Pinocchio, Maria Pia Timo è la Lumaca di Garrone

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Pinocchio è una favola senza tempo. Una di quelle che non si smette mai di raccontare e che ogni volta è in grado di restituire qualcosa di nuovo e di bellissimo. Innumerevoli registi nel corso degli anni si sono cimentati nella grande impresa di portare questo classico di Collodi sul grande schermo e tra queste schiere si aggiunge nel 2019 anche Matteo Garrone con il suo Pinocchio che uscirà giovedì 19 dicembre in tutte le sale italiane.

La storia è quella ormai nota, ma per chi avesse più vividi i ricordi disneyani di quelli letterari, forse è il caso di recuperare il vecchio testo classico perché è ad esso che il film di Garrone presta fedeltà. La favola narra le avventure di un piccolo burattino di nome Pinocchio, nato dalle agili mani dell’umile Mastro Geppetto. È Mastro Ciliegia a procurargli il pezzo di legno, stranamente vivo, da cui nascerà Pinocchio. Una volta creato, Geppetto accoglierà il piccolo burattino come suo figlio. Un bambino però decisamente ingestibile, che si caccerà in un milione di guai. Nei panni di Pinocchio vediamo il piccolo, ma talentuoso, Federico Ielapi, affiancato da Roberto Benigni, che dal suo burattino del 2002 passa ad interpretare Mastro Geppetto. Nel cast compaiono poi anche Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini, rispettivamente il Gatto e la Volpe; Marine Vacth nei panni dell’adulta Fata Turchina, la cui versione bambina è interpretata da Alida Baldari Calabria; Gigi Proietti alias Mangiafuoco; Lucignolo è Alessio Di Domenicantonio; Davide Marotta, Paolo Graziosi, Massimiliano e Gianfranco Gallo sono rispettivamente il Grillo Parlante, Mastro Ciliegia, il Corvo e la Civetta; c’è poi il Pappagallo di Marcello Fonte, il Giudice Gorilla di Teco Celio; Enzo Vetrano, Nino Scardina come l’Omino di burro e Maurizio Lombardi, il Tonno. A questo elenco manca un nome, quello di Maria Pia Timo, scelta in questo film per interpretare il ruolo della Lumaca.

Nel film, lei interpreta la Lumaca. Che tipo di personaggio è e come è stato interpretarlo?

Nella favola di Pinocchio di Collodi, la Lumaca è un personaggio che ti rimane inevitabilmente impresso perché è molto bello. Io sono molto legata a Pinocchio: ho letto un sacco di volte la versione integrale, anche perché era il libro preferito di mio nonno. Anche Matteo Garrone, il regista, da piccolo lesse questa versione. C’è una scena molto comica in cui Pinocchio torna a casa e chiede alla Lumaca di aprirgli la porta. Lei è al terzo piano, gli va ad aprire però ci mette tutta la notte e arriva all’alba. È una figura che, se hai letto Pinocchio, te la ricordi. In molte trasposizioni è stata omessa, però ad esempio in quella di Comencini, a cui si è più legati in Italia, c’è ed è interpretata da Zoe Incrocci. Garrone, come me, è affascinato dalla sua figura. Avendo chiamato una comica per interpretarla, penso che volesse consegnare un certo scopo comico al personaggio. Questo l’ho capito “cammin facendo”. Infatti, all’inizio era difficile per me comprendere il grado di comicità che volesse. Questo è stato un po’ il processo di conoscenza con Matteo: capire quanto dovevo spingermi e quanto no. All’inizio mi trattenevo pensando di doverlo fare e invece forse mi dovevo dare, ma non sapevo quanto darmi! Insomma, trovare l’equilibrio è stato per me la cosa più complicata da fare. Poi, però, in realtà, ci abbiamo messo un attimo, anche perché al cinema non hai tutto il tempo delle prove teatrali. Hai cinque minuti per riuscirci.

Come è stata scelta per questo ruolo?

Quando l’agenzia mi ha detto “Vuoi fare la Lumaca di Garrone?” io ho risposto “Dimmi quanto devo pagare e ci vado” [ride]. Sì, perché la mia stima per lui come regista è enorme. Comunque lui mi ha chiamato per un colloquio e abbiamo fatto una lettura della parte con un altro attore. La prima cosa che mi ha detto quando mi ha visto è stata “La Lumaca” e io sono andata via da quell’incontro con lui che mi diceva “Va bene, quand’è che puoi andare a Londra?”. E io: “Come Londra? In che senso?” [ride]. Sono tornata a casa che volevo urlare in mezzo al Frecciarossa “Faccio la Lumaca!” ma sono riuscita a trattenermi. Anche la mia stessa agente quando le ho detto “Faccio io la Lumaca” non ci credeva.
“Come? In che senso? Cioè la fai tu?”, mi ha detto.
“Sì, sì, la faccio io”
“Ma come, già fatto?”

Vuol dire che il suo provino è stato molto convincente!

Questo sì. Io ho improvvisato delle cose che hanno fatto ridere sia lui sia gli assistenti alla regia. Garrone ha un modo di lavorare che sfrutta la capacità dell’attore di creare e improvvisare. Non so se è un suo modus operandi, ma in questo film probabilmente gli serviva qualcuno che avesse anche questa qualità ed infatti la capacità interpretativa e di improvvisazione è stata utile.

L’improvvisazione è stata importante quindi anche durante le riprese?

Noi avevamo un copione e sapevamo cosa dovevamo dire. Poi magari poteva succedere che qualcuno suggerisse qualcosa, soprattutto per me. Da parte mia, molte cose che mi venivano da dire, le dicevo. Se gli piacevano me le faceva tenere, altrimenti no. In generale però quello che ho detto è stato tenuto. Come dicevo prima, non so se sia un suo modus operandi, ma ho il sospetto che sia così. Infatti, se vedi il tipo di recitazione nei suoi film, oltre a questo, ti accorgi che gli attori hanno una certa libertà letteraria. Secondo me potrebbe essere una sua predisposizione. In generale, quello che gli interessa di più è la verità: gli piace che le cose siano vere, che tu le dica come se lo fossero. Poi è uno di quei registi che non dice mai “fai così”, ma che trova e scopre insieme a te qualcosa di bello, che nasce proprio in quel momento. Ti dirige poco insomma; ti dà tutte le condizioni perché tu poi possa usare anche la tua creatività. All’inizio devi capire che è così: magari nella prima scena che abbiamo girato ci ho messo un po’, poi una volta che l’hai capito è facile.

La parte comica quindi nel film è molto importante. Ma anche l’aspetto un po’ dark della favola di Collodi è rispettato?

Garrone voleva essere sicuro che ci fosse tutto del testo di Collodi. Come regista ha fatto dei film neri, crudi e violenti, ma anche dei film come Reality che secondo me sono delle commedie di satira di costume bellissime. Dunque la chiave comica in lui c’è. Durante la lavorazione ha spesso detto “Oh, ricordiamoci che questo è un film per bambini!”, perché si divertiva talmente tanto a metterci delle cose che si rischiava di perdere di vista l’obiettivo. È una trasposizione molto fedele, che non viene edulcorata. Le favole di una volta infatti non nascevano edulcorate. Adesso noi siamo edulcoranti con i nostri bambini, come se ce ne fosse bisogno. Oggi c’è una forma di tutela dei bambini, come se ci fosse una minaccia più forte di quella che hanno vissuto le generazioni precedenti.

Come è stato il rapporto con gli altri attori?

La Lumaca è in scena solo con la Fata, che all’inizio del film è la bambina con i capelli turchini quindi è una bambina di 10 anni, e Pinocchio che è un bambino di 9 anni. Sono tutti e due molto bravi. Lei si è vista anche in Dogman, dove faceva la figlia del protagonista. È molto, molto brava. Lui è un caterpillar dal punto di vista umano: ha una determinazione pazzesca, perché si tratta di un impegno costante e molto lungo e di un ruolo molto complicato. Federico aveva meno trucco di me, ma tutti i giorni. Lui faceva almeno 3 ore e mezza di trucco tutte le mattine e almeno un’ora per toglierlo alla fine delle riprese. Poi, tutte le sere, dovevi farti la doccia calda per togliere la colla che ti restava attaccata alla pelle; andavi a letto tardi e la mattina ti svegliavi all’alba. Come Pinocchio è stato buttato nell’acqua fredda del mare in pieno inverno, è stato impiccato; poi è stato in ambienti freddissimi e gli mettevano la coperta ogni volta che finiva il ciak. Insomma, anche dal punto di vista fisico, è stato uno stress enorme. È un bambino già molto determinato di carattere, un bambino molto adulto insomma. Alla fine della giornata, io ero più stanca di lui.

Per quanto riguarda gli altri attori, verso il finale del film sono in scena con la Fata dai capelli turchini che è Marine Vacth, l’unica con cui ho interagito. Ho incontrato poi Massimo Ceccherini come sceneggiatore aggiunto e aiuto regia: era sempre sul set e molte delle mie trovate comiche sono nate in combutta con lui.

Mi parlava prima a proposito di Pinocchio del trucco che è sicuramente molto importante per questo film e per il suo personaggio

Tra i personaggi che ho incontrato, il trucco più pesante e lungo era il mio. Tra corvi, civette, conigli e Pinocchio, io ero sempre la prima ad arrivare al trucco. La cosa divertente è che la gente poi non mi riconosceva. Ad esempio, Marine Vacth. Lei arrivava sul set già truccata dai “truccatori degli esseri umani” [ride], non condivideva il camper con me. Alla conferenza stampa, mi sono offerta di tenerle la giaccia e la borsa perché lei doveva fare delle foto. Le ho detto “ Marine, me le vuoi dare?”; lei mi ha guardato, me le ha lasciate, è andata a fare le foto e poi gliel’ho ridate. Ad un certo punto ho riso e allora lei si è messa le mani sulla bocca e ha detto “Ooh, ma sei tu! Sei la Lumaca!”. Insomma, proprio non mi aveva riconosciuto e abbiamo lavorato insieme per tre giorni!

Insomma, lei era il personaggio della Lumaca alla perfezione!

Sì, esatto. La cosa anche mi consola, perché pensare di assomigliare molto a quell’essere…! Continuo a dire che come gasteropode sono meravigliosa, ma come gasteropode appunto! La cosa più bella è quando arrivavo pronta sul set, con un costume anche che è bellissimo, e tutti mi dicevano “Sei bellissima”. Bellissima come Lumaca, va bene, ma come donna sono un cesso. [ride]

Che ruolo ha avuto Mark Coulier per il suo trucco?

Mi ha sempre truccato lui. Guardava gli altri personaggi e diceva “Loro sono facili. La Lumaca è difficile, la faccio io”. Lui ha fatto anche The Lady Iron con Meryl Streep, allora quando mi sono seduta sulla sua sedia gli ho chiesto “Ma Meryl Streep si è seduta qui?” e lui “Sì, si è seduta qui”. Mi sono seduta sulla stessa sedia! Quando sono andata da lui a Londra c’era una teca in un angolo dove c’erano due statuette. Sai, tipo quelle che ci sono nei negozi “Oscar alla mamma migliore”, “Oscar al papà più ganzo”. Poi ho realizzato che quelli erano due Oscar veri, allora ho fatto un urlo! “Can I touch them? – Posso toccarli?”, gli ho chiesto. Me li ha fatti tenere in mano, li pensavo più pesanti. Mark mi ha spiegato che è oro solo la parte esterna. Ammesso che io abbia capito tutto l’inglese velocissimo con cui loro mi parlavano.

L’inglese quindi è stato fondamentale?

La conoscenza della lingua in questa produzione è stata fondamentale perché tutti parlavano inglese: il direttore della fotografia è danese, gli effetti speciali sono realizzati da un ragazzo che lavora a Londra da una vita ma è greco. Tutti quelli che lavoravano col mio trucco parlavano inglese. Addirittura una persona è venuta apposta da Londra per sistemare il guscio della lumaca che aveva realizzato per me e si occupava di come farlo muovere. Questa signora proprio mi coccolava: aveva chiesto uno sgabello che fosse giusto per le mie necessità e tutte le volte me lo portava; mi portava anche da bere perché io ero truccata in maniera da non potere usare le mani, dovevo coprirle con i guanti quando mi fermavo. Non potevo neanche masticare in maniera congrua, quindi avevo sempre robe tagliate piccoline come i vecchi, oppure bevevo con la cannuccia. Ero come una bambina.

Quindi nel mondo del cinema si è coccolati come bambini

Non lo so, negli altri ruoli non mi era mai successo, in questo sì. Anche perché ero invalida. Tutti gli altri andavano a mangiare assieme alla troupe, io stavo lì su una sedia con un bavaglione grandissimo per non sporcarmi e mangiavo lì, triste e sola, in piccoli pezzi, con le cannucce e i guanti neri.

Com’era il clima sul set?

Ovviamente è professionalissimo, però anche molto calmo. Garrone è molto bravo a creare squadra e a trattare tutti allo stesso livello, compresi macchinisti, elettricisti..tutti. Ho vissuto un clima molto bello.

Si crea un po’ un’atmosfera familiare?

Sì, si sente proprio che partecipano a un progetto comune e condiviso. Poi, tutti quelli che lavorano “si fanno un mazzo” non indifferente. Ad esempio, in una mia scena, eravamo in una villa e il regista ha fatto montare il set in un corridoio; abbiamo provato a camminare un po’, poi però secondo lui non andava bene, allora hanno rimontato tutto il set nel soggiorno. “No, no, no”. Abbiamo rimontato tutto il set nelle scale. Montare e spostare un set è un lavoro impressionante! Tutto questo lo facevano senza mai lamentarsi. C’è una stima in Garrone come artista da parte di tutti che si percepisce: è questo probabilmente che fa sentire le persone partecipi di una cosa grande. Poi lui gli è molto riconoscente: ad esempio, agli scorsi David di Donatello c’era tutta la squadra e lui ha ringraziato tutti.

Comicità, scene dark, improvvisazione, tanto trucco e tanta professionalità. Insomma, un film che parte con tutti i giusti requisiti. Per il pubblico che si recherà in sala per vederlo la prima volta, giovedì 19 dicembre presso il Cinema Italia di Faenza, sarà anche possibile incontrare la stessa attrice, Maria Pia Timo, che parlerà del film prima e dopo la proiezione.

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