Bluvertigo
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La notizia è giunta improvvisa attraverso uno scarno comunicato che ha fatto in breve tempo il giro del web: i Bluvertigo si esibiranno in data unica sul palco del Velvet club di Rimini venerdì 4 aprile, a sei anni di distanza dall’ultima apparizione pubblica.

Illazioni sui motivi dell’operazione e corsa alla prevendita hanno viaggiato veloci e di pari passo.

Per toglierci ogni dubbio ne parliamo con Andy Fumagalli, polistrumentista della band oggi impegnato nel nuovo progetto Fluon e in molteplici campi dell’arte e dello spettacolo. Non possiamo che cominciare chiedendogli il motivo di questa reunion inaspettata.

È semplicemente un omaggio ad un caro amico: Thomas Balsamini, Dj e fondatore del Velvet. Con lui si era creato un rapporto famigliare, addirittura ci permetteva di fare le prove dei tour nel suo locale. Thomas era un fan dei Bluvertigo, gli piacevano davvero tanto. Quando, lo scorso giugno, si è saputo della sua scomparsa abbiamo da subito sentito la voglia di salutarlo a modo nostro.”

Che ricordi hai del Velvet e dei vostri concerti su quel palco?

È il locale a cui sono più affezionato, uno dei pochi luoghi di sperimentazione musicale e artistica. I ricordi sono tantissimi: per esempio un live bollente fatto insieme ai Subsonica o ancora una notte di Halloween in cui suonammo solo cover ed eravamo molto tesi dovendo proporre 13-14 brani mai provati prima: io aprivo con ‘Bela Lugosi‘s dead’ dei Bauhaus, poi nella scaletta c’erano ‘Girl U want’ dei Devo, i Talk Talk, gli Ultravox!, roba alla Bluvertigo insomma. Salì a sorpresa sul palco anche Nikki, oggi speaker a Radio Deejay, e cantò ‘White Wedding’ di Billy Idol. Robe da pazzi!”

Ci sei stato anche da spettatore?

Sì! Ho ancora negli occhi un live dei Muse agli esordi, non li conosceva nessuno ma fu un concerto straordinario. Dimostrarono già allora la loro grandezza. Thomas e Mirco Veronesi (tour manager dei Subsonica, ndi), ci invitavano spesso e noi non ci facevamo di certo pregare.”

Avete già in mente una scaletta o è tutto ancora da decidere?

Ognuno sta lavorando in proprio sui brani, poi ci vedremo il giorno prima del concerto per le prove. Un’attitudine molto ‘Bluvertigo’ mi vien da dire.”

La notizia del vostro live ha fatto il giro del web in poche ore. L’impressione è che i Bluvertigo abbiano oggi più attenzione e seguito rispetto a quando erano in attività. Sei d’accordo?

Mi sono reso conto solo col passare degli anni dell’importanza che abbiamo avuto e del segno lasciato: mi succede quando la gente viene a dirmi ‘Io sono cresciuto coi dischi dei Bluvertigo’, soprattutto quando me lo dicono ragazzi giovanissimi. Penso che all’epoca abbiamo, magari inconsapevolmente, compiuto un atto di indipendenza e di irriverenza che avrebbe pagato solo col tempo. Poi però quando è arrivato il momento di raccogliere Morgan ha congelato la situazione. La decisione di quello che è successo ai Bluvertigo è venuta da lui, non ho scelto di certo io.”

I tuoi prossimi impegni musicali riguardano quindi solo Fluon?

Sì, e mi sento elettrizzato come ai tempi di ‘Acidi e Basi’. Fluon è l’equilibrio perfetto per fare musica, è un quartetto formato da me, Fabio Mittino, Fabrizio Grigolo e Luca Urbani. Ognuno ha la sua identità ed è una realtà artistica molto attiva e non passiva come erano diventati i Bluvertigo alla fine della loro storia. C’è un album appena pubblicato che si intitola ‘Futura Resistenza’, nato fuori da tutte le coercizioni di mercato e della discografia ufficiale. È stato prodotto tramite crowdfunding, sponsorizzato cioè dal pubblico e per questo lo ritengo un progetto molto sano a livello ideologico.”

Poche settimane fa gli Afterhours sono stati protagonisti di un impressionante sold-out proprio al Velvet, sembra però che gli artisti in grado di ottenere certi risultati siano sempre meno. Pensi che il rock club sia in via di estinzione in Italia?

Penso sia un’epoca di rigenerazione, di grandi trasformazioni e di caos. Se il rock in passato è stato assorbito dalla discoteca e il musicista diventava dj per necessità, oggi sono a loro volta i dj ad avere difficoltà a lavorare. Però mi pare anche il momento in cui le band che hanno mantenuto una coerenza artistica e un’identità non distorta dal mercato raccolgano finalmente quanto pazientemente seminato. Hai citato gli Afterhours del mio amico Xavier (Iriondo, ndi), ed è bello tra l’altro vedere che si esibiscano al Velvet potendo magari permettersi location più grandi. Ma ci sono altri esempi, come Il Teatro degli Orrori o i Baustelle, che si sono pazientemente costruiti uno zoccolo duro enorme. Il tempo gli ha dato ampiamente ragione. Sai, mi cadono un po’ le braccia quando vedo locali che ospitano la tribute-band dei Negramaro, solo per fare un esempio. Ai mie tempi c’era molta più curiosità e ricerca.”

La tecnologia ha rivoluzionato il mercato musicale, i dischi non si vendono più e la fruizione passa tutta o quasi dal web. Come ti poni rispetto a questo argomento?

Bhè, una cosa è la piattaforma completamente gratuita in cui ascoltare e scaricare qualsiasi cosa, altro è la disponibilità online e il pagare ciò che si ascolta o scarica. Io ero del tutto d’accordo con Thom Yorke quando ha fatto tutto quel casino contro Spotify. Ora penso che se si paga per ciò di cui si fruisce ben venga Spotify!”

Quindi di cosa vivi?

Vivo di arte applicata e diversificata: musica ovviamente ma anche teatro, dj set, danza. E poi la pittura soprattutto, campo nel quale, grazie ad impegno e sacrificio sto aprendo un laboratorio a Londra. È ancora possibile vivere d’arte, però mi sembra che i giovani artisti abbiano ben poca voglia di farsi il culo: c’è ancora quell’idea assurda che l’artista si alzi alle due del pomeriggio, sia uno ‘sfattone’ e cose del genere. Io personalmente mi alzo alle sette di mattina tutti i giorni e mi faccio il culo per quindici ore, sgobbando fino a sera per poter vivere di questo mestiere. Molti giovani pittori per esempio mi scrivono lamentandosi dei critici d’arte, definendoli degli stronzi incompetenti. Poi scopro che hanno fatto dieci quadri…. Scusate, ma ci risentiamo quando ne avrete fatti cento!.”

Un consiglio ai ragazzi che formano una band oggi?

Se sono davvero affiatati e ci credono, suggerisco loro di prendere il furgone e farsi un lunghissimo giro dell’Europa.”

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