PURGATORIO, UN GIOCO PER TUTTI

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Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge, principalmente, alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. Una malattia terribile che James Parkinson, il farmacista chirurgo che ne descrisse per primo i sintomi, chiamava “la paralisi agitante” proprio per la sua caratteristica di indurre movimenti convulsi e incontrollati. Le persone che ne soffrono sono molte e l’Associazione Ravenna Parkinson, che si occupa della promozione del benessere delle persone affette da Parkinson e del sostegno dei loro familiari, ha deciso di collaborare con alcuni professionisti esperti di giochi da tavola per crearne uno ambientato nel Purgatorio dantesco che fosse adatto alle caratteristiche dei parkinsoniani. Purgatorio non è un gioco per parkinsoniani, come hanno tenuto a specificare gli stessi ideatori, ma con caratteristiche che lo rendessero più facilmente fruibile anche da coloro che presentano difficoltà nel controllo dei movimenti.

Ho incontrato Gabriele Mari e Matteo Pironi, i due ragazzi che hanno progettato e realizzato questo gioco da tavolo, e in una chiacchierata per me illuminante – che partivo con dei preconcetti legati alla condizione del malato di Parkinson – mi sono fatto spiegare com’è nata l’idea e come è avvenuta la realizzazione, nell’attesa di avere la possibilità di provarlo.

Gabriele è la mente vera e propria, di professione fa il game designer (tra gli altri ha ideato il gioco della serie Netflix “La casa di carta” per Clementoni) oltre ad essere un educatore sociale; Matteo è invece l’editore, anche lui educatore sociale. Questa loro doppia identità – di esperti di giochi di società ed educatori sociali – ha fatto sì che la filosofia nella progettazione dei loro lavori sia legata ad un approccio ludico-educativo riassumibile nello slogan “tutti in gioco”.

“Anche i disabili vogliono giocare” mi dice Gabriele “ma non a “giochi per disabili” che spesso, non essendo pensati e realizzati da game designer, ma da esperti di disabilità, sono poco divertenti.”

Per riuscire a colmare questo vuoto la cooperativa di cui fa parte Gabriele (La Pieve) e quella di Matteo (Progetto Crescita), collaborando assieme alla Cobblepot Games, lo studio di produzione che ha realizzato anche Purgatorio, hanno iniziato il progetto Educatori Ludici per portare il gioco in ogni contesto educativo.

“Da questo progetto sono nati tanti laboratori” continua Gabriele “per far giocare assieme normodotati e non, ma non solo. Abbiamo portato il gioco all’interno della casa circondariale di Ravenna, nella riabilitazione alle tossicodipendenze e anche nella prevenzione del gioco d’azzardo patologico, perché crediamo che nel momento in cui ti siedi attorno a un tavolo e cominci a giocare tutte le barriere e i pregiudizi che si hanno nei confronti dell’altro si annullano per lasciare spazio alla sana competitività che ha come unico obiettivo quello di vincere su tutti, indipendentemente dalla condizione o dallo status.”

In seguito a questi progetti sono venuti in contatto con l’associazione Ravenna Parkinson e dalla collaborazione con quest’ultima è nata l’idea della creazione di un gioco che tenesse in conto anche delle problematiche legate alla malattia. L’ambientazione all’interno del         Purgatorio della Divina Commedia  “deriva dal successo che abbiamo riscontrato con il primo gioco della serie, ambientato nell’Inferno di Dante” mi racconta Gabriele. “Uscimmo con questa idea in tempi non sospetti, nel 2015, tanto che venne snobbata da molti ritenendo Dante un argomento troppo alto da proporre al grande pubblico, ma per fortuna Matteo (editore della Top Hat Games N.d.R.) nel 2019 ci ha visto lungo e ha deciso di finanziare la creazione del gioco che ha preso forma anche grazie al supporto del Comune di Gradara e della Regione Marche”.

Il perché dell’ambientazione nel purgatorio della versione pensata per venire incontro alle esigenze dei parkinsoniani è venuta, oltre che dal successo di Inferno, anche dalla concomitanza con il sette centenario della nascita di Dante.

Chiedendo in che modo giocare può aiutare una persona malata di Parkinson nel miglioramento della sua condizione, Matteo mi risponde molto semplicemente che “il gioco è una palestra per la mente e con il Parkinson l’attenzione cala, è per questo che giocare è ottimo per mantenere attiva la mente. Questo però è un discorso che non vale solo per i parkinsoniani, ma anche per anziani, bambini, ecc. Inoltre, è un’attività fatta assieme ad altri, malati e non, e questo permette a coloro che sono solitamente esclusi o emarginati di sedere allo stesso tavolo e di interagire e scontrarsi con persone diverse. Anche quelli che riteniamo più svantaggiati vogliono vincere come chiunque altro, ed è questa la forza del gioco: è vita attorno a un tavolo.”

Purgatorio è allora un gioco da tavolo come tanti altri che nella fase di ideazione e di sviluppo è stato plasmato osservando e adattando le sue caratteristiche alle difficoltà che presentano le persone affette dal morbo di Parkinson.

“I parkinsoniani hanno difficoltà di tipo fisico” precisa Matteo “che diventano difficoltà anche nel maneggiare gli elementi del gioco, per questo motivo si è scelto di avere delle carte e non delle pedine. In più queste carte non devono essere tenute in mano, ma lasciate sul tavolo; non ci sono informazioni nascoste e le azioni fisiche sono poche e di facile esecuzione.  Si sono presi degli accorgimenti per renderlo praticabile anche per chi inizia a perdere le funzioni fisico-mnemoniche: le scelte strategiche sono infatti facilmente comunicabili al caregiver che può essere di supporto al gioco”.

 

 

Il gioco è completamente originale e – come è prevedibile dal titolo – si svolge nel viaggio che Dante fa accompagnato da Virgilio nel Purgatorio. Lo scopo finale è quello di completare delle sequenze di carte, in dote ai giocatori, che rappresentano dei peccati e valgono ciascuna un determinato numero di punti. La difficoltà sta nel fatto che ogni sequenza, che rappresenta una cornice del Purgatorio, può contenere solo una quantità stabilita di punti e di carte, per cui si rende necessaria la collaborazione tra i partecipanti per riuscire a proseguire il viaggio verso il Paradiso terrestre. Non è però soltanto un gioco di collaborazione, perché anche la competizione riveste la sua importanza; infatti, si assegna la vittoria il giocatore che, una volta raggiunto il Paradiso terrestre, è riuscito a mettere sul tavolo le carte la cui somma dei punti è più alta rispetto a quella degli altri.

Per il prossimo futuro Matteo e Gabriele stanno collaborando per la realizzazione di Arena Colossei, un gioco ambientato nella Roma dei gladiatori e che si potrà sostenere dall’autunno 2022 sulla piattaforma di crowdfunding Kickstarter, mentre stanno ragionando anche sul terzo episodio del viaggio dantesco con un gioco ambientato nel Paradiso.

 

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