Piadina_romagnolaIl cammino verso il riconoscimento dell’IGP alla Piadina Romagnola è cominciato. Dopo aver ottenuto quello su scala nazionale, si è ora in attesa di quello definitivo da parte della Commissione Europea. E intanto, sta movendo i primi passi il Consorzio di Promozione della Piadina Romagnola, sostenuto da un gruppo di produttori locali.

Il Consorzio si è presentato al pubblico lo scorso 22 marzo a Casa Artusi di Forlimpopoli. All’incontro, aperto da una performance di David Riondino, sono intervenuti il presidente Elio Simoni, il direttore Paolo Migani e l’assessore regionale Tiberio Rabboni. Obiettivo del nuovo sodalizio è valorizzare la Piadina Romagnola IGP. E una serie di iniziative mirate in tal senso, hanno già preso il via (degustazioni a Bruxelles e partecipazione al Vinitaly di Verona).

Ma cos’è il Disciplinare IGP (Indicazione Geografica Protetta)? È un documento che stabilisce che, per essere «Romagnola», la Piadina dev’essere prodotta nell’area racchiusa dalle tre province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, più 9 Comuni della Provincia di Bologna sul tracciato del fiume Sillaro. Ciò significa che chi la produce al di fuori di questa non potrà avvalersi della definizione «Romagnola» senza incorrere in sanzioni. Ma non solo. Il Disciplinare regolamenta anche come deve essere fatta la vera Piada: le sue materie prime e le sue principali caratteristiche fisiche, chimiche ed organolettiche. Dunque, uno strumento di tutela di un prodotto che, oltre a essere un simbolo della Romagna, rappresenta anche un settore economico rilevante per la nostra regione, con un giro d’affari di circa 90 milioni di euro.

Ma non mancano le obiezioni al Disciplinare, espresse anche durante l’incontro. La principale viene da Slow Food e da Confesercenti, sostenitori del fatto che la vera Piadina Romagnola è solo quella preparata dai chioschi, manualmente, fresca, non paragonabile a quella prodotta industrialmente e conservata nei sacchetti di plastica per la vendita nei supermercati. A questa critica, il Consorzio replica che il Disciplinare dispone, per i chioschi, un’ulteriore valorizzazione fornita dalla dicitura «lavorazione manuale tradizionale». Ma tale accorgimento non pare aver soddisfatto gli oppositori.

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