Dopo quasi due mesi interi trascorsi in zone più o meno rurali del sud est asiatico, eccoci dirette a Hanoi. Siamo appena arrivate in Vietnam e, nonostante molti viaggiatori ci abbiano «messo in guardia» dicendo che il paese è troppo affollato di turisti e la gente del posto non è molto gentile con gli stranieri, io, non so perché, ho un feeling diverso. E in effetti, anche se il nostro viaggio dal Laos al Vietnam (con una compagnia di autobus Vietnamita) è stata una strada lunga ed estenuante, piena di incomprensioni ed episodi che hanno messo a dura prova la mia pazienza, quando siamo finalmente arrivate alla nostra prima tappa, una città provinciale da cui partire alla volta di Hanoi il mattino seguente, la mia sensazione positiva è stata confermata dalla accoglienza calda e cordiale delle persone incontrate già nelle prime ore del nostro arrivo.

Non appena sono salita a bordo di un confortevole autobus per Hanoi, la ragazza di città che è in me, che, ad essere onesti, stava morendo per un po’ di vita metropolitana, si è svegliata dal suo letargo (l’unico modo per lei di sopravvivere negli ultimi due mesi!) e, cercando di non sovraccaricare le sue aspettative, ha iniziato con cautela a desiderare con impazienza l’inizio della nuova avventura vietnamita. Non fraintendetemi però, gli ultimi due mesi sono stati molto piacevoli e, a parte qualche momento davvero brutto, mi sono divertita. Ho visto e fatto cose che normalmente non avrei nemmeno pensato di poter fare, e ho imparato molto da questa nuova esperienza. È solo che ho dovuto lottare contro me stessa e spesso sopprimere la «tipica» me, quella che, in qualsiasi momento, preferisce l’asfalto ad un prato d’erba o il rumore del traffico al cinguettio degli uccelli.

Quindi, immaginate solamente la mia faccia quando abbiamo attraversato Hanoi nell’ora di punta a bordo di economici moto taxi, con gli enormi zaini sulla schiena quasi a ribaltare i motorini, e noi aggrappate alle spalle dei nostri autisti che, con nonchalance, fanno lo slalom tra le code dense di auto e sciami di motociclette. Dandoci un casco però! È stato un momento davvero fantastico! E dire che non sono nemmeno una grande appassionata di moto. Stare sul sedile posteriore di una moto è il modo migliore per vedere la città. La parte periferica si presenta piena di grattacieli anonimi, grigi e freddi, dallo stile molto sovietico, ma via via che ci avviciniamo al centro, meglio conosciuto come il quartiere vecchio, il volto della città cambia completamente.

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Una rete contorta di stradine decorate da splendidi alberi secolari, piccole case colorate, antichi edifici dalle facciate sbiadite e dai balconi pieni di rigogliose piante esotiche e fiori. Stili di architettura francese e cinese a creare il nucleo e l’anima della città. E, appena fuori, laghi circondati da parchi con «Hanoiani» che praticano gli esercizi quotidiani e intere famiglie a godersi una passeggiata pomeridiana. Oh, quanto amo i parchi cittadini. Solo ora realizzo quanto mi siano mancati! Altroché trekking e escursioni nella giungla o attraverso le foreste!

Dopo una breve ma molto seducente panoramica in motorino, arriviamo  al nostro hotel nel cuore del centro storico. Giusto il tempo di scaricare i bagagli e ci precipitiamo fuori per le strade di Hanoi, desiderose di incontrare e conoscere la città e la sua gente. Hanoi, la gran dama dell’Asia, è un mix magico dell’antica grazia d’oriente e del caotico e frenetico occidente. Il suo passato turbolento ha inflitto profonde ferite sulla città, ma la sua gente, dallo spirito così unico, ha saputo riportarla alla vita ed alla sua antica gloria. Oltre ad essere un centro commerciale molto importante per secoli, il quartiere vecchio di Hanoi è anche conosciuto come la capitale gastronomica della finissima cucina vietnamita. Soprattutto il cibo di strada di Hanoi è famoso nel mondo, non solo per il suo gusto squisito ma anche per la sua grande varietà.

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Non appena scendiamo in strada, siamo accolte dal traffico apparentemente folle, ma scopriamo ben presto essere piuttosto innocuo, dal momento che gli abitanti di Hanoi sono: a) davvero appassionati di scooter, quindi non ci sono molte auto in giro, e b) sono davvero dei bravi piloti. Anche se sembra che ti stiano per investire da un momento all’altro, tutto quello che devi fare è semplicemente continuare a camminare con un passo lento, preferibilmente costante, in modo che i conducenti possano stimare distanze e tempi ed evitare di venirti addosso (a volte proprio al pelo!). Non ci sono precedenze, tutti passano continuamente da ogni direzione. In un primo momento il tutto può sembrare abbastanza intimidatorio, ma ben presto ci si fa l’abitudine. Quindi addomesticato il traffico e alzati gli occhi, ti rendi conto che ovunque guardi, le strade sono piene di tutte le varietà possibili di bancarelle e bettoline di cibo e la cosa più impressionante è che ci sono clienti in ognuna. Persone che si sono fermate per uno spuntino o per pranzo: dagli studenti agli impiegati, dalle commesse truccatissime ai businessmen in abiti eleganti, tutti accovacciati su piccoli sgabelli di plastica di fronte a minuscoli tavolini anch’essi di plastica, in cui sono esposte prelibatezze di ogni genere, e per noi completamente nuove.

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I miei occhi sono dappertutto, la salivazione è a mille inebriata da tutti gli odori invitanti che invadono le narici, via via che passiamo i «localini» lungo le strade. C’è solo un problema: scegliere un unico piatto è una missione quasi impossibile. La maggior parte dei posti non hanno un menu, tanto meno in inglese, ma il motivo ci diventa chiaro ben presto. Hanoi ha questa particolarità che non ho visto in nessun altro posto prima. Le strade della città vecchia sono ognuna specializzata in una certa attività: c’è quella dei fabbri, un’altra dove si fanno e lavorano specchi, una per i calzolai e negozi di scarpe, un’altra dedicata ai fioristi, e poi tappeti, lapidi funerarie, scatole di latta, incensi e statue buddiste e così via.

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Diciamo che un concetto simile si estende anche alle bancarelle di cibo: ognuna è specializzata in uno o al massimo due piatti, che sono però portati alla perfezione nella esperienza di anni di preparazione. Così, guidate dall’olfatto, la nostra scelta cade sul Bun Cha, un piatto preparato con polpette di carne di maiale e pancetta fresca alla griglia (cha) servite all’interno di una zuppa acidula e accompagnate da spaghetti di riso (bun) ed erbe aromatiche. Assolutamente ed incredibilmente delizioso! Immerse nella folla locale, scopriamo subito che stiamo banchettando con una tipica prelibatezza di Hanoi, che anche se si può trovare in tutto il paese, dà il meglio di sé nella sua città natale. Fortuna del principiante? Staremo a vedere!

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Nella nostra prima sera, Hanoi si presenta come una città vivace e moderna, le cui strade sono invase da giovani (e non solo) su piccole sedie che pasteggiano a spuntini e fiumi di Bia Hoi (la birra nazionale alla spina senza conservanti da consumare in giornata) o, in alternativa, the verde con ghiaccio. Musica pompata a tutto volume da ogni bar, almeno fino a mezzanotte, chiacchiere, scooter che si fanno strada attraverso la folla seduta o accovacciata fuori e dentro i marciapiedi, venditrici ambulanti in acrobazia a bilanciare il loro «Quang Ganh» (due cesti appesi da ogni estremità di una canna di bambù). Tutto questo bailamme armonicamente fuso a creare la sinfonia di questa città cosmopolita. È una vera e propria giungla urbana, l’unica giungla dove mi sentirò sempre a casa!

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