Il MAMboMuseo d’Arte Moderna di Bologna, questa sera 21 giugno, apre la programmazione espositiva del suo spazio principale, la Sala delle Ciminiere, sotto la direzione artistica di Lorenzo Balbi, con That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, una mostra che presenta i lavori di 56 tra artisti e collettivi nati dal 1980 in avanti, esplorando differenti media e linguaggi.

Una mostra irripetibile ed unica nel suo genere – resa possibile anche grazie al prezioso supporto del main sponsor Gruppo Hera e dello sponsor Gruppo Unipol, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna – che porta in mostra le opere dei Millennials e che tratteggia una panoramica della generazione, la prima a sperimentare il continuo adattamento all’evolversi delle tecnologie e, sul piano sociale, la precarietà del mondo del lavoro come conseguenza della crisi economica. Una generazione che ha abbandonato le certezze e le ideologie delle precedenti per adottare modalità espressive che stimolano ad interrogarsi sul presente, ad investigare la contemporaneità più che a fornire delle risposte.

Per Lorenzo Balbi – Responsabile Area Arte Moderna e Contemporanea e curatore della mostra – questa mostra è una “follia”, è la sua prima mostra, la mostra di esordio ad un anno dalla sua nomina al MAMbo. E’ lui a raccontarcela. “Il progetto è ambiziosissimo in sala vedrete questa “comunità di artisti“, come l’ha definita Roberto Grandi – Presidente Istituzione Bologna Musei – il concetto che vogliamo esprime è quello di un museo-luogo popolato anche da una comunità. L’idea, il progetto ed anche la “follia” di inaugurare la propria mostra non con un grande nome o con una tematica un po’ più facile ma invadendo e soverchiando completamente gli spazi di un museo cercando di appropriarseneQuello che vedrete è un progetto che abbatte le barriere, gli spazi del museo, pervade tutto. Dove il concetto di museo stesso viene soverchiato, ci sono artisti che si sono insinuati nei confini degli spazi tra l’interno-esterno, tra lo spazio della Sala delle Ciminiere e quello che è il Dipartimento Educativo. Non ci sono più confini, il museo è tutto quanto, è fatto anche dalle persone che ci lavorano e che sono state chiamate dagli artisti ad interpretare una performance opera, questo progetto va al di là delle distinzioni canoniche”.

Lorenzo Balbi, Roberto Grandi, Giuseppe Gagliano, Alberto Federici_ MAMbo_Taht’s IT_©LC Photos

“Il concetto generale – prosegue Balbi – era quello di fare una mostra generazionale focalizzata sugli artisti giovani, in particolare sugli artisti italiani perché questo è quello di cui mi sono occupato negli ultimi anni e soprattutto perché è fondamentale proprio in questo luogo, non dimentichiamo come il Museo d’Arte Moderna, ora MAMbo, è stato determinate nella promozione e valorizzazione degli artisti italiani, questa città è un luogo fondamentale per questo tipo di indagine, cito solo 10 anni di mostre di spazio aperto nella Galleria d’Arte Moderna che sono stati una pietra miliare per chi, negli ultimi anni, si occupa di arte italiana. Diciamo che la mostra, da un lato è un’impronta mia personale, che era quello che volevo dare con il mio primo progetto e, dall’altro, inserirmi in una tradizione che fa di questo luogo una vera eccellenza; ovviamente i vincoli che mi ero imposto all’inizio erano tantissimi, come il numero degli artisti, poi, in corso d’opera, sono cadute tutte le barriere; difatti gli artisti ed i collettivi finali di questa selezione sono 56 con i più disparati interventi che vanno dalla realizzazione di una Font per il Catalogo, sino a delle installazioni, ad un concerto al Parco del Cavaticcio come anche al biliardo in reception.

Tutto questo mi ha fatto molto pensare come approccio curatoriale. L’unico vincolo che è rimasto è che gli artisti dovevano essere nati dopo il 1980 quindi facenti parte della cosiddetta generazione dei Millennials – della quale anche io ne faccio parte – comprendendo quindi una riflessione dal punto di vista generazionale e questo ha valicato tutte le barriere di genere, di medium, di selezione ristretta ma soprattutto quello della nazionalità, ovvero quanto abbia o meno senso categorizzare un artista come italiano e questo ci fa riflettere sul tema delle barriere che, un po’ è anche reso dall’architettura della mostra, è lo stesso che è stato affrontato per il tema della nazionalità e quindi, come si può definire un artista italiano? E’ italiano l’artista che ha vissuto altrove ma ha studiato in Italia? Per me si. E’ italiano l’artista italiano che ha studiato tutta una vita a New York e poi è tornato in italia? Certo. E’ italiano l’artista straniero che ha vissuto in Italia e poi è tornato nel suo paese d’origine? Per me si. In sostanza per me c’è un filo conduttore, un sorta di “ius soli artistico“, c’è un modo di fare arte che può essere ricondotto ad un tema nazionale che non necessariamente coincide con il passaporto o l’appartenenza vera e questo non l’ho inventato io, è un tema molto ampio di cui molto si è scritto ed un piccolo cenno a questa indagine è nel sottotitolo della mostra “Sull’ultima generazione di artisti in italia e a un metro e ottanta dal confine” che è una citazione di una bellissima poesia del 1971 di Bruno Munari che già parlava di questi temi e diceva: “In Italia arte italiana, in Polonia polacca, in Turchia turca e a un metro e ottanta dal confine francese? A Milano Milanese, e in corso Garibaldi 89? In Italia l’arte ha da essere arte, in Polonia arte, l’etichetta verrà dopo“. Riflessione quanto mai contemporanea”.

Lorenzo Balbi & Artists_MAMbo_Taht’s IT_©LC Photos

“Per quanto riguarda la gestione dello spazio, la Sala delle Ciminiere – luogo d’ora in poi deputato alle mostre d’arte contemporanea -, è stata liberata di tutte le sovrastrutture architettoniche e delle pareti mobili, quello che vorrei e che quando si entra nella Sala si percepisse uno spazio nuovo, mai visto, che ha una sua natura. Altra grande idea innovativa è quello di concepire il museo come uno spazio aperto, una vetrina che si apre ai passanti per far vedere cosa c’è dentro. Già attraverso un intervento strutturale, installando delle finestre al primo piano che permettono la visione dallo spazio della Sala delle Ciminiere alla Collezione Permanente e viceversa, abbiamo realizzato quest’idea di dialogo e di spazi osmotici e del dialogo tra moderno e contemporaneo. Di questa contaminazione degli spazi esempi ne sono il Dipartimento educativo dove è allestito il palco di Adelita Husni-Bey, nella parte delle scale c’è l’istallazione audio di Francesco Fonassi ed in reception il biliardo di Roberto Fassone. Un altro lavoro molto interessante in questa chiave è l’intervento di Marco Giordano che ha messo delle pellicole protettive sui vetri del museo, nel senso anche di cautela e di tutela dei nostri spazi e di quanto il Museo è attento e si prende cura di questo passaggio all’esterno”.

Come siamo arrivati alla selezione delle opere di una mostra generazionale, una scelta del tutto personale ma che penso possano costituire una interessante visione e rappresentazione di una generazione di artisti. Agli artisti ho chiesto quale potesse essere l’opera che li rappresentasse di più in un contesto generazionale in cui con una sola opera devi rappresentare il tuo lavoro e la tua ricerca artistica, da qui sono nati i dialoghi con gli artisti, un’esperienza entusiasmante con il risultato di una mostra co-curata con loro, ovviamente sorprendendo e soverchiando tutte le aspettative anche perché la stragrande maggioranza delle opere sono prodotte dal Museo appositamente per questa mostra e sono del tutto inedite. Da qui il Museo è diventato un luogo di produzione vera dove gli artisti grazie alle produzioni hanno potuto realizzare i propri sogni nel cassetto”.

Esposizione, Sala delle Ciminiere_MAMbo_Taht’s IT_©MAMbo

“L’ingaggio con gli artisti è stato triplice perché gli è stato chiesto di pensare un’opera per lo spazio espositivo ma allo stesso modo di pensare ad un intervento per il Catalogo, composto da diversi oggetti tenuti insieme da una cartellina dove ci sono i testi ed in mezzo ci sono i contributi degli artisti. Il Catalogo è molte cose insieme, innanzitutto è un’opera perché uno dei 56 artisti, Federico Antonini, lo ha ideato, ma contiene anche una seconda opera che è la Font del Catalogo di Alessio D’Ellena, ed allo stesso tempo è una raccolta di 12 saggi commissionati a critici, curatori e artisti su uno dei temi che reputavamo fondamentali per descrivere questa generazione di artisti. In sostanza è un libro di testo, è un’opera, è una mostra di opere che sono state concepite appositamente ma è anche la testimonianza di tutta un’operazione. Il terzo intervento, invece, è l’account Instagram del MAMbo, ideato da Elisa Maria Cerra e inaugurato da questo progetto, da spazio agli artisti in mostra”.

Stefano Serretta, Jossi 2018_ MAMbo_That’s IT_©LC Photos

Una mostra, un progetto ambizioso dove si percepisce la vastità dell’orizzonte e di una patria senza confini. Con questa mostra il MAMbo ha inaugurato una nuova concezione di offerta culturale che integra il museo come struttura nella dimensione dell’esperienza artistica. Il Museo non più concepito nella sua accezione tradizionale di “contenitore” ma come uno spazio vivo, che pulsa e che ospita le opere che prendono forma al suo interno, un connubio che diventa indissolubile e che si dischiude alla creatività ragionata e all’esterno.
E’ una mostra di carattere internazionale che apre una straordinaria finestra su nuovi linguaggi, con nuove opere e nuove prospettive di visione e che artisticamente riconosce la generazione dei “cittadini del mondo”.


Vademecum

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
via Don Minzoni 14 – 40121 Bologna

www.mambo-bologna.org

dal 22 giugno al 1 novembre 2018

Inaugurazione giovedì 21 giugno h 19.00
Parco del Cavaticcio, Persona, Lorenzo Senni Live Set h 22,00

 

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