massaggi-cinesiLo ammetto, io e la Cina non abbiamo un bel rapporto. Nessuna avversione culturale, per carità, ma ci interfacciamo quanto un piolo cilindrico in un buco quadrato. Quel che mi destabilizza di più è che qualunque categoria concettuale made in china io finisca per avvicinare, costei afferma di essere qualche cosa, ma finisce sempre col sembrarne tutta un’altra. E lo fa con quel timido sorriso sulle labbra che conciliante ti rassicura… tutto chiaro, no? No.

Senza bisogno di tirar fuori la noiosa questione dei falsi firmati, gli esempi abbondano. L’ultimo della fila sono i ristoranti giapponesi gestiti da cinesi. Non ci facciamo nemmeno caso, ma pensateci: è come se la povera Sora Lella avesse aperto un bistrot a Shangai… Non mi arrendo e continuo a provarci. Mangio con grande passione ravioli ai gamberi ogni volta che ne ho l’occasione, ma devo ancora trovarne uno che mi ricordi, anche solo da lontano, l’aroma di mare. Il ripieno – quasi sempre squisito – si avvicina nella migliore delle ipotesi alla salsiccia.

Ciò nonostante, una volta al tappeto, continuo a rialzarmi, a riprovarci. Non si può ignorare cordialmente un Paese che rappresenta un terzo della popolazione del pianeta. E così, mentre l’ascensore si arrampica al settimo piano di questo deserto palazzone nella periferia industriale, mi preparo all’ennesima prova d’appello al cospetto del Celeste Impero: il massaggio tradizionale cinese.

Comincio subito male. Avevo prenotato al centro Desiderio d’Oriente, ma sulla porta il cartello recita un più sinistro The Big China. Fin qui la mia testa era riuscita a relegare in un angolo il fatto che dietro la dicitura massaggio cinese troppo spesso si nascondano case d’appuntamento tutte ventagli, separé in carta di riso e scarsa illuminazione. Ma quando una deliziosa morettina mi fa strada attraverso un lungo corridoio tutto ventagli, separé in carta di riso e scarsa illuminazione il panico che mi prende somiglia a Pol Pot. Eppure molti membri della redazione vorrebbero essere al mio posto adesso. E anche diversi dei loro possessori. Ma al momento sono l’unico single e dunque il direttore – solitamente una femminista viet cong – mi ha mandato allo sbaraglio ridendo come una matta.

La deliziosa morettina mi fa accomodare in una stanza in cui la luce, celeste come da copione, è ancor più fioca. In un italiano zoppicante mi invita a spogliarmi e prima di uscire dalla stanza indica un malloppino posato delicatamente sul letto per massaggi. La filodiffusione inonda l’ambiente di una delicata melodia orientale. Mi svesto mentre le mie pupille si dilatano in cerca di particolari. Una volta in slip decido che vale la pena di dare un’occhiata al malloppino. Gelo. Perizoma di carta usa e getta…

La morettina bussa chiedendo se sono pronto e io balbetto in mandarino che no, mi servono due minuti. Il mio livello di serenità lo desumete dal fatto che dopo averlo osservato attentamente (e forse sottostimando l’attrezzatura di cui Madre Natura mi ha dotato), indosso con convinzione il perizoma alla rovescia.

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Ok, agitatissimo, ma pronto, la morettina può entrare. Ed io posso finalmente stendermi e lasciare che le sue mani e la mia schiena facciano il resto. Massaggio intenso o delicato? Temendo risvolti a luci rosse dietro la parola intenso opto fermamente per il delicato. Come il direttore, anche io ho le mie convinzioni, ed il sesso a pagamento non rientra nella lista.

Arriva il momento delle presentazioni e scopro che la morettina si chiama Flancesca. Dubito sia il nome originale ma dopotutto la ragazza arriva da un Paese che è stato in grado di esportare mezza dozzina di traslitterazioni differenti per il solo Mao Tse-tung. Flancesca a questo punto si sposta in cima al lettino, di fronte alla mia testa, ed inizia a massaggiarmi spalle e schiena con olio alle mandorle. Ogni volta che si allunga, poggia il ventre sulle mie mani conserte e sotto la sottile divisa sono convinto di percepire l’assenza di biancheria. I miei dorsali si fanno di pietra. Sei teso, molto nelvoso

E spaventato. Perché nonostante le mani di Flancesca guizzino come libellule sulla mia pelle, di pietra ci sono solo i dorsali. Più a sud regna il vuoto pneumatico. Non cerco sesso, però le conferme fanno sempre piacere… E invece le mie peggiori paure (disfunzioni e rettili) mi sovrastano come un unico, terrificante leviatano. Partito a pagina 18 per raccontarvi un Testato da noi, mi vedo già tra le colonne della Psicologa a pagina 47, vittima dell’impotenza.

Però dopo venti minuti di un trattamento concordato su un’ora devo convincermi. Il massaggio tradizionale cinese è un’arte vera e propria, non una banale scusa semantica per uomini in cerca di prurigine. Ormai completamente rilassato, spazzati via i pensieri cupi da ogni passaggio di palmi e polpastrelli, vengo costretto a ripartire da zero: Flancesca plana all’altro capo del lettino, divarica delicatamente le mie gambe e… oplà! Salta su anche lei…

Ora nemmeno una partita a ping pong tra Mao e Nixon potrebbe portare il disgelo che serve. Ma la morettina è di altro avviso e comincia un massaggio ai glutei dagli effetti sconvolgenti: i lunghi boccoli mi accarezzano la pelle mentre le dita, inevitabilmente, sfiorano a ripetizione la Città Proibita della mia virilità. Io però sono sereno: finché resto a pancia sotto i rapporti diplomatici non posso incrinarsi.

Ma della Cina non sai mai abbastanza. E infatti non ero al corrente che la seconda metà del massaggio fosse dedicata al lato ventrale. Flancesca mi fa voltare e ricomincia il suo ubriacante ondeggiare di mani e boccoli dai pettorali agli inguini. In questo scontro di civiltà, l’Occidente avanzato (non perché tecnologicamente all’avanguardia, ma perché da troppo tempo nessuno lo reclama) rivendica un sussulto d’orgoglio e nonostante cerchi di reprimerne il PIL, Flancesca sta per fare i conti con un altro Grande balzo in avanti. Il problema è che non c’è una Grande Muraglia a frenarlo ma solo questo ridicolo tanga.

Mi contorco cercando di celare il possibile e per sbaglio le tocco un seno. Scatto via mortificato chiedendo ripetutamente scusa. Lei ride e forse non capisce esattamente ciò che dico: sei glande ma sembli un bambino di cinque anni… A questo punto per evitare altri episodi simili le chiedo se può ridarmi gli occhiali, le spiego che senza mi sopraggiunge un fastidioso mal di testa. Fa cenno di aver capito, me li porge e dopo avermi dato uno schiaffetto complice sul quadricipite sinistro ride pronunciando una parola finita clandestinamente chissà come nel suo dizionario italiano fatto sì e no di 50 termini: sei un discolo!

Incoronata ufficialmente Miss Understanding, la bella morettina mi fa scendere dal lettino chiedendo se gradisco un bagno per lavare via i residui d’olio. Ci vuole proprio un po’ di privacy per ritornare completamente in me… ma ovviamente ancora una volta penso a una cosa e la Cina me ne presenta un’altra. Cioè io in una vasca di legno di cedro, nel mio ineffabile perizoma di carta, mentre Flancesca, sul bordo, mi risciacqua maliziosamente ogni dove. Mentre cerco di coprirmi con la schiuma che non è mai dove dovrebbe essere, scopro che la vestale ha 32 anni, è divorziata e sta bene così. Penso che sarebbe bello uscirci a cena ma poi rammento una vecchia fidanzata accusarmi di non saper comunicare… figurarsi se posso farlo con una figlia del Celeste Impero.

È il momento di pagare. 60 euro per il massaggio più 20 per il bagno. Un euro a minuto. Scopro che la ricevuta fiscale non è abbastanza Zen ma la fidelizzazione del cliente sì. Arriva il primo timbro sulla mia tessera punti. Altri nove massaggi ed uno sarà gratis.

Ridiscendo per le scale. Finito il numero di prestigio la mia schiena è a posto ma il resto di me percepisce sia il trucco che l’inganno. Vittima di un gioco di mani che non sono quelle che sogno ogni notte. Mani che mi distraggono giusto il tempo di oltrepassare lo svincolo che portava alla mia felicità.

 

 

 

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