velevet

Da Bowie in poi, sembra proprio che il lutto musicale non conosca tregua in questo 2016 bisesto. Quello da piangere oggi si chiama Velvet, un Rock Club sulle colline riminesi per il quale l’abusato aggettivo “storico” appare oltremodo eufemistico. Poche parole scritte qui non bastano a rendere merito all’importanza culturale, non solo musicale, che il Velvet ha avuto per tre generazioni di amanti del rock non convenzionale o, come si diceva in passato, alternativo e indipendente. Valgono molto più i ricordi di chi ha varcato le sue porte, ascoltato la sua musica, calpestato la sua pista da ballo fin da quel 1989 in cui il locale nacque con lo scopo di offrire anche un luogo di incontro estivo agli avventori dello Slego di Viserba che nei mesi caldi chiudeva le porte al rock. Da allora ne è passata di elettricità nei jack e di watt dalle casse del locale che da piccolo ritrovo a cielo aperto si è poi evoluto ed ingrandito nel tempo, fino ad essere uno dei club italiani più ambiti anche dagli artisti stranieri. Un elenco dei musicisti passati sopra quel palco occuperebbe troppo spazio, se vi viene la curiosità potete sfogarla sulle pagina internet del club o su Wikipedia, entrambe comunque incomplete. Per i pigri, l’elenco suona così: Paul Weller, Sonic Youth, Blur, Ramones, Siouxsie And The Banshees, Black Sabbath, Deus, Echo And The Bunnymen, Flaming Lips, Soundgarden, Jehtro Tull, Motorpsycho, Tuxedo Moon, Suzanne Vega, Charlatans, Belle And The Sebastian, Motorhead, Skunk Anansie, Los Lobos, Cccp, Tindersticks, John Cale…e si può continuare ad libitum, come sul pentagramma.

 

(Ascolto consigliato: The Sabres Of Paradise – Tow Truck)

 

Si viene a sapere da un comunicato, ma in realtà la notizia era nell’aria da tempo, che i muri di Via Sant’Aquilina verranno abbattuti e che il Velvet, così come lo abbiamo conosciuto, non esisterà più. Titolari e soci promettono però che il marchio non morirà e verrà presto rinnovato, probabilmente in forma itinerante. È Lucia Chiavari, moglie del fondatore del locale Thomas Balsamini, scomparso nel 2013, a spiegare la situazione:

“Dalla morte di Thomas si è aperto un dibattito su quale potesse essere la prospettiva futura del Velvet e non nego che l’assenza di Thomas abbia pesato sulla nostra decisione. In questi mesi avevamo anche valutato la possibilità di trovare nuovi soci, per rinnovare e ampliare l’attività del Club ma non possiamo proseguire la nostra programmazione nello stesso luogo, data la sua prossima demolizione. L’indisponibilità di una nuova struttura adeguata allo sviluppo di un progetto così ampio non ci lascia altre scelte”.

La festa di chiusura, e Lucia sottolinea più volte che festa dovrà essere, è già fissata: “I saluti finali ce li faremo il 20, 21 e 22 Maggio, quando il Velvet sarà aperto giorno e notte per tutti coloro, di ogni età, che vorranno visitarlo e viverlo per un’ultima volta. La chiameremo “Goodbye Velvet” e sarà una tre giorni piena di musica ma non solo: sarà possibile godersi il lago, vivere la discoteca, visitare i camerini ma anche far propri i vecchi manifesti e gadget del Velvet e dello Slego, incontrare i dj che hanno fatto la storia del Club, gli artisti e le band che si esibiranno!”

In attesa del programma definitivo per l’ultimo atto di quella che è stata una storia unica e decisamente irripetibile, che dire? Goodbye Velvet? Viva il Velvet!

(titoli di coda: Tony Bennet – Blue Velvet)

 

GIANMARCO PARI

 

 

 

 

 

 

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