Jim Goldberg, Mezzogiorno di fuoco, discarica di Dhaka, Bangladesh, dalla serie “Open See”, 2007 © Jim Goldberg Courtesy of the artist, Pace/MacGill Gallery (NY), and Casemore Kirkeby (SF)

“È grazie alla forza delle immagini che col tempo potranno compiersi le vere rivoluzioni”, scriveva André Breton. E le immagini raccolte nella Collezione della Fondazione MAST sono esempi calzanti di questa forza celebrata dal poeta francese. Ce lo ricorda la mostra appena inaugurata in occasione di Fotografia Europea, con la quale Fondazione bolognese ribadisce la sua ricerca sull’immagine contemporanea e il mondo dell’industria. L’intento del curatore, Urs Stahel, è quello di tracciare una precisa iconografia del lavoro in fabbrica, delineandone gli aspetti e le implicazioni politiche, sociali ed economiche. Ne esce un ritratto dissociato del mondo contemporaneo, una società che resta inesorabilmente spaccata da più di un secolo tra l’esigenza di un progresso sostenibile e l’urgenza del maggior profitto economico raggiungibile. Stahel costruisce una mostra che, nel continuo rimando di immagini discordi, si delinei come “un’epopea visiva, una danza di visioni del mondo del lavoro, una pletora di impressioni dell’industria pesante e di quella meccanica, della digitalizzazione, della società usa e getta”, come egli dichiara. Tra le opere fotografiche in mostra gli scatti di Berenice Abbott, Richard Avedon, Margaret Bourke-White, Thomas Demand, Simone Demandt, Jim Goldberg, Hiroko Komatsu, Germaine Krull, Catherine Leutenegger, Edgar Martins, Rémy Markowitsch, Richards Misrach, Jules Spinatsch, Edward Steichen, Thomas Struth, Shomei Tomatsu, Marion Post Wolcott e molti altri.

Fino al 24 settembre

Bologna, via Speranza 42

Info: www.mast.org

 

 

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