Nonni e nipoti: distanti, ma uniti

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Uno dei tanti aspetti che questa pandemia ha cambiato radicalmente è il rapporto di noi adolescenti coi nostri nonni. Contrariamente a quello che molti pensano, i giovani hanno nei propri nonni un vero riferimento, un modello da seguire. A volte – come nel caso di chi scrive – un rapporto più saldo addirittura di quello coi propri genitori.

Ma non siamo un caso a parte: molti nostri coetanei sono alle prese con questo inaspettato cambiamento. Siamo passati dal trascorrere quotidianamente tempo insieme ai nostri nonni al non poterli praticamente vedere più per ragioni di prudenza. Come se avessimo chiuso gli occhi per un secondo e una volta riaperti tutto fosse cambiato.

Anche chi tra noi aveva un rapporto meno frequente coi nonni – magari a causa delle distanze geografiche – ha certamente avvertito un disagio. Abbiamo allora scelto di fare uno zoom su alcune di queste storie per mettere a fuoco una situazione di cui crediamo si parli troppo poco.

«Mia nonna paterna – racconta Greta – è una figura importantissima nella mia vita, se sono la persona di adesso è tutto merito suo. La mia infanzia l’ho trascorsa quasi interamente con lei. Con i suoi racconti di gioventù mi ha insegnato tanto, cose indispensabili per vivere bene e destreggiarsi nella vita. Molti dei miei modi di pensare e agire derivano da lei, come quello di essere sempre molto diretta, non farsi sovrastare da nessuno ed essere testarda… Mi manca moltissimo non poterla frequentare come facevo prima».

Situazione simile quella di Veronica: «Io e mio fratello passavano tutti i giorni coi nonni perché i nostri genitori erano sempre via per lavoro. Dunque, erano loro ad occuparsi di tutto. Sono le figure centrali della mia vita e di punto in bianco non ho potuto più vederli. A causa del Covid le uniche connessioni rimaste erano le chiamate e magari i nostri genitori che gli portavano la spesa. Questo durante la quarantena, ora invece possiamo vederli raramente e quei pochi spicchi di felicità sono interrotti dalle mascherine e da quelle maledette distanze obbligatorie che impediscono di ricevere quegli abbracci che mi scaldano il cuore… Capisco che serve per il loro bene e dunque rispettiamo queste leggi e speriamo che tutto questo finisca presto».

L’affetto di Francesca per i nonni invece è sempre stato a distanza: «Abitano lontano e potevo vederli poco già prima. Il Covid non ha aiutato… Le poche volte che ho potuto vederli dopo il lock down di primavera c’era il distanziamento sociale e le altre regole imposte dalla casa di riposo dove risiedono: io seduta ad un tavolo fuori e loro in uno tavolo all’interno col vetro della finestra a separarci. Poi la situazione è ulteriormente peggiorata, io e i miei nonni non possiamo più vederci nemmeno un istante, le visite sono vietate ai minori; da qualche tempo nessuno può più frequentarli».

Agli antipodi rispetto a ciò che abbiamo appena letto c’è Simone. Lui i nonni poteva vederli ogni volta che voleva prima della pandemia, ma non gli è mai importato. Durante la quarantena ovviamente non avrebbe potuto fare diversamente e, terminato il lock down, li ha incontrati una sola volta. Simone ammette di non provare alcun tipo di dolore riguardo a questa distanza forzata tra lui e i nonni.

Tuttavia non crediamo di sbagliare affermando che si tratta di una mosca bianca. Per la maggior parte di noi adolescenti, distanziamento sociale o no, i nonni sono le pietre angolari della nostra vita. Ci hanno accudito, insegnato valori importanti, regalato momenti indimenticabili. Fanno parte di noi e vorremmo ringraziare tutti i nonni per tutte le cose che ci hanno donato.

 

di GRETA PIOLANTI, FRANCESCA LIBERALON, MATILDA LINGUERRI, VERONICA LIVERANI

2ªFS, Liceo Torricelli-Ballardini, Faenza

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