Laura Grisi, Drops of Water, 1968, particolare/detail, installation in the "Earth Air Fire Water/Elements of Art " exhibition at the Museum of Fine Arts, Boston, 1971 (Courtesy The Estate & P420, Bologna)

Lo scorso dicembre, all’ombra del clamore mediatico in cui era vissuta, è scomparsa Laura Grisi (1939 – 2017), interprete raffinata del clima neoavanguardistico romano di fine anni Sessanta. La ritroviamo oggi in mostra alla Galleria P420, a Bologna, in una mostra che vuole essere un omaggio, ma forse meglio, una promessa, affinché la sua memoria e la sua eredità non vengano persi. Hypothesis on Infinity è di sicuro uno straordinario incipit della riscoperta dell’arte di Laura Grisi, così straordinariamente moderna nella sua ricerca.

Laura Grisi mentre lavora a Sunset Light:Laura Grisi working on Sunset Light, 1967 (Courtesy The Estate & P420, Bologna)

Laura Grisi è stata da sempre identificata come artista pop, anche se è evidente nei lavori in mostra come il suo linguaggio si spinga oltre, abbracciando le nuove ricerche dell’arte Povera e del Concettuale. Una vita dedicata allo studio e alla sperimentazione dei materiali che difficilmente si esaurisce in un’unica etichetta critica. Al 1964 risalgono le prime partecipazioni a mostre personali e collettive, tra cui la Quadriennale di Roma (1965), la mostra alla Galleria dell’Ariete di Milano (1965) e la Biennale di Venezia (1966). Sono questi gli anni dei Variable Paintings e dei Neon Paintings, complesse rappresentazioni di un alienante contesto urbano in cui alla pittura su tela si affiancano pannelli mobili, strutture in legno, trasparenze in plexiglass e luci al neon. Grazie al matrimonio con Folco Quilici, già allora noto documentarista e divulgatore naturalistico, ha la possibilità di viaggiare per il mondo e conoscere paesaggi e culture tribali i cui influssi tornano nella sua ricerca successiva. Nell’esperienza diretta con la natura incontra la dimensione dell’infinito, che è oggi oggetto di studio nella mostra nella galleria bolognese. «Non mi interessavano quadri o sculture che contenessero l’aria, la terra o l’acqua. Non volevo che l’aria, la terra o l’acqua diventassero oggetti. Volevo ricreare l’esperienza dei fenomeni naturali», racconta a Germano Celant in un’intervista pubblicata nel 1989. In poco tempo Laura Grisi realizza opere come Wind Room (La stanza del vento, Teatro delle Mostre, La Tartaruga, Roma, 1968), Rain Room (La stanza della pioggia, 1968), Air Room (La stanza dell’aria, 1968), Stars (Stelle, 1968), Rainbow (Arcobaleno, 1968), solo per citarne alcune.

Laura Grisi, Seascape, 1966, acrilico su tela, plexiglas, pannelli scorrevoli/acrylic on canvas, plexiglas, sliding panels, cm.100hx122x12 (ph.C.Favero ) (Courtesy The Estate & P420, Bologna)

L’artista esplora la natura, ricerca un grado zero di analisi in cui traccia delle proprie regole d’indagine come appare chiaro in The measuring of Time, opera video del 1969, in cui è impegnata a contare e dividere per colore i granelli di sabbia del deserto. In un allestimento perfetto, minimale e monumentale allo stesso tempo, il visitatore entra nell’azione di Laura Grisi, ne condivide il gesto, rendendosene partecipe. Il ritmo spiraliforme della ripresa si tramuta nello spazio della galleria in un legame silenzioso ma deciso con le altre due opere presenti, Refraction (Rifrazione, 1968) e Drops of Water (Gocce di pioggia, 1968).

Hypothesis on Infinity apre così una finestra importante sul mondo di Laura Grisi che inizia a svelarsi e a mostrarsi anche al pubblico dei non addetti ai lavori per la sua straordinaria forza e intensità espressiva.

Fino al 2 giugno 2018

Info & Orari: www.p420.it 

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