LE ORIGINI DELLE CERAMICHE DI PICASSO

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Durante i bombardamenti su Faenza compiuti dagli Alleati nel maggio del 1944, gran parte delle Collezioni di ceramica moderna del MIC andò distrutta. Grazie al tramite di illustri figure quali Gio Ponti e i coniugi Ramié, e grazie al solerte impegno di Gaetano Ballardini, l’allora direttore del museo, nonché fondatore dell’istituzione, che inviò una lettera commovente al pittore spagnolo, che si trovava a Madoura.

Nel 1950, così, arrivò a Faenza il primo regalo dell’artista, il piatto raffigurante la Colomba della pace, espressamente dedicato alla città funestata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

È da questo nucleo primigenio che prende avvio al MIC di Faenza, dal 1° novembre prossimo al 12 aprile 2020, una grande mostra dal titolo Picasso, La sfida della ceramica a cura di Harald Theil e Salvador Haro con la collaborazione di Claudia Casali. Oltre alle opere dell’artista giunte a Faenza nel corso di tutti gli anni ’50, parte integrante della Collezione permanente del museo, saranno esposti cinquanta pezzi unici, provenienti dalle collezioni del Musée National Picasso-Paris.

I manufatti di Picasso, messi in conversazione con diversi pezzi custoditi al MIC, tracceranno le ispirazioni dell’artista: il rosso e il nero delle ceramiche classiche possono divenire per Picasso il modo per raffigurare un gonfio cavaliere dal sapore spagnoleggiante; animali arcaici, bestie e mostri dai tratti micenei sono solo alcune delle testimonianze delle fonti da cui Picasso prende grande ispirazione.

Del resto la mostra si inserisce all’interno della vasta iniziativa Picasso – Méditerranée, promossa dal Musée National Picasso-Paris dalla primavera del 2017, e che terminerà alla fine di quest’anno. Il progetto, coordinato da Laurent Le Bon e Émilie Bouvard, ha coinvolto 60 istituzioni internazionali. L’iniziativa prese avvio proprio in Italia, quando, nel novembre 2016, la Fondazione Cini, ospitò un convegno di due giorni intitolato Picasso-Méditerranée I. Le passé enfui; l’Italie, organizzato dall’Istituto di Storia dell’Arte della stessa Fondazione in collaborazione con il Musée National Picasso-Paris.

Spagnolo di nascita e parigino d’adozione, Pablo Picasso ha vissuto e interpretato in pieno la radicale trasformazione, rivoluzione dell’arte, quando tra la fine dell’800 e il Secondo Dopoguerra iniziarono le numerose esperienze che misero in dubbio lo status della riproduzione del reale. Annoverato inizialmente tra i pittori cubisti, è tuttavia impossibile attribuire una categoria all’opera omnia del pittore malagueño, la cui grandezza è stata proprio quella di far tesoro di ogni esperienza artistica passata per trasformare i canoni dell’arte a lui contemporanea, andando a sondare molte direzioni della mutazione.

Le culture mediterranee di ogni tempo passato e presente si mescolano anche nella produzione ceramica dell’artista, mostrandosi spesso con distaccata ironia, come se la distanza temporale e culturale tra quelle culture e quella di Picasso, suggellata sulle sue ceramiche, si consumasse in un gioco lieto e gioioso. Non ha torto Jean Leymarie, quando nel libro Picasso and The Mediterrean (1983) definisce Pablo Picasso «ostinatamente Mediterraneo».

ALEX BERTOZZI

1 novembre 2019 – 12 aprile 2020, PICASSO, LA SFIDA DELLA CERAMICA, Faenza, MIC – Info: 0546697311, micfaenza.org

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