Richard Thompson, tre di tre (e tre concerti in Italia questo week end)

0
955

PFFFri31-620x413

Il grande folk-rocker, autore, chitarrista inglese (nonché OBE-Most Excellent Order of the British Empire, per mano della Regina Elisabetta II) arriva in Italia per ben tre concerti che si annunciano fra i più importanti della stagione estiva: Venerdì 17 Giugno al Teatro Gustavo Modena di Palmanova (Udine), Sabato 18 al Palazzo Visconteo di Brignano Gera D’Adda (Bergamo) e Domenica 19 al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (Ravenna). Cogliamo l’occasione di ripercorrere la carriera di Richard Thompson, fra le più prolifiche, avventurose e avvincenti degli ultimi cinquant’anni di musica inglese, capace di attraversare con disinvoltura il mito dei Fairport Convention e collaborazioni disparatissime tipo con David Thomas (Pere Ubu) e joint venture con John French (Captain Beefheart), Fred Frith (Fred Frith) e Henry Kaiser – insomma, i fatti spiegano chiaramente che l’artista non è soltanto un nobile folker ma un musicista che come pochi altri ha unito le note come si fa con i più fra loro lontani punti cardinali. E per celebrarne la grandezza, scegliamo i suoi tre migliori dischi per ognuna delle sue tre ere artistiche: quella con i Fairport, quella con l’ex moglie Linda Thompson e quella da solo.

liegeandlief_ilps9115 Fairport Convention full house

FAIRPORT CONVENTION – Del gruppo che più di ogni altro ha rappresentato il folk revival inglese unito alla musica giovane, Richard Thompson ne è tra i fondatori: tutto iniziò quand’era imberbe diciassettenne, timido e con già il tocco magico alla chitarra che lo ha imposto fra i più venerati eroi dello strumento. La scelta è dei tre dischi fatti con i Fairport Convention è semplice, diremmo scontata: si parte con Unhalfbricking (1969), splendida opera dove il gruppo impone il proprio sound al massimo delle possibilità, capace di rivaleggiare con amici-competitors con nomi altisonanti quali Pentangle e Led Zeppelin – e il radicalismo di A Sailor’s Life o le magnifiche interpretazioni di Bob Dylan (Si Tu Dois Partir (If You Gotta Go, Go Now)Million Dollar Bash e sopratutto Percy’s Song) o ancora Genesis Hall (con Meet On The Ledge uno dei primi vero capolavori scritto da Sir Richard), sono lì ancora scolpite fra mito e granito. Proprio di mito bisogna parlare con il seguente Liege And Lief (1969), viaggio nel passato della musica tradizionale inglese per portarla nel futuro: l’ingresso detentivo dell’appena scomparso Dave Swarbrick, già regala la formazione Fairport più classica e bella ma sopratutto regala uno di quei dischi che poche band possono vantare in discografia, grazie a momenti immortali come Crazy Man MichaelTam LinMatty Groves e l’intoccabile bellezza di Farewell, Farewell. Si arriva, infine, a Full House (1970): il gruppo è destabilizzato, siccome Sandy Danny ha lasciato il gruppo per formare i Fotheringay, ma Thompson e Swarbrick reagiscono con un disco maiuscolo, fatto di bagliori molto “americani” (Jefferson Airplane, Grateful Dead, Country Joe & The Fish) e che regala alla storia brani rimasti nell’immaginario dei Convention come Dirty Linen (showcase assoluto di Swarbrick), Walk Awhile e naturalmente la senz’età Sloth.

lthomp-shooto Richard & Linda Thompson 1973

RICHARD & LINDA THOMPSON – Discreto, introverso, anche vegetariano ante litteram e tutto il resto che caratterizza un ragazzino poco più che ventenne, i primi anni Settanta sono un vortice per Richard Thompson: rischia di entrare negli Eagles (che incassato un no, passarono a Bernie Leadon), marchia a fuoco canzoni di amici-colleghi come Nick Drake (Hazy Jane II) e John Martyn (Over The Hill), lascia i Fairport, cerca le radici folk con Morris On e quelle rock con i Bunch (fra La Bamba e una strepitosa My Girl The Month Of May di Dion) e incide il suo primo album solo, Richard Thompson Starring As Henry The Human Fly (1972). Ma sopratutto si sposa, e lo fa con Linda Pettifer, due anni più anziana di lui, un passato accanto a Elton John ed ex fidanzata del fraterno amico-produttore Joe Boyd – per una decina d’anni i due saranno inseparabili, fra gli alti e bassi del matrimonio e le scelte religiose di lui, che a un certo punto si converte alla religione mussulmana (che segue tuttora) e porterà la moglie a vivere in una comune fatta di pochi comfort e di tanta meditazione-preghiera. Ma soprattutto vi sono i dischi, primo fra tutti quel I Want To See The Bright Lights Tonight (1974), esordio fulminante registrato in pochi giorni e che attese un anno prima che la Island si decidesse di pubblicarlo: e l’abbiamo scampata, pensate se qualche sciocco discografico si fosse messo di traverso e niente The Calvary CrossThe End Of The Rainbowtitle track e Down Where The Drunkards Roll? Sospiro di sollievo. Sugli stessi livelli, più o meno, è Pour Down Like Silver (1975), che fin della copertina mostra certe travagliate scelte religiose (la back cover con Linda quasi in lacrime spiega molto): parlano chiaro classici quali For Shame Of Doing WrongBeat The RetreatNight Comes InDimming Of The Day (forse il pezzo che ha dato più soddisfazioni economiche: Bonnie Raitt, David Gilmour, Neville Brothers, Tom Jones, Alison Krauss & Union Station, Eric Andersen – fra i tanti che l’hanno fatto proprio) e la misconosciuta quanto bellissima dedica a Nick Drake The Poor Boy Is Taken Away. L’addio della coppia è trionfale e drammatico nel contempo: Shoot Out The Lights (1982) è un lavoro di bellezza abbagliante tanto che (per quanto valgono le liste) il magazine Rolling Stone lo decreta fra i migliori dieci dischi degli anni Ottanta accanto ai vari Thriller e Born In The U.S.A. – ma è anche la bomba che fa esplodere il loro matrimonio. Con Linda incinta della terza progenie (che poi sarà Kamila Thompson, anche lei dedicata alla musica prima in solo e poi con gli ottimi Rails), Richard inizia una relazione con Nancy Covey, americana che da anni bazzica l’ambiente discografico – Shoot Out e il tour che ne seguono sono ovviamente travagliati, al limite dell’esaurimento nervoso, ma lasciano ai posteri musica vibrante come poche altre: Walking On A WireDid She Jump Or Was She Pushed? – dedicata alla scomparsa Sandy Denny – Wall Of Death – uno dei massimi capolavori usciti della penna di RT – Just The MotionBack Street Slide e la stessa Shoot Out The Lights ne sono la prova.

R-3107657-1320002788.jpeg

Richard Thompson con Glen Hansard
Richard Thompson con Glen Hansard
Richard Thompson e la seconda moglie Nancy Covey con Willie Dixon Willie Dixon
Richard Thompson e la seconda moglie Nancy Covey con Willie Dixon Willie Dixon

RICHARD THOMPSON – Con Hand Of Kindness (1983) inizia la carriera in solo di Richard Thompson e meglio di così non poteva cominciare: il disco è considerato dai fanatici dell’artista come il più bello, opinione che tendiamo a condividere – non fosse altro che dopo Shoot Out giocare al rilancio in questo modo è cosa che davvero in pochi possono permettersi, come dimostrano Tear Stained LetterHand Of Kindness – con ospite John Hiatt – Poisoned Heart And A Twisted Memory, il ballo di San Vito Two Left Feet e soprattutto l’inenarrabile incanto di Devonside, uno di quei brani che meriterebbero Pulitzer e Nobel datti allo stesso momento (per non sbagliare). A questo punto molti opterebbero per Rumor & Sigh (1991), il suo album più di successo (specie in America) e senza dubbio uno dei suoi più riusciti ma visto che siamo bastian contrari, per non farlo ingiustamente cadere nel dimenticatoio, puntiamo su Mirror Blue (1994), che ne è il seguito e che è il suo personale Bone Machine: con più o meno lo stesso staff tecnico usato da Tom Waits in quel periodo, Richard Thompson gioca alla de-costruzione – tratta le sue chitarre, quasi le fa sparire in favore di tastiere insinuanti e ritmiche sbilenche – attenzione, però, dietro la maschera batte il cuore del solito campione di performing e di songwriting, vedi For The Sake Of MaryMingus EyesMascara TearsMGB-GT e Easy There, Steady Now. In chiusure di questa parata tre di tre, la scelta è difficile ma la facciamo cadere sul magnifico Mock Tudor (1999), dove il suo cuore di rocker tutto testosterone viene fuori per il meglio: già l’iniziale Cooksferry Queen mostra potenza e muscoli, così come Hard On Me fra testo durissimo e scintille alla Stratocaster, i ritmi dispari di Crawl Back (Under My Stone) e la scrittura perfetta di Bathsheba Smiles sono il degno proseguimento-suggello di una carriera musicale che più di tutto assomiglia a un romanzo di Fëdor Dostoevskij, di quelli proprio spessi come i mattoni e appassionanti come la vita – ed entusiasmanti, appunto, come la musica di Richard Thompson.

CICO CASARTELLI

RICHARD THOMPSON IN CONCERTO Venerdì 17 giugno: PALMANOVA (Ud), Teatro Gustavo Modena Anteprima “Folkest” – Sabato 18: BRIGNANO GERA D’ADDA (Bg), Palazzo Visconteo – Domenica 19:  FAENZA (Ra), Museo Internazionale delle Ceramiche nell’ambito del festival Stradeblu.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.