Giuseppe Penone, Trentatré Erbe, 1989. Sulla sinistra: Alessandro Saturno, Foresta di Segni, 2017, ph. Alessandro Pastore

Quattordici artisti si interrogano sul sacro nella vita contemporanea: succede a Kahuna, mostra a cura di Leonardo Regano, promossa dal Polo Museale dell’Emilia Romagna a Bologna, nei suggestivi spazi dell’ex Chiesa di San Mattia. Al centro del progetto, secondo atto di una riflessione più ampia che lo scorso anno ha investigato il rapporto tra sacro e religione nella mostra dal titolo Sequela, c’è la cultura sciamanica presa dal curatore come spunto per una riconsiderazione del rapporto uomo-natura nella contemporaneità. I Kahuna, sacerdoti della cultura hawaiana, negli anni Venti del Novecento sono stati al centro di una rilettura storica e sociologica da parte dello studioso americano Max Freedom Long, che ne travisa la cultura violenta, basata sul sacrificio e sui riti iniziatici violenti – che sono poi alla base della maggior parte delle cerimonialità sacre –  e li trasforma nei simboli di una nuova spiritualità, più semplice, in cui a tutti, praticando con costanza determinati esercizi di autocoscienza del sé e di meditazione, è data la possibilità congiungersi con il divino senza mediazioni.

Sabrina Muzi, Io sono un diamante, 2018, ph. credit Alessandro Pastore

Per il curatore, l’episodio dei Kahuna è paradigmatico del rapporto che l’uomo moderno ha instaurato con il sacro, in un generale processo di razionalizzazione che ha investito tutti gli aspetti della sua vita. In stretto dialogo con la splendida struttura architettonica, le opere di Pinuccia Bernardoni, Gregorio Botta, Sophie Ko, Claudia Losi, Sabrina Muzi, Giuseppe Penone, Amandine Samyn, Alessandro Saturno, Cosimo Terlizzi, Arthur Duff, Golzar Sanganian, Nobuya Abe, e del gruppo first rose (Fabrizio Favale e Andrea Del Bianco) raccontano il modo con cui l’uomo si è approcciato alla natura nella sua storia partendo da una sua  rilettura in chiave scientifica, da una visione di essa come oggetto di studio e di misurazione nelle opere di Bernardoni e Penone e arrivando a una natura selvaggia e indomabile che svela nei suoi elementi lo stretto dialogo con il divino.

Sophie Ko, Atlanti (Geografia Temporale), 2016 ph. credit Alessandro Pastore

Nella mescolanza dei linguaggi e delle espressività degli artisti coinvolti, Kahuna riesce a condividere il messaggio di una necessità di approccio al sacro e alla natura più vero e non mediato dalla razionalità umana, una ricerca di purezza che è l’unica via di salvezza possibile per non incorrere nell’errore e nel superamento della natura da parte dell’uomo, ovvero nel suo annientamento come ci ammonisce il grande tessuto sull’altare, opera di Claudia Losi, che come una sindone porta su di sé i segni dei danni che l’uomo ha perpetuato sulle altre specie animali.

Claudia Losi, Untitled_Animals, 2017; dettaglio, ph. credit Alessandro Pastore

Per l’ultima settimana di apertura, continuano anche gli eventi collaterali che accompagnano la mostra: i giovedì le visite guidate del curatore promosse da Campogrande Concept, i venerdì le letture dei classici condotte dall’Archivio Zeta, e le domeniche le incursioni performative de Le Supplici, il gruppo del coreografo Fabrizio Favale, presente in mostra con il nuovo progetto first rose dedicato alle arti visive, che presto lo vedrà impegnato in un secondo appuntamento al Museion di Bolzano.

In primo piano: First Rose, ArshapeOne, 2018; sul fondo: Arthur Duff, My Veins, 2017; Sophie Ko, Atlanti (Geografia Temporale), 2016; ph. credit Andrea del Bianco

Fino al 18 febbraio 

Kahuna
Ex Chiesa di San Mattia,
via Sant’Isaia 14, Bologna
Orari: dal giovedì alla domenica dalle 13.30 alle 19.30

Elenco prossimi appuntamenti

giovedì 15.02  ore 18.30    visita guidata del curatore alla presenza degli artisti evento a cura di Campogrande Concept (evento su prenotazione info@campograndeconcept.it)

venerdì 16.02 ore 18.00      CATARSI lettura drammatica a cura di ARCHIVIOZETA

domenica 18.02 ore 18.00   AIRSHAPE ONE performance di First Rose e Le Supplici

 

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