immaginazioneImmaginazione al potere. Era scritto sui muri delle università nel 1968, e ancora lo si trovava nei bagni alla fine degli anni Ottanta quando frequentavo la Facoltà di lettere e filosofia.

Allora sembrava solo un’eredità delle filosofie hippy e di fatto lo era. Un’idea che era diventata uno slogan e culto per le droghe psichedeliche. Il pensiero padre, però, era di Marcuse che aveva posto al centro della sua filosofia l’immaginazione come strumento di indagine e comprensione.

Nel 1983 un giornalista Rai intervistò, per il TG2, Italo Calvino, uno degli autori italiani che, forse più di altri, ha giocato con la scrittura per creare mondi immaginari, e la prima domanda che gli fu fatta fu: «Nel prossimo millennio, l’Umanità sarà ancora capace di fantasia?».

La risposta fu molto prevedibile. Non sto qui a ripetervela. Potete leggerla qui. Ma oggi, dopo 20 anni, la domanda è interessantissima. Un giornalista negli anni ’80 credeva che l’Umanità nel 2000 potesse perdere questa facoltà.

Il dubbio, forse, non era così infondato.

Ora, attraverso alcuni software, siamo capaci di creare universi di fantasia, di ricostruire palazzi perduti, di materializzare immagini psichedeliche senza l’ausilio di droghe. Ma sempre meno ci concediamo il tempo per immaginare. Sarà che l’immaginazione è connaturata alla capacità di previsione, di identificazione, di trasformazione della realtà, di progettualità? Sarà che l’immaginazione pretende l’indeterminazione, il non finito e pochi mezzi? Non so. Ma è vero che immaginare è molto piacevole.

Le arti, le più belle, la usano e la stimolano. Concediamoci sempre di più questo lusso. Costa poco.

 STEFANIA MAZZOTTI

1 commento

  1. Che certi slogan sessantottini siano passati dai muri delle Università alle latrine dei “favolosi” anni ottanta chiarisce molte cose sull’involuzione di quei movimenti. Quell’immaginazione vista come strumento, orizzonte, progetto, per una realtà migliore, come era prevedibile è stata assimilata, omologata a moda, a prodotto da un Potere (economico) trasformandola in strumento soft di oppressione. Le parole di Calvino non sono poi così prevedibili, ma profetiche soprattutto se inserite cronologicamente: quel mondo di farfalle, previsto dallo scrittore, è quello in cui viviamo. L’immaginazione è diventata pura illusione per una società privata del futuro: sostanze chimiche, mondi software, “arti” visive come prodotti, media asserviti, ecologismi, spiritualismi, sono strumenti “psichedelici” per alienare, per rimuovere la realtà e crearne una parallela, immaginaria, sterile, di “farfalle”. A queste droghe il filosofo di Treviri avrebbe aggiunto la religione, ma oggi la trascendenza non funziona; l’immanenza virtuale dell’attimo è la nuova fede. Anche l’alienazione del lavoro è stata risolta: lasciando le masse senza lavoro, disposte a vendersi (e a dare il voto) per pochi “euri” al mese. L’immaginazione al potere, come dicevamo nel ’68 ma senza aver scoperto nulla di nuovo, può essere ancora la condizione per un cambiamento, purchè sia radicata nella realtà.

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