CATTELANE’ stato assegnato questa mattina alle ore 11 nell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, il Premio Francesca Alinovi Roberto Daolio 2013. Vincitore è Maurizio Cattelan, l’artista veneto che ha conquistato New York e il mondo intero partendo proprio dal capoluogo emiliano. Maurizio Cattelan può essere considerato figlio di quei mitici anni ‘80 e ‘90 in cui Bologna era uno dei centri propulsori più importanti dell’arte contemporanea, città in cui si muovevano i graffisti newyorkesi invitati da Francesca Alinovi, in cui il DAMS richiamava studenti da ogni parte d’Italia e il binomio Gino Gianuizzi – Roberto Daolio animava nei mitici spazi di via Solferino, la Galleria Neon, da cui sono partiti i più importanti artisti della scena artistica attuale come Luca Vitone, Eva Marisaldi, Cuoghi Corsello, Alessandra Tesi, Maurizio Mercuri, Giuseppe Presicce e lo stesso Cattelan, che espone per la prima volta nel 1988 con una personale dal titolo “Natura Codarda”. Ormai nella storia, le sue due mostre bolognesi “Torno Subito!” (1989) e “Strategie” (1990). E dalle prime sperimentazioni nei locali della Neon e nell’Oratorio di San Sebastiano di Forlì, sempre sotto l’attenta cura del prof. Daolio, alla retrospettiva (termine giusto perché nel frattempo nel 2011, a 51 anni, Cattelan è andato in pensione!) dedicatagli dal Guggenheim di New York, di strada ne ha fatta il giovane artista padovano, diventando un orgoglio italiano “da esportazione”, genio indiscusso (e indiscutibile) della creatività Made in Italy, restando sempre fedele alla sua linea di ricerca: provocare, stupire, far sorridere.

Ma questa volta c’è riuscito poco, a dire il vero. Un po’ fiacca la trovata di mandare il duo Mandelli – Biggio, nei panni di Padre Boi e Padre Giorgio de I Soliti Idioti al posto suo per ritirare il premio, con l’intento di ribadire due delle tematiche classiche della sua ricerca: la fuga (e il non presentarsi mai alle premiazioni) e l’anticlericalismo radicale. Tutto nella norma comunque, fino a quando, i due comici (?) hanno ricalcato troppo sull’anzianità di Renato Barilli, classe 1935, promotore dello stesso premio e che di certo non si può dire sappia stare allo scherzo. Di qui la bagarre che, in maniera poco elegante, ha deviato l’attenzione sul critico e l’artista, togliendola ai due illustri figli di “Bologna la Dotta”, che avrebbero meritato di sicuro ben altro tipo di celebrazioni.

Per fortuna, almeno Francesca Alinovi, nel trentesimo anno dalla sua scomparsa l’avrà grazie a una giornata di studi promossa domani dal Mambo a partire dalle ore 10 su iniziativa di Gino Gianuizzi e Claudio Marra e una mostra “Emphatism” a cura di Vittoria Chierici e Veronica Santi allo Spazio 522 di New York, dedicata all’ultimo dei movimenti da lei curato.

LEONARDO REGANO

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