Kovalam, Kerala

Faccio un piccolo passo indietro. Al termine di una splendida mattinata a casa di Anu, ho proposto un po’ titubante “se vi va, possiamo tornare e cucinare noi questa volta. Potremmo farvi assaggiare un vero piatto di pasta fatta in casa” La nostra proposta ha suscitato allegria e un entusiasmo inaspettato: “Saremmo felici ed onorate”. Così ci siamo accordate per il lunedì successivo. Oggi.

Pensiamo ad un piatto semplice e che speriamo sia gradito alle nostre ospiti.

Farina, pomodori maturi, aglio, peperoncini freschi e la spesa è fatta. Prepareremo degli ottimi strozzapreti all’arrabbiata. Ok, manca il prezzemolo (qui molto difficile da trovare), l’olio di oliva, e l’onnipresente (per noi italiani) parmigiano, ma vedrò di improvvisare.

Mattarello in spalla, ci incamminiamo verso la casa di Anu.

Arrivate, scopriamo che oggi è stata indetta una giornata di lutto per il Kerala per la morte del maharaja, per cui anche le figlie di Rada, Renjitha e Remya, sono a casa da scuola. Le donne della famiglia sono al completo.

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Prima di cominciare i lavori ci viene offerto l’immancabile black tea e una colazione delle più tipiche: idli con sambar. Gli idli sono dei piccoli tortini bianchi, teneri ma compatti, dal sapore delicato, fatti con la farina di riso (fermentato) e cotti al vapore. Vengono conditi con abbondante sambar, una salsa acidulo-piccante a base di verdure e radici o brodo di tamarindo. Per un italiano medio, che gode di caffè e brioches mattutini, questo è un bel pugno nello stomaco. Estremamente piccante, vorresti subito 2 o 3 chai a calmare il fuoco che dallo stomaco sale fino alla gola.

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Quindi ci mettiamo ai fornelli. Inizio con l’impastare acqua e farina per la preparazione degli strozzapreti, e appena giro lo sguardo mi accorgo di essere osservata da una dozzina di occhi interessati: la nostra visita ha richiamato anche altre amiche di Renjitha e Remya per assistere allo strano evento. “Mi piace come impasti la farina” mi dice Rehineadra: già la prima gratificazione!

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Lascio l’impasto a riposare e mi metto al lavoro per la preparazione del sugo: taglio i pomodori, trito l’aglio e due bei peperoncini freschi. Devo dire che Sanja mi guarda preoccupata: è poco fiduciosa nella mia decisione di usare olio di cocco per soffriggere. Del resto l’olio d’oliva qui non esiste e finora le pietanze che ho assaggiato preparate usando l’olio di cocco non mi hanno mai delusa, quindi mi dico che sarà perfetto anche per la mia arrabbiata. Messo il sugo a sobbollire lentamente, torno alla preparazione della pasta.

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Il mio mattarello desta non poche risate, timidamente coperte dalla mano a nascondere la bocca, ma non appena vedono la velocità con cui viene steso l’impasto, rimangono meravigliate. Si avvicinano di più a me, vogliono aiutarmi. “Would you like to try?” chiedo. E così, basta che mostri loro come arrotolare la striscia di sfoglia fra i palmi, che mi ritrovo due ottime aiutanti che producono strozzapreti piuttosto velocemente.

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A metà cottura aggiungo 4-5 foglie di curry al sugo, per bilanciare la nota dolce data dall’olio di cocco, e lascio che il tempo faccia il resto. Alla fine questa arrabbiata fusion è una bontà!

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Cotta la pasta, la saltiamo in padella e ci mettiamo a mangiare. Chi con le mani, chi con la forchetta non senza difficoltà, Kevin direttamente col suo piattino per terra.

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L’esperimento è venuto benissimo, le ragazze sono entusiaste ed io devo ammettere che mi mancavano un po’ i “sapori di casa” dopo dieci giorni di solo curry: “Me ne sarei mangiata un bel piatto” confessa Sanja. Noi ci concediamo solo un assaggio, mentre Renjitha apprezza sorridente dicendo “ mamma, me li fai domani per colazione?” … per noi non è certo un gran abbinamento, ma direi proprio che la giornata è un vero successo!

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Mi ritrovo a camminare verso la più vicina bettola per comprare una bottiglia d’acqua e mi accorgo di avere un grande sorriso stampato sul viso.

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