto fu accantonato ma è da quelle ceneri che sorse Music For A New Society, dove peraltro lo stesso Shepard risulta coautore di un paio di numeri. John Cale all’epoca lo descrisse con parole forti, affermando che il disco era un concentrato di «agonia, follia, esorcismo e terapia» – addirittura arrivò a dire che l’unico interesse che aveva era di «riprodurre il terrore che sentivo dentro in quel momento». E in effetti, l’opera ha quel tono emaciato di chi sta vivendo emozioni forti e terminali, come conferma la cupezza dei capolavori di cui è composto: Taking Your Life In Your HandsSanctus (Sanities) – considerato da molti il vertice dell’intero lavoro – Damn Life e l’auto cover di un pezzo tratto da Helen Of Troy (1975), quella (I Keep A) Close Watch che a sua volta era addirittura una dichiarata riscrittura di I Walk The Line, classicissimo anni Cinquanta di Johnny Cash. A tutto ciò Cale cucì addosso un suono nuovo, pregno del miglior sperimentalismo anni Ottanta (più o meno in contemporanea, per esempio, gli affini colleghi Brian Eno e Daniel Lanois stavano facendo grandi lavori pre-U2), peraltro circondandosi di compagni d’avventura vecchi e nuovi come il vecchio amico Chris Spedding e, in un solo brano, Allen Lanier dei Blue Öyster Cult, giusto per dare quel tocco artisticamente apolide che è un po’ il trademark di John Cale.

John Cale – 1982
John Cale – 1982

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Il bello della ristampa è però che l’artista la rende imperdibile aggiungendovi M:FANS (acronimo del disco originale), CD extra dove i master tapes sono manipolati con samples che stravolgono il vecchio Music For A New Society – in poche parole, qui niente è preservato nell’ambra né rimane inviolato perché sacro. John Cale dà libero sfogo alla fantasia aggiungendo grandi dosi di synth e drum machine che trascinano il vecchio lavoro in territori radicalmente nuovi. Il colpo di genio, che peraltro è proprio lo stesso musicista a spiegarlo nelle note, è quello di aver lasciato inalterati i testi del lavoro ma con l’enfasi del nuovo mood musicale i contenuti sembrano aver cambiato focus, estendendo l’esperienza «non semplicemente a un momento della vita di qualcuno bensì all’intera vita di qualcuno, la mia». A tutto ciò, si aggiunge un brano inedito, Back To The End, rinvenuto dalle session del 1982, pezzo spoglio dove brilla un leggero tocco di viola che rimanda tra le righe ai Velvet Underground. La domanda, infine è solo una: gli estimatori del vecchio capolavoro saranno pronti ad accettare anche M:FANS? La risposta è sospesa fra desolazione e bellezza, in attesa di una nuova società.

CICO CASARTELLI

JOHN CALE – Music For A New Society/M:FANS (2CD Domino Records)

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