Giretti: trekking e “gastronautica”

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La rubrica Giretti nasce dall’amalgama di due forti passioni che ho alimentato nel corso degli ultimi anni, strettamente collegate al territorio dove sono radicate le mie origini: la Romagna.

Trekking e “gastronautica”, queste sono le due colonne su cui è poggiata la mia nuova prospettiva verso la terra in cui sono nato e cresciuto. Unendo la rinata voglia di esplorare l’Appennino da parte dei romagnoli e l’innato sentimento che quest’ultimi hanno verso la loro cucina tradizionale, la rubrica Giretti si pone l’obiettivo di accompagnare questa riattivazione dell’attenzione locale verso un territorio la cui celata bellezza, negli ultimi anni, era andata disperdendosi nella frettolosa smania di vedersi parte di una globalizzazione dall’accelerazione sempre più incontenibile.

D’altro canto, non è sulla pesantezza di queste argomentazioni che la rubrica si andrà a sviluppare: il vezzeggiativo Giretti, nella sua informalità, vuol dare un’impronta di serenità e leggerezza.

Tuttavia, prima del suo sviluppo, è necessario fare chiarezza su come e perché è stata concepita: su che bisogni sociali si fonda questa rubrica? Che motivo ha di sottolineare i pregi di una terra che, dopotutto, sono sempre stati sempre sotto i nostri occhi? Non a caso i suoi cavalli di battaglia saranno le pratiche del trekking e della gastronautica, due passioni che non sono di certo fiorite dal nulla senza motivo. Sono nate per inerzia, in questo complicato periodo storico che ha relegato la gente nei confini prima delle proprie case, poi gradualmente di città, province, regioni e così via: riscoprirsi nelle proprie abitudini, nella propria cultura è stato un processo naturale facilmente visibile nella rinnovata quotidianità del romagnolo medio. La quarantena forzata, su chiunque abbia provato la limitazione dei propri spazi entro le frontiere della propria abitazione, ha avuto un effetto che definirei “a molla”: questo restringimento, allentate le restrizioni, ha rispedito al mittente la forza elastica accumulata e si è evoluto in una voglia di uscire dai confini della propria comfort-zone fuori dal comune.

D’improvviso, nell’Appennino Romagnolo si è riversata un’onda anomala di nuovi pellegrini “della domenica”, chi appassionato di passeggiate, chi di trail, o chi di mountain-bike: questa voglia di ritrovare la propria libertà nella natura si è tradotta in un’inaspettata, coinvolgente e speranzosa valorizzazione del territorio. Come si suol dire, aggiungendo un pizzico di ottimismo che in questi tempi non guasta mai, chiusa una porta si apre un portone.

Ma cosa vuol dire per un romagnolo riscoprirsi nella propria cultura? Parliamo di un labirinto culturale, con radici della tradizione piantate più di un millennio fa e ancora oggi visibili nelle denominazioni di strade, luoghi artificiali così come naturali, nella cucina, nel dialetto e così via; sinceramente, per un romagnolo, essere totalmente cosciente del tesoro che rappresenta la sua terra è compito ben arduo. Nonostante ciò, Il filo d’Arianna per orientarsi in questo labirinto non scoraggia chi vuole acculturarsi, ma anzi è avvolgente, avvincente, quasi poetico: parliamo della tradizione orale, tramandata di generazione in generazione.

Dunque, nel concreto, in cosa consiste la rubrica Giretti? Seguendo – o meglio, ascoltando – attentamente il filo conduttore con il passato di queste terre, centimetro dopo centimetro la rubrica Giretti cercherà di effettuarne una scoperta a tutto tondo, scegliendo per ogni zona decisa (o che verrà consigliata da voi) un trekking e un ristorante dove poter gustare i sapori più autentici di essa. Sperando, con l’aiuto di più Ciceroni dalla esse goffa possibili, di rispolverare qualche aneddoto e dettaglio della storia sepolta, le tradizioni e le meraviglie naturali che la Romagna, con disarmante semplicità, è in grado di offrirci quasi “a chilometro zero”.

 

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