Da sempre, il genere umano ha condiviso il Mondo con entità non-umane: animali, oggetti, elementi. E convenzioni, credenze, concetti, idee. Dal XX secolo in poi, anche con sistemi, processi, iper-oggetti. Nel suo lavoro Emilio Vavarella, artista visivo e ricercatore alla Harvard University in Film and Visual Studies and Critical Media Practice, mescola l’interdisciplinarità artistica alla ricerca teorica, utilizza macchine e software perseguendo obiettivi apparentemente alternativi (non produttivi, poetici e disfunzionali) e li stressa per estrapolarne effetti imprevedibili. L’artista indaga e studia gli effetti, la decontestualizzazione e l’abuso della tecnologia per rivelarne i meccanismi nascosti.

Vavarella a Bologna presenta un insieme di processi trasmediali, opere in cui la forza generatrice dell’errore casuale, soprattutto in ambito computazionale e ipertecnologico, scardina la concezione comune di coscienza (creativa) e apre a scenari estetici post- e non-human, oltre la prospettiva antropocentrica. Nelle rappresentazioni, raccontate secondo una tecnica narrativa costellata di deviazioni e proiezioni spesso iperboliche, lo spettatore è elemento secondario e l’autorialità dell’opera sfuocata: protagonista in scena è un’entità, in aperta correlazione con altre entità, indipendentemente dall’esperienza umana, secondo l’ontologia Object Oriented.

In mostra a GALLLERIAPIU’ i più recenti lavori di Vavarella, tra cui The Other Shape of Things, un’inedita serie di sculture realizzate appositamente per la galleria e l’installazione sonora robotica Do you like cyber?

RE-CAPTURE: Room(s) for Imperfection è quindi una mostra di paradossi plausibili incommensurabili, generati da processi attivati sì dall’artista, ma sviluppatisi a prescindere dalla volontà umana. Un’occasione per constatare come la relazione fra esseri viventi e dimensione tecnologica permetta inedite considerazioni di senso.

Fino al 20 gennaio 2018

Info: gallleriapiu.com

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