Kovalam, Kerala

È stato necessario qualche giorno per capire come muoversi in una località turistica come Kovalam. Tutta l’economia del paese è basata su questo e, a parte qualche signora col proprio negozio di souvenir o qualche altra che vende frutta per strada, l’interfaccia col turista è prettamente maschile.

Pescatori, cuochi e camerieri, procacciatori vari per trattamenti ayurvedici, negozianti. Così abbiamo capito che dovevamo avvicinarci a loro per potere accedere al mondo femminile ed alla cucina casalinga.

Il nostro primo contatto l’abbiamo ottenuto da Baloo, un sorridente e cordiale bagnino che ogni mattina alle 8 monta i suoi 5 ombrelloni, predispone i lettini con un asciugamano fresco di bucato e attende i clienti. Avevamo preso una coppia di lettini da lui (nessuno qua si stende in spiaggia), perché era il meno insistente tra i tanti venditori. Già da subito trasmetteva una bella energia con la sua aria super amichevole. Alla fine del nostro pomeriggio di mare gli abbiamo chiesto “Do you have a wife?” “Of course I do!” Da lì gli abbiamo spiegato che eravamo alla ricerca di ricette autentiche del Kerala, così come vengono preparate dalle donne ogni giorno per la famiglia.

Ed eccoci qua, a seguire Baloo nel villaggio in mezzo alle palme fino ad una casa piuttosto modesta. Un cane ed una gallina in cortile tra alberi di cocco e di curry, sulla porta visi sorridenti ad accoglierci.

La moglie di Baloo, Rada, è una donna gentile ma timida che parla pochissimo inglese, mentre Anu, la nipote, è solare e chiacchierona con un inglese fluente. Infatti subito scopriamo che ha da poco lasciato il suo lavoro con la Emirates per fare la mamma a tempo pieno al suo bimbo Kevin.

Rada&Anu

Entrate nella casa dai pavimenti grezzi e le stanze spartane completamente spoglie, ci beviamo un chai, come la tradizione richiede. Anu ci spiega che prepareremo un curry di verdure a base di patate e chapati. Normalmente qui al sud, i curry sono accompagnati da riso bollito, ma avendo ospiti (noi), hanno deciso di preparare il chapati, un pane azimo lontano parente della piadina, più diffuso al nord dove è più comune la farina (fare la pasta sarà un’impresa!).

Ed eccoci in cucina: un grande lavello in pietra, un “grattugiacocco” (che scopriamo essere un elemento indispensabile nella cucina del Kerala) e appena due fuochi a gas stile “campeggio anni ‘70”.
Ma tante, tante spezie.

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Basta che i semi di senape inizino a scoppiettare nell’olio di cocco bollente nella padella, che un odore fragrante invade la casa e le nostre narici. Poi un pugno di foglie di curry appena staccato dall’albero e la magia inizia a levarsi.
Rada inizia ad affettare le verdure e, meraviglia delle meraviglie, niente tagliere!

La tradizione prevede che solo l’indice della mano sinistra sia usato come fine corsa per il coltello! Un ingrediente dopo l’altro viene aggiunto in padella e ci troviamo avvolte da un profumo intenso ed invitante.

tegame

Quando poi, a metà cottura, la ricetta prevede di aggiungere il latte di cocco e Anu lavora e strizza la polpa di un cocco appena grattugiata, la mia uscita “Credevo che il latte di cocco fosse quello dentro la noce”, le fa scoppiare in una grossa risata.

 

pentola

Sarà stato un po’ come quando da ragazzina un compagno di scuola proveniente dalla città mi disse “Perché l’aglio non cresce sugli alberi!?”

Ecco qui la ricetta: http://www.mattarelloaway.com/veg-potato-curry.html

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