Teatro dell'Orsa, Questo è il mio nome - foto di sinxphotography.it di Simone Sechi

 

Teatro dell’Orsa, Questo è il mio nome – foto di sinxphotography.it di Simone Sechi

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«È un miracolo pensare a come le orme di questi giovani dopo aver attraversato il deserto, il mare, le sponde della Sicilia, approdino oggi al palcoscenico di uno dei teatri storici più prestigiosi in Italia»: Monica Morini del Teatro dell’Orsa introduce Questo è il mio nome, lo spettacolo esito di un denso percorso artistico e umano compiuto assieme a un gruppo di richiedenti asilo e rifugiati provenienti da Senegal, Costa d’Avorio, Mali, Nigeria e Gambia. «Il teatro ci chiede storie necessarie ci spinge non solo a commuoverci ma a muovere i cuori. Ci incoraggia ad accogliere il cambiamento,  a farci buone domande, a camminare i sentieri dell’altro  attraverso i confini. Poterlo fare in un luogo tanto pieno di bellezza come il teatro Ponchielli di Cremona dona dignità a questo percorso ai suoi protagonisti e disegna inizi di convivenze possibili».

Lo spettacolo è da molti mesi in tour in Italia e all’estero. Ha ricevuto, tra l’altro, il Premio del Pubblico al Festival di Resistenza, Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria  a Gattatico (RE) e l’attenzione di numerosi media internazionali.

Questo è il mio nome sarà in scena al teatro Amilcare Ponchielli di Cremona in doppia replica: alle ore 10.30 per i ragazzi delle scuole e alle ore 20.30 per tutto il pubblico, nell’ambito della rassegna Diversamente Prosa.

«Non abbiamo voluto trattare le ferite come centro drammaturgico» aggiunge Bernardino Bonzani «abbiamo lasciato che la storia che li ha attraversati si srotolasse partendo dalle memorie che ci rendono uguali come uomini: i giorni felici, l’infanzia che ha tempi intatti, la relazione con padri e madri, con i saperi di cui siamo portatori. Poi questo patrimonio incandescente fa i conti con realtà che negano la sopravvivenza. Allora la vita porta allo strappo, alla fuga».

Concludono Monica Morini e Bernardino Bonzani: «La forza e l’energia degli attori in scena ci ricordano quale enorme vitalità potenziale possono portare i nuovi cittadini del mondo. Solo attraverso l’incontro e la conoscenza si possono sfrondare pregiudizi e discriminazioni. La causa originaria del loro migrare è tutta nelle responsabilità dei Paesi ricchi, nello sfruttamento, nella povertà e nelle guerre che sono state generate. Lo spettacolo ci dice anche che l’integrazione è possibile, che la convivenza pacifica e la cooperazione per la pace sono l’unica strategia praticabile».

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25 gennaio – Cremona, Teatro Ponchielli – info: teatrodellorsa.com

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